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Benedetto da Milano e collaboratori, su cartone di Bramantino, Agosto. Milano, Civiche Raccolte d'Arte Applicata del Castello Sforzesco
Bramantino, Argo. Milano, Castello Sforzesco, Sala del Tesoro
Bramantino, Madonna con il Bambino tra i Santi Ambrogio e Michele Arcangelo (Trittico di San Michele). Milano, Pinacoteca Ambrosiana
Bramantino, Noli me tangere. Milano, Castello Sforzesco, Civiche Raccolte d'Arte Antica
Bramantino, Madonna con il Bambino tra due Angeli. Milano, Pinacoteca di Brera
Bramantino, Adorazione del Bambino. Milano, Pinacoteca Ambrosiana
Benedetto da Milano e collaboratori, su cartone di Bramantino, Maggio. Milano, Civiche Raccolte d'Arte Applicata del Castello Sforzesco
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Mostra

Bramantino a Milano

Milano, Castello Sforzesco, Cortile della Rocchetta - Sala del Tesoro - Sala della Balla 16 maggio 2012 - 25 settembre 2012 (prorogata al 14 ottobre 2012)

Bramantino, Madonna con il Bambino tra i Santi Ambrogio e Michele Arcangelo (Trittico di San Michele), particolare del batrace. Milano, Pinacoteca Ambrosiana
Bramantino, Madonna con il Bambino tra i Santi Ambrogio e Michele Arcangelo (Trittico di San Michele), particolare del batrace. Milano, Pinacoteca Ambrosiana

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La rassegna allestita al Castello Sforzesco di Milano, promossa e autoprodotta dall'amministrazione civica nel segno di una radicale discontinuità rispetto alle passate politiche culturali cittadine, avvicina all’opera di un artista da manuale – quale è Bramantino -, riunendo la quasi totalità delle testimonianze figurative del maestro presenti a Milano, capaci di coprire l’intero arco cronologico della sua produzione. Di per sé di dimensioni assai contenute, l’iniziativa si distanzia dalle esposizioni correnti, che sono spesso il risultato di una mediocre 'sottopolitica', presentandosi al contrario come una mostra di ricerca aperta gratuitamente al pubblico, in grado di fare della buona storia dell’arte, seguendo un metro di rigorosa divulgazione.
Nelle due sale in cui si articola il percorso – Sala del Tesoro e Sala della Balla – non si esaurisce peraltro un itinerario che dovrebbe proseguire almeno nella Cappella Trivulzio, a Brera – dove si trova la Crocifissione, rimasta giustamente a casa anche per le sue notevoli dimensioni – e nel castello di Voghera, dove si può ammirare il ciclo con le Muse, riemerso nel 1996, affrescato da Bramantino per Louis de Luxembourg, conte di Ligny, tra il 1499 e il 1503.

La saldatura tra proposte culturali e territorio si è concretizzata nella decisione dei curatori di dedicare l’iniziativa ad un artista lombardo, sulla scorta della positiva esperienza della mostra ospitata in tempi recenti a Rancate nella Pinacoteca Züst – Il Rinascimento nelle terre ticinesi – , che richiedeva al visitatore più accorto la pazienza di una capillare ricognizione di pitture e sculture disseminate nelle chiese del Canton Ticino.

Sfogliando, magari lentamente e avendo sott’occhio delle buone riproduzioni, le pagine degli scritti di Giovanni Romano sul Rinascimento in Lombardia, editi recentemente da Feltrinelli, si può misurare la difficoltà di un capitolo di studi – quello presentato in questa occasione – che pone problemi sostanziali agli storici dell’arte: non soltanto di successione cronologica delle opere, ma anche di scarsità di attestazioni scritte che consentano di chiarire la provenienza di affreschi staccati e tavole approdate nel tempo alle istituzioni museali milanesi dai contesti originari. 

Gli esiti del lavoro svolto, che è consistito nella ritessitura delle fila dell’attività artistica di Bramantino, arricchita di nuove scoperte, sono condensati nel catalogo che accompagna l’esposizione, all’interno del quale a un saggio introduttivo di carattere monografico seguono le schede sui singoli manufatti, capaci di rispondere tanto a esigenze di precisione catalografica (con le vicende critiche sempre intrecciate agli aspetti di fortuna visiva e alle vicissitudini conservative dei singoli pezzi) quanto a quelle di più didascalica informazione.

Nella Sala del Tesoro, al pianterreno del Castello Sforzesco, sono state riunite le opere bramantiniane conservate a Milano, affiancate a una limitata selezione di oggetti di contesto. L’incisione a bulino di Bernardo Prevedari del 1481, su disegno di Bramante, dal misterioso soggetto, costituisce un riferimento imprescindibile per la pittura lombarda almeno sino alla fine del secolo e influenza, con il suo repertorio di architetture antichizzanti, anche Bramantino, che da appena un anno ha iniziato l’apprendistato nel campo dell’oreficeria. Questi ascendenti si osservano nella Adorazione del Bambino (1485 circa) della Pinacoteca Ambrosiana, reduce dalla discutibile rassegna forlivese su Wildt, nella quale si possono cogliere anche legami di matrice filoferrarese. Accanto è collocato il poco più tardo e frammentario Compianto su Cristo Morto, sempre dell’Ambrosiana, ma in origine sulla porta della chiesa del Santo Sepolcro, caratterizzato da un ardito scorcio prospettico, che doveva essere meglio visibile nella disposizione delle gambe del Cristo, oggi scomparse. In questo brano, come scrive Vasari, l’artista «ha voluto mostrare la lunghezza dello impossibile con la facilità e virtù dello ingegno suo». Su tutta la Sala domina l’affresco raffigurante Argo, nella mitologia classica guardiano dai cento occhi e in questo contesto custode del tesoro della corte, che Bramantino dipinse intorno al 1490 e che, danneggiato entro il 1499 e successivamente scialbato, è stato riscoperto soltanto alla fine dell’Ottocento.
Rimedita le novità leonardesche il Trittico di San Michele, del quale Roberto Cara ha rinvenuto attestazione documentaria di una esecuzione alla data del 1505. Invece, ad momento più avanzato, successivo al documentato impegno contratto per la decorazione degli appartamenti vaticani a Roma, si situano la Madonna con il Bambino tra due Angeli di Brera, le due tavole da Santo Stefano a Mezzana di Somma Lombardo e il San Sebastiano degli eredi Rasini, che nell’inventario del cardinale Pietro Aldobrandini del 1603 figurava sotto il nome di Giorgione. 
Assieme a qualche altra opera di grande formato, nella sala trovano posto anche alcune sculture, di Piatti e di Bambaia, ma anche disegni e fotografie.

Al piano superiore è stata invece completamente riallestita, e sarà un lascito alla sede museale, la Sala della Balla, dove si trova il Ciclo dei Mesi, tessuto da Benedetto da Milano e dai suoi collaboratori a Vigevano su cartoni bramantiniani, su commissione di Gian Giacomo Trivulzio, entro il primo decennio del Cinquecento. Ricollocati altrove gli strumenti musicali del museo, gli arazzi sono stati riposizionati in modo da esaltarne la lettura globale e l’immagine d’insieme.

Infine, non si è rinunciato a soluzioni espositive raffinate: i pannelli sono rivestiti da una luminosa vernice, generosamente messa a disposizione da Farrow and Ball, che agevola l’osservazione delle opere. Al contempo tutte le scelte sono state realizzate all’insegna del contenimento delle spese, inclusa la realizzazione del progetto di allestimento. Un sostegno e un contributo al buon esito del progetto sono giunti anche dagli Amici di Brera e dal FAI, grazie al patrocinio del quale sono previste una serie di aperture straordinarie del castello di Voghera.


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Autore/autrice scheda: Daniele Giorgi