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Galleria

Donna che piange
La Celestina, 1904, Olio su tela, cm 74,5 x 58,5, © Succession Picasso by SIAE 2012
Ritratto di Olga
Il Ritratto di Dora Maar
L'atélier
Due dipinti di piccolo formato
Alcune sculture
Uno dei bozzetti esposti
Particolare del Salone delle Cariatidi
La proiezione di Guernica all'interno del Salone delle Cariatidi
Alcuni busti femminili
Due dei disegni esposti; a destra Ritratto di Eric Satie
La proiezione di Guernica all'interno del Salone delle Cariatidi
Uno dei disegni esposti
La Testa di toro
Paul come Arlecchino, 1924, Olio su tela, cm 130 x 97,5, © Succession Picasso by SIAE 2012
La proiezione di Guernica
Uno dei disegni esposti
Massacro in Corea, 1951, Olio su compensato, cm 110 x 210, © Succession Picasso by SIAE 2012
Nudo sdraiato e uomo con chitarra
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Mostra

Picasso. Capolavori dal Museo Nazionale Picasso di Parigi

Milano, Palazzo Reale 20 settembre 2012 - 6 gennaio 2013

La Lecture, 1932, Olio su tela, cm 130 x 97,5, © Succession Picasso by SIAE 2012
La Lecture, 1932, Olio su tela, cm 130 x 97,5, © Succession Picasso by SIAE 2012

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“Non esiste nemmeno più un’arte figurativa e una non figurativa. Tutte le cose ci appaiono sotto forma di figure” 

“Da Van Gogh in avanti, siamo tutti autodidatti-pittori primitivi” 

“Un pittore deve osservare la natura, ma non confonderla mai con la sua pittura. La natura non si può tradurre in pittura se non attraverso dei segni. Ma i segni non s’inventano. Bisogna puntare fortemente alla somiglianza per arrivare al segno”


Milano gioca facile quest’autunno, proponendo al grande pubblico 250 opere di Pablo Picasso (1881-1973). Al pittore malagueno era già stata dedicata una mostra da record a Palazzo Reale nel 2001, che totalizzò circa 450mila visitatori (la seconda più vista dopo gli Impressionisti nel 1996). Il vero riferimento, però, va ad un’altra mostra ormai storica, quella che si tenne nel 1953 sempre nella stessa sede, quando fu esposta Guernica. Nell’Italia da poco uscita dal conflitto, quell’enorme dipinto – quasi tre metri e mezzo per sette – realizzato sedici anni prima, fece scalpore: l’orrore della guerra, simboleggiato dai corpi straziati dai bombardamenti sulla cittadina basca il 26 aprile 1937, colpì l’immaginario di tutti, artisti compresi, che colsero subito il suo potente messaggio di denuncia.

Stavolta, però, Guernica (inamovibile dal Reina Sofia) non c’è: ci sono però moltissime altre opere, che provengono tutte dal Museo Picasso di Parigi, ciascuna fondamentale per conoscere il pittore da vicino, dato che erano quelle da cui non si separò mai in vita, conservandole nei suoi atelier nella capitale francese dove si era stabilito sin da giovane (“sono il più grande collezionista di opere di Picasso al mondo”, disse una volta). Nel 1979 gli eredi le hanno poi donate alla città, che da allora conserva il principale nucleo di quadri, disegni e sculture del pittore, contendendo il primato all’altro museo di Barcellona. 

Milano gioca facile, si diceva all’inizio: il vecchio Hotel Salé, che ospita la collezione, è chiuso per lavori di restauro, e fino alla prossima estate i suoi tesori saranno in giro per il mondo. Un’occasione da non perdere, quindi, per ammirare questi capolavori, lungo un percorso che abbraccia oltre 70 anni di ininterrotta attività. Davvero spettacolare l’avvio: nel maestoso Salone delle Cariatidi, rimasto mutilato dai bombardamenti della guerra, viene proiettata una copia a grandezza naturale di Guernica nello stesso punto dove fu esposta 60 anni fa. Intorno, lungo due grandi pannelli bianchi che quasi dividono il salone in tre navate, sono esposti documenti, disegni e fotografie, più un altro celebre quadro sugli orrori della guerra: il Massacro in Corea del 1951, che richiama i tanti maestri del passato a cui Picasso si ispirò, come il Goya del 3 maggio 1808.

Nelle sale seguenti il percorso ricomincia dai primi del Novecento per proseguire in ordine cronologico. Sfilano uno dopo l’altro i capolavori che costellarono le sue varie fasi artistiche: dal periodo blu a quello rosa, dal periodo della ricerca “africana” al cubismo e, ancora, il periodo classico, le pitture surrealiste, gli anni dell’impegno politico, fino alle variazioni sul tema ispirate ai grandi maestri del passato, per concludere con gli ultimi quadri che arrivano ai primi anni Settanta. Qualche titolo: La Celestina con un occhio solo (1904), L’uomo con il mandolino (1911), Il ritratto di Olga in poltrona (1918), Due donne che corrono sulla spiaggia (1922), il figlioletto Paul come Arlecchino (1924) e la famosa Dora Maar (1937), solo per fare qualche esempio. Manca l’altra sua opera più celebre assieme a Guernica, Les demoiselles d’Avignon che si trova al Moma di New York, ma sono qui esposti tre studi preparatori: la Femme aux mains jointes, un Busto maschile e un Nudo seduto. E ancora, si possono ammirare gli assemblaggi di cartoni ritagliati come la Chitarra del 1924, le costruzioni in filo metallico (il Progetto per il monumento ad Apollinaire, 1928), per arrivare alla Testa di toro composta da sellino e manubrio di bici, 1942, che in mostra quasi non si vede, appesa su un muro in alto come i trofei con le teste di cervo nelle vecchie dimore. Un altro famoso assemblaggio è la Testa di donna del 1929-’30 la cui testa è uno scolapasta; bellissimo è poi l’omaggio reso a Matisse con L’atelier “La Californie” (1955) dipinto subito dopo la morte del vecchio amico-rivale, con gli stessi giochi di linee e i colori accesi. E per quanto riguarda i tumultuosi rapporti con le sue muse-amanti, sono esposti vicini i due ritratti di Marie-Thérèse Walter e quello già citato della rivale Dora Maar, eseguiti nello stesso periodo quando Picasso le frequentava entrambe.
L’allestimento è sobrio: il colore grigio alle pareti è funzionale a far risaltare al massimo i colori forti dei dipinti. Particolarmente riuscito è poi l’allestimento della sezione surrealista, dove i tanti Busti di donna in bronzo, i cui profili vengono risaltati dalle ombre proiettate sui muri, dialogano con i quadri dello stesso periodo esposti di fronte.

Su questa mostra è già stato già detto molto: ennesimo tentativo di attirare folle oceaniche nel modo più facile, spregiudicata operazione di marketing intorno ad un vero e proprio marchio che ormai straripa dai confini del mondo artistico (e come dimenticare, peraltro, che gli eredi hanno concesso ad una nota casa automobilistica francese il nome Picasso con cui intitolare una nuova vettura?) come pure nelle prossime settimane toccherà leggere dei numeri record di biglietti staccati, tali da superare qualsiasi esposizione mai tenuta a Milano…. Tutto vero, indubbiamente; e se da un lato può diventare stucchevole leggere le recensioni entusiaste e iperboliche di tanti “addetti ai lavori” (su quei giornali che magari sono proprio media partner dell’evento) attenzione anche alle levate di scudi: proprio uno dei più severi critici di questa mostra, che l’ha stroncata su “La Lettura” del Corriere (30 settembre) definendola “un defilè privo di ambizioni critiche” citando altri artisti che hanno subìto o subiscono analoghi trattamenti come Dalì o Warhol, è poi lo stesso che approfitta di questo andamento, avendo curato anche lui una mostra su uno di loro (Dalì, per l’appunto) e proprio a Palazzo Reale.

E per quanto riguarda l’attuale rassegna, almeno stavolta non c’è alcuna fregatura: i capolavori non mancano e sono davvero tanti, tra cui molti disegni e sculture, che fortunatamente non sono confinati in sezioni separate. Ma soprattutto, emerge lampante una verità inconfutabile: e cioè che il grande artista ha influenzato praticamente tutti gli artisti del suo secolo, compresi quelli più anziani di lui (Matisse), passando per i più giovani De Kooning, Pollock, Moore, Sutherland, fino a Basquiat. Per non parlare degli artisti italiani: anche qui la lista è lunghissima (Morlotti, Vedova, ecc). Non c’è nessuno che si salvi da Picasso. Un genio con cui, prima o poi, devono fare i conti tutti.

Leggi anche: Gli anni folli. La Parigi di Modigliani, Picasso e Dalì
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Autore/autrice scheda: Andrea D'Agostino