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Galleria

Marg Moll, Ballerina, circa 1930, ottone, stato prima della guerra © Zentralarchiv, Staatliche Museen zu Berlin
La facciata principale del Neues Museum
Veduta laterale dello scalone del Neues Museum
Marg Moll, Ballerina, circa 1930, ottone, stato dopo la parziale pulitura © Foto: Achim Kleuker, Berlin
I palazzi della Königstraße distrutti dalla guerra, settembre 1946 © bpk/Herbert Hensky
Emy Roeder, Donna incinta, 1918, terracotta, stato prima della guerra © Zentralarchiv, Staatliche Museen zu Berlin
Mostra "Von den letzten Dingen": corona mortuaria per Caroline Erdmuthe Auguste Jenichen, 1774. Foto: Niederlausitzmuseum Luckau, Holger Vonderlind, 2005
Emy Roeder, Frammento dell'opera Donna incinta, 1918, stato dopo il restauro, terracotta © Foto: Achim Kleuker, Berlin
Otto Baum, Ragazza stante, 1930, bronzo, stato prima della guerra © Zentralarchiv, Staatliche Museen zu Berlin
Mostra "Entartete Kunst", Monaco 1937: si riconoscono, a sinistra, la Ballerina di Marg Moll (circa 1930) e, a destra, la Ragazza in piedi di Otto Baum (1930) (foto Zentralarchiv, Staatliche Museen zu Berlin)
Otto Baum, Ragazza stante, 1930, bronzo, stato al momento del ritrovamento © Landesdenkmalamt Berlin, Foto: Manuel Escobedo
Gli scavi di fronte al Rotes Rathaus di Berlino
Tre sculture subito dopo il ritrovamento, di fronte al Rotes Rathaus
Otto Baum, Ragazza stante, 1930, bronzo, stato dopo la parziale pulitura © Foto: Achim Kleuker, Berlin
Mostra "Von den letzten Dingen": le operazioni di recupero della bara di Konrad von Burgsdorff. Foto: Michael Malliaris, 2009
Veduta di una sala del Neues Museum
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Mostra

Der Berliner Skulpturenfund. "Entartete Kunst" im Bombenschutt

Berlino, Amburgo, Monaco 9 novembre 2010 - 13 gennaio 2013

Veduta della mostra nel Griechischer Hof del Neues Museum di Berlino
Veduta della mostra nel Griechischer Hof del Neues Museum di Berlino

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Berlino, città dai mille volti, non finisce di stupire. Questa volta fa parlare di sé per gli scavi archeologici che ne riportano alla luce il passato: e già questo è sorprendente, considerando che aggirandosi per la città, quasi del tutto spazzata via dai bombardamenti degli ultimi mesi della Seconda Guerra Mondiale, è difficile trovare testimonianze che risalgano a prima dell'ultimo conflitto. D'altra parte, da vent'anni il terreno su cui si eleva la capitale tedesca è continuamente rivoltato da lavori di costruzione e di ricostruzione: è normale dunque che ogni tanto ci si imbatta in qualche cosa. E cosa è saltato fuori? Non qualche utensile degli antichi romani, che qua non misero mai piede, né spille e fibbie di 'barbari' popoli germanici. Sorpresa nella sorpresa, a riemergere sono state alcune sculture di quell'arte che i nazisti bollarono come entartete, degenerata, opere che si credevano per sempre perdute. L'affascinante storia di questi pezzi è raccontata in una bella mostra che, dopo una prima tappa al Neues Museum di Berlino (conclusasi il 18 marzo 2012, ed è la versione che si recensisce qui), toccherà Amburgo (Museum für Kunst und Gewerbe, dal 22 aprile al primo luglio 2012) e Monaco (Bayerische Staatsgemäldesammlungen, dal 24 ottobre al 13 gennaio 2013).

La vicenda è presto detta. Nell'ambito di scavi effettuati nel cuore della città, di fronte al Rotes Rathaus (il municipio di Berlino), per la costruzione di una nuova stazione della metropolitana, sono state rinvenute, a partire dal gennaio 2010, sculture in bronzo, ottone e terracotta piuttosto malconce, che sono state poi riconosciute come opere di scultori e scultrici attivi nei primi decenni del Novecento. Creazioni in cui sono ravvisabili caratteri riconducibili all'Art Déco e all'Espressionismo, sculture insomma 'moderne' o, per dirla coi nazisti, degenerate. Al punto che esse furono requisite non appena i seguaci di Hitler conquistarono il potere; e alcune di esse presero parte a quella che rimane sicuramente, come si trova scritto nel catalogo della mostra, "la pagina più nera della storia dei musei tedeschi", ovvero all'esposizione itinerante "Entartete Kunst", che a partire dal 1937 toccò le principali città tedesche, esponendo al pubblico ludibrio (favorito da un 'apparato comunicativo' quantomeno fazioso) una selezione di opere lontanissime dall'idea di arte che avevano i nazisti, nella quale si mescolavano mimetismo, culto della classicità e propaganda. In mostra sono riprodotte fotografie d'epoca in cui sono riconoscibili alcuni dei pezzi recuperati, esposti nell'Ausstellung hitleriana; così come è visibile una sequenza del film "Venus vor Gericht" (1941) in cui pure si dileggiava l'arte moderna e nel quale la galleria di un mercante d'arte era arredata con opere prelevate direttamente dal magazzino del Ministero per la Propaganda, tra le quali la Ballerina di Marg Moll e la Testa di Otto Freundlich, recuperate al Rotes Rathaus.

Non è chiaro come le sculture siano poi finite nella cantina di un palazzo al n.° 50 di Königstraße (oggi Rathausstraße), che fu quasi completamente distrutto dai bombardamenti. Tra gli ultimi inquilini dell'edificio risultava il commercialista Erhard Oewerdieck, che insieme alla moglie si prodigò per salvare molti ebrei dalle persecuzioni naziste, al punto che la coppia è ricordata tra i "giusti" allo Yad Vashem di Gerusalemme. In mostra (dove sono esposti diversi documenti relativi a questo personaggio, ritrovati in una cassaforte parimenti riemersa nel corso degli scavi) e nel catalogo si avanza con cautela l'ipotesi che la presenza delle sculture sia in qualche modo legata a Oewerdieck. Né tutti i pezzi rinvenuti sono stati finora identificati (ma progressi si sono fatti rispetto all'edizione berlinese della mostra, come si ricava dalle pagine web relative alle nuove identificazioni); l'impressione è insomma quella di un work in progress, rafforzata dal fatto che molti dei pezzi sono stati - suggestivamente - restaurati solo in parte, ad enfatizzarne le drammatiche vicende. Ottimo quindi che non si sia aspettato a comunicare al pubblico queste scoperte, ma che si sia voluto subito allestire una mostra, nonostante manchino ancora alcuni tasselli del puzzle.

Per l'esposizione dei reperti, poi, non si poteva individuare una sede migliore del Neues Museum, che l'accorto intervento di recupero di David Chipperfield - non semplice restauro, ma vero riuso di una rovina - ha trasformato in una delle più suggestive sedi espositive, e non solo di Berlino. I segni che la Storia ha inferto con tanta ferocia a questo edificio, dalla guerra ridotto in parte a un cumulo di macerie e in parte gravemente danneggiato, sono lasciati ben visibili e 'parlanti'; la perfetta funzionalità del complesso è assicurata da strutture decisamente contemporanee, ma sempre improntate a grande sobrietà ed eleganza. Chiara risulta quindi la corrispondenza tra l'estetica del museo, moderno e antico a un tempo, 'rovinato' e nuovo, e quella delle sculture, che come si è detto sono state restaurate solo in parte; nonché la corrispondenza tra le vicende storiche del contenitore e del contenuto, entrambi vittime della follia nazista e della guerra che ne è scaturita.

Stupenda è la collocazione delle sculture recuperate nel Griechischer Hof del museo, in cui i pezzi, rischiarati dalla luce che spiove dal lucernario, sono perfettamente godibili e dialogano con altri e ben più antichi manufatti che pure ci sono giunti in stato frammentario, dallo splendido torso di Zeus da Mileto ai rilievi egizi alle pareti, al fregio ottocentesco che ripercorre la distruzione di Pompei. Particolarmente suggestiva è la presenza, su un lato della grande sala, di un gruppo di guerrieri risalenti ai secoli centrali del Medioevo, realizzati da anonimi lapicidi cumani (o polovesi), popolazione nomade che abitò vaste aree comprese tra l'Asia centrale e l'Europa dell'Est. Sculture che, per la rozzezza della loro fattura, non esiteremmo a definire "primitive"; e che quindi accompagnano alla perfezione creazioni tanto più recenti, ma che fanno del primitivismo una delle loro cifre caratterizzanti. E la suggestione va oltre, tuttavia, il puro aspetto formale: siamo più 'primitivi' noi, paiono direi i guerrieri, o voi, che dall'alto della vostra civiltà siete sprofondati nell'abisso più nero, marchiando come "degenerata" un'arte che non corrispondeva alle vostre aberrazioni, portando ovunque terrore e distruzione, facendo sì che il palazzo al n.° 50 di Königstraße e la pulsante metropoli che lo circondava venissero polverizzati dalle bombe?

Una postilla merita un'altra piccola esposizione che si tiene, fino al 15 aprile 2012, a pochi metri da quella sullo Skulpturenfund, sempre all'interno del Neues Museum (Von den letzten Dingen. Tod und Begräbnis in der Mark Brandenburg, 1500-1800). L'affinità tematica tra le due rassegne è molto forte, trattandosi anche in questo caso di reperti restituiti agli uomini del XXI secolo dal sottosuolo berlinese: reperti più antichi, che risalgono ad un'epoca in cui Berlino era ben lontana dal diventare la metropoli che è divenuta nel corso dell'Ottocento, e in cui comunque la città già esisteva (anzi, ne esistevano due: Berlin e Cölln). Durante i lavori per la ricostruzione (chiamiamola così, anche se di vera ricostruzione non si tratta) del castello di Berlino - a breve distanza dall'area che ha visto riemergere le sculture novecentesche - è venuta alla luce la bara di un personaggio importante alla corte di Brandeburgo, il cavaliere Konrad von Burgsdorff. L'esposizione della cassa da morto e degli oggetti che sono stati ritrovati al suo interno, insieme ad un selezionato gruppo di prestiti e di fotografie, costituisce l'occasione per un'interessante indagine sugli usi funebri di Età Moderna in questa porzione di Germania, al crocevia tra antropologia, storia religiosa, storia della cultura materiale.
La piccola esposizione si inserisce all'interno di un clima generale che vede sempre di più i tedeschi impegnati a riscoprire e, in molti casi, a celebrare il loro passato, risalendo più indietro della traumatica frattura rappresentata dal nazismo. Con il ritorno della capitale a Berlino, è soprattutto il glorioso (ma con le sue ombre) passato prussiano ad essere tornato à la mode: lo testimoniano le tante mostre che celebrano quest'anno il trecentesimo anniversario della nascita di Federico il Grande e le ricostruzioni (delle forme esterne, non della spazialità interna) del Landtag di Potsdam e, come si diceva, dello Schloss Berlin. Non a caso mentre due personaggi così diversi tra di loro, ma parimenti intrisi di spirito prussiano e protestante, quali Angela Merkel e Joachim Gauck, si trovano alla testa del Paese.

 

Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici