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Galleria

Titolo e frontespizio delle "Idee pittoresche sopra la fugga in Egitto" di Giandomenico Tiepolo
La serie dei Capricci esposta nella prima sala
Due teste di Giandomenico Tiepolo a confronto con le relative matrici
Un'acquaforte facente parte delle Idee pittoresche di Giandomenico Tiepolo
Visitatori ammirano le opere esposte
Pannello con le didascalie nella terza sala: si capisce subito che non si tratta della soluzione ottimale
Una delle fughe in Egitto immaginate da Tiepolo junior
Il pannello d'esordio, dedicato ai Capricci, accanto al frontespizio della serie
Un'acquaforte di Giandomenico Tiepolo accostata alla relativa matrice
Quattro stampe della serie "Idee pittoresche" di Giandomenico Tiepolo
Un'acquaforte di Giovan Battista Tiepolo raffigurante l'Adorazione dei Magi accostata alla relativa matrice
Dalle "Idee pittoresche": la Sacra Famiglia a passeggio in un parco del Settecento
Il video nel secondo ambiente
Una delle fughe in Egitto immaginate da Tiepolo junior
La fin troppo dettagliata cronologia di Tiepolo padre e figlio nella seconda sala
Dalle "Idee pittoresche": il pezzo che chiude la serie, sconvolto dalle intemperie
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Mostra

Tiepolo nero. Opera grafica e matrici incise

Roma, Calcografia 18 aprile 2012 - 3 giugno 2012

Quattro matrici esposte nella terza sala
Quattro matrici esposte nella terza sala

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La mostra muove da ottime premesse ed encomiabili finalità, ma una serie di gravi mancanze ne pregiudica la riuscita. Encomiabile è senza dubbio il proposito di valorizzare il ricchissimo patrimonio di stampe e matrici dell'Istituto Nazionale per la Grafica e l'attività di restauro portata avanti da questa istituzione, che negli ultimi anni ha allestito negli spazi alle spalle della Fontana di Trevi rassegne animate dal medesimo intento. In questo caso la mostra, che approda a Roma dopo una prima tappa al m.a.x. di Chiasso e concluderà il suo tour a Ca' Rezzonico, ruota attorno a dodici matrici in rame incise all'acquaforte da Giovan Battista Tiepolo, di proprietà del Museo Correr, che sono state restaurate dall'ING e che sono esposte in mostra assieme al corpus delle acqueforti di Tiepolo padre e figlio e a una selezione di disegni di Giovan Battista.

Nobiltà di intenti ed elevata qualità delle opere non bastano tuttavia a fare una buona mostra. Già entrando si capisce che qualcosa non va: manca un pannello introduttivo sulle ragioni della rassegna, che le illustri in maniera piana al visitatore, come ad esempio avviene nel comunicato stampa. Ci si imbatte invece in un pannello relativo ai Capricci, che porta subito lo spettatore in medias res, e res di grande complessità, trattandosi certamente di creazioni tra le più enigmatiche dell'intera produzione tiepolesca. Se dal pannello lo sguardo si sposta sui Capricci, lo stupore è accresciuto dal fatto che al di sotto delle acqueforti non si trova nessuna didascalia. Le spiegazioni relative ai singoli fogli sono infatti radunate tutte su un unico pannello, posto in un angolo della grande sala: la scomodità di questa scelta è evidente, dal momento che sia in questo che nel terzo ambiente sono esposte diverse decine di pezzi, e il gioco dell'abbinamento tra opera e didascalia non è affatto facile.

Sulla comunicazione occorre spendere ancora qualche parola, perché questo aspetto è il vero punto dolente della mostra. I pannelli che introducono alle varie serie di stampe tiepolesche, infatti, non sono soddisfacenti. Innanzitutto perché vanno troppo nello specifico, senza inquadrare l'aspetto bizzarro e 'capriccioso' dell'opera grafica di Tiepolo all'interno della coeva temperie artistica e culturale, mediante riferimenti che possano essere colti anche da un pubblico di non specialisti: anziché concentrarsi sulla polemica erudita sulla magia tra Scipione Maffei e Girolamo Tartarotti (che pure può aver giocato un ruolo nella genesi dei Capricci e degli Scherzi e che è illustrata in mostra da una selezione di volumi prestati dalla Biblioteca Corsiniana), si poteva fornire un quadro più ampio dei fermenti irrazionalistici che percorsero il secolo illuminato per antonomasia, dal protoromanticismo letterario con cui i gufi e i chiari di luna di Tiepolo sembrano avere tanti punti di contatto a fatti figurativi che sarebbero stati adeguatamente rischiarati da qualche riproduzione. Penso alle raffigurazioni allucinate di un Alessandro Magnasco e soprattutto all'opera di un autore noto al grande pubblico come Goya, i cui Caprichos trovarono una fonte di ispirazione, a livello formale, in quelli del veneziano, che chiuse i suoi giorni alla corte di Spagna.

Nei pannelli questo inquadramento manca, e oltretutto quello che vi è riportato è scritto in un italiano claudicante, che contribuisce a rendere ancora più ermetico il già ermetico Tiepolo delle acqueforti. Non mancano poi marchiani errori: tra le chicche, "Rembrant", la città di Augsburg che anziché Augusta è tradotta con "Asburgo", bistro che diventa "bistrò". Non sembri pignoleria o cattiveria il fatto di menzionare questi errori: essi sono emblematici della sciatteria che sempre più caratterizza il mondo delle mostre e che denuncia una ben scarsa considerazione del pubblico. Possibile che, se non a Chiasso, all'arrivo del materiale a Roma nessuno si sia accorto delle castronerie? Speriamo se non altro che evidenziarle qui possa servire a depurare la mostra degli errori in occasione della sua ultima tappa veneziana, e magari a convincere della necessità di approntare ex novo pannelli migliori.

Tornando a seguire lo sviluppo del percorso espositivo, dalla prima, ampia sala si passa ad un ambiente di dimensioni più contenute, in cui è proiettato un bel video che illustra la tecnica dell'acquaforte e il restauro delle matrici; un'interminabile cronologia delle vite dei due Tiepolo è appesa ad un'altra parete. Questa stanza sembrerebbe, ad un'occhiata frettolosa, non contenere opere: invece ci si sbaglia. In una nicchia che si rischia di tralasciare è inserita una teca che ospita due acqueforti, accompagnate dalle relative lastre in rame, che si devono al genio del 'padrone di casa', ovvero del gran veneziano trapiantato a Roma Giovan Battista Piranesi, le cui meravigliose matrici costituiscono il vanto maggiore delle raccolte dell'ING. Come giustamente si sottolinea, emergono affinità sia formali che di contenuto tra la grafica di Tiepolo e quella di Piranesi (i Grotteschi, in particolare), e non è escluso che il secondo, durante un soggiorno a Venezia, possa aver conosciuto di persona il sommo pittore. La piccola sezione (che è un'aggiunta rispetto all'edizione di Chiasso) potrebbe dunque costituire uno dei momenti più interessanti della mostra, se non fosse penalizzata dalla collocazione e dal fatto che nessun foglio tiepolesco è affiancato alle stampe di Piranesi.

L'ultima sala accoglie stampe, disegni e la maggior parte delle matrici presenti in mostra. Le lastre potevano essere forse esposte meglio, dal momento che a volte sembrano troppo in basso e altre troppo in alto, con la conseguenza che la luce le colpisce in maniera tale da far scomparire il tenue segno inciso e da costringere il visitatore a buffe contorsioni. Se la prima parte dell'ambiente contiene ancora opere di Giovan Battista, la seconda è dedicata a Giandomenico che, senza nulla togliere al padre, si rivela una volta di più artista sommo, dotato di una sensibilità, di un intimismo e di una propensione a far "cozzare l'aulico col prosaico" che colpiscono fortemente lo spettatore moderno. Mi riferisco in particolare alla magnifica serie delle "Idee pittoresche sopra la fugga in Egitto", in cui l'artista dispiega variazioni sul tema di un'indicibile poesia, ambientate in una terra fantastica, di palme più simili ad alghe marine, di monsoni ben poco egizi in cui si imbatte la Sacra Famiglia.

La mostra, insomma, merita di essere vista per lo straordinario livello qualitativo delle opere presenti e per la rara possibilità di mettere a confronto stampe e matrici. Difficile, tuttavia, che essa si trasformi anche in un'occasione per accrescere le proprie conoscenze in merito ai due protagonisti, agli sviluppi della grafica nel Settecento e agli aspetti più 'oscuri' del Secolo dei Lumi.

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Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici