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Galleria

J. van Schuppen, Il principe Eugenio di Savoia Soissons, ante 1721. Olio su tela. Torino, Galleria Sabauda.
Sala quinta: la battaglia di Torino del 1706, episodio fondamentale nella storia di casa Savoia
J. Griffier I, Paesaggio invernale con pattinatori, chiesa e villaggio lungo la riva di un fiume (già L'inverno), inizio del XVIII secolo. Olio su rame. Torino, Galleria Sabauda.
P. della Vecchia, Le tre Grazie, circa 1640. Olio su tela. Torino, Galleria Sabauda.
La serie delle battaglie vittoriose del principe Eugenio, opera di Jan Huchtenburg
La sala dedicata alle opere di gusto classicista del principe Eugenio. In evidenza le opere di Guido Reni e di Badile.
J. Huchtenburg, La battaglia di Torino, 1712. Olio su tela. Torino, Galleria Sabauda.
La sala dedicata alla collezione della contessa di Verrua
F. Albani, Salmace nel bagno respinta da Ermafrodito, 1645-1650. Olio su tela. Torino, Galleria Sabauda.
Veduta della sala dedicata alla collezione del principe di Carignano.
D. Teniers II, Ritratto di Anna Brueghel moglie del pittore, che suona il liuto e il figlio David che fa le bolle, 1644. Olio su tavola. Torino, Galleria Sabauda.
La prima sala dedicata alla collezione del principe Eugenio: il gusto per la pittura classicista. In evidenza il "San Girolamo" di Guido Reni.
La prima sala della mostra, dedicata all'immagine del Principe Eugenio
G. Dou, Ritratto di geografo, terzo quarto del XVII secolo. Olio su tavola. Torino, Galleria Sabauda.
"Gli Ebrei in viaggio per la terra promessa" di G. B. Castiglione, detto il Grechetto. Sulla destra uno dei pannelli a cura di C. Diekamp con la riscostruzione della disposizione dei dipinti in mostra nelle sale del Palazzo del Belvedere, a Vienna
La seconda sala della mostra, dedicata ai palazzi viennesi del Principe
J. Brueghel il Vecchio, detto dei Velluti, Paesaggio fluviale con approdo, 1603. Olio su rame. Torino, Galleria Sabauda.
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Mostra

I quadri del re. Una quadreria alla Reggia: le raccolte del principe Eugenio

Venaria Reale, Reggia di Venaria, Sale delle Arti 5 aprile 2012 - 9 settembre 2012 (prorogata al 13 gennaio 2013)

La locandina della mostra alla Venaria Reale
La locandina della mostra alla Venaria Reale

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Esistono dei momenti in cui si manifesta insieme tutta una serie di condizioni favorevoli alla realizzazione di una mostra: un importante museo sotto sfratto che mette le sue preziose collezioni a disposizione, uno spazio disponibile tanto prestigioso quanto affamato di eventi, un argomento percorso da tempo da ottimi studi ma che conserva intatto tutto il suo fascino.

È quel che è accaduto per questa mostra sulla collezione del Principe Eugenio di Savoia ospitata nelle Sale delle Arti della Reggia di Venaria, a cura della ex Sovrintendente ai Beni Artistici del Piemonte Carla Enrica Spantigati. Un evento che sarebbe stato difficile sbagliare, e che per rigore critico rappresenta quasi un'eccezione nel programma mostre della Reggia.

La collezione del principe Eugenio di Savoia-Soisson (1663 – 1736) fu acquisita quasi nella sua interezza da Carlo Emanuele III di Savoia nel 1741 e da allora, se si eccettua il periodo napoleonico, è sempre rimasta a Torino, fino a formare uno dei nuclei più preziosi della Reale Galleria, aperta al pubblico nel 1832 da Carlo Alberto e nota oggi come Galleria Sabauda. Il museo, oggi sotto sfratto dalla sua sede storica a causa dell'ingrandimento del Museo Egizio, sta attraversando un trasloco e un profondo quanto problematico riassetto in una nuova sede: tale situazione ha permesso il prestito di gran parte della collezione del principe per questa esposizione, in attesa della collocazione definitiva.

Le prime sale della mostra servono a inquadrare il principe Eugenio, a collocarlo storicamente e a definirlo nelle sue varie sfumature: valoroso e rinomato condottiero al servizio dell'impero austriaco, esperto uomo di corte e raffinato collezionista. Si incontrano così una serie di ritratti ufficiali di vario formato, dalla stampa al ritratto in cera, utili a diffondere l'immagine e la fama del condottiero in tutta Europa. In seguito l'attenzione si sposta sulle due residenze viennesi del principe, il Belvedere e il Palazzo di città, e sul gusto dell'arredamento, con pezzi oggi conservati fra il Palazzo Reale e il Museo Civico d'Arte Antica di Palazzo Madama di Torino. Grande evidenza è data al volume di Salomon Kleiner sul Palazzo del Belvedere le cui stampe, incrociate con gli inventari della collezione, hanno permesso a Cornelia Diekamp di ricostruire l'assetto originale della raccolta di dipinti nei palazzi viennesi. 
Le sale successive sono dedicate alle imprese militari del principe: sono presenti alcune delle sue armi, i trattati militari a lui dedicati, e soprattutto la serie delle battaglie dipinta da Jan Huchtenburg, che celebra il principe vittorioso sui campi di battaglia di tutta Europa.

Le due sale seguenti sono riservate alla presentazione di due personaggi a vario titolo legati al principe Eugenio: Jeanne-Baptiste d'Albert de Luynes contessa di Verrua (1670–1736) e Vittorio Amedeo di Savoia Carignano (1690–1741), entrambi celebri collezionisti a Parigi. Al di là dell'interesse oggettivo che possono suscitare le vicende e le collezioni di questi personaggi, oggi disperse nei più importanti musei del mondo, mal si comprende il loro inserimento in mostra, soprattutto in questo punto, prima della presentazione della collezione di Eugenio. Se proprio si voleva instaurare un confronto, che per quanto possibile risulta piuttosto labile nel discorso portato avanti in mostra, si potevano porre in chiusura, e non prima del nucleo centrale.

L'esposizione della collezione del principe Eugenio infatti si apre nella sala successiva, con un ordinamento che procede per temi, focalizzandosi di volta in volta su un differente aspetto del collezionismo del principe. Alcuni grandi pannelli segnalano i dipinti della collezione che non è stato possibile ottenere da istituzioni straniere o dalla stessa Galleria Sabauda, mentre altri riproducono le stampe di Kleiner ricostruendo l'allestimento dei dipinti nei palazzi viennesi. Come vedremo, in alcuni casi il mancato prestito di dipinti dalla Galleria Sabauda risulta complicare il discorso, e non basta la presenza di una mostra parallela sulla Galleria a Palazzo Reale a spiegarne l'assenza.

Per primi si incontrano i dipinti emiliani del Seicento, esempi del gusto classicista: Guido Reni, Francesco Albani e Carlo Cignani. È rimasta in Galleria Sabauda la Santa Margherita di Poussin, pezzo importante della collezione che poteva suggerire aperture e confronti significativi.
La sala successiva è dedicata alle opere di Anton van Dyck e David Teniers, testimonianze di un gusto particolarmente di moda all'epoca di Eugenio, tanto che le opere del primo erano allestite nei palazzi in posizione di spicco. Spiace però che per l'esposizione non sia arrivata dalla Sabauda l'Amarilli e Mirtillo di van Dyck, che si è scelto di tenere per la mostra nella nuova sede: alla Venaria sono presenti una Madonna col Bambino riconosciuta di bottega e la copia antica del Ritratto del primo conte di Denbigh.

Si passa in seguito alla pittura olandese da cabinet, vero nucleo fondante della collezione del principe, che ha reso giustamente celebre la Galleria Sabauda. Nell'allestimento della collezione nella precedente sede del museo, curato dalla stessa Spantigati nel 1982 e proseguito da Sandra Pinto e Michela di Macco sulla scorta degli studi promossi da Giovanni Romano, si era optato per una presentazione delle opere a quadreria per file sovrapposte, con il recupero delle cornici originali. L'attuale allestimento in mostra invece procede con ritmi più pausati che consentono di soffermarsi maggiormente su ciascun dipinto permettendo di cogliere in maniera più agevole le qualità formali di ciascuno.
Si passa così dai piccoli ritratti alle scene di genere, con grande evidenza per le opere di Gerard Dou (la sua Idropica oggi al Louvre, già nella collezione di Eugenio, è evocata con un elaborato pannello virtuale), ai paesaggi di Jan Brueghel il Vecchio e a quelli di Jan Griffier I, a cui è dedicata una sala apposita. In questo caso la scelta di non esporre un maggior numero di opere della collezione, tutte documentate dai pannelli, si deve probabilmente alla volontà di non caricare eccessivamente l'esposizione, per mettere in evidenza solo i brani più significativi.

Il tema delle nature morte e la sala con le Battaglie di Wouwerman e del Borgognone chiudono il discorso sulla collezione del Principe Eugenio, mentre un'ultima sala rievoca l'acquisizione di un importante nucleo di quadri fiamminghi da parte di Carlo Emanuele III nel 1737 sul mercato veneziano. Una scelta interessante, ma che sarebbe stata forse più significativa se fossero stati presenti anche altri dipinti oltre i tre in mostra.

In conclusione, la mostra sul principe Eugenio segna forse il coronamento di una metodologia di studio e di un atteggiamento verso le opere d'arte e il museo rigorosi e onesti, che hanno fatto scuola non solo in Piemonte. Una scelta che per una volta fa onore alla Reggia della Venaria, nella speranza che questo bagaglio critico e metodologico non venga col tempo abbandonato per più facili e roboanti soluzioni, così di moda di questi tempi.


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Autore/autrice scheda: Luca Giacomelli