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Galleria

Medaglione monetario, 324-325 d. C. circa, Parigi, Musée du Louvre, Département des Antiquités grecques, étrusques et romaines*
La galleria degli imperatori*
Affreschi dell'aula teodoriana di Aquileia, secondo decennio del IV secolo d. C.*
Placca votiva con croce fra due occhi, VI-VII secolo d. C., lamina d'oro, Città del Vaticano, Fabbrica di S. Pietro*
La prima delle due sale dedicate a Elena e al ritrovamento della Vera Croce*
Elmo ad arco gemmato "Berkasovo I", IV secolo d. C., Novi Sad, Museum of Vojvodina*
Ritratto di Fausta (?), primo quarto del IV secolo d. C., Parigi, Musée du Louvre, Département des Antiquités greques, étrusques et romaines*
La sala dedicata alla fortuna di Sant'Elena. In fondo, Visione di Sant'Elena di Paolo Veronese, 1580, Città del Vaticano, Musei Vaticani, Pinacoteca Vaticana*
Graffito dal Paedagogium del Palatino, prima metà del III secolo d. C., Roma, Museo Palatino
La stele del cavaliere scelto, eques singularis, Ulpio Vittorino (fine III-inizio IV secolo d. C., Città del Vaticano, Musei Vaticani, Lapidario profano ex Lateranense), la stele di Flavius Augustalis (prima metà IV secolo d. C., Aquileia, Museo Archeologico Nazionale) e la stele di Aurelius Flavinus (primo/secondo decennio del IV secolo d. C., Aquileia, Museo Archeologico Nazionale)*
"Bulla" dell'imperatrice Maria, 398-407 d. C., Parigi, Musée du Louvre, Département des Objets d'art
Statua di Elena, età antoniniana, testa rilavorata nel 324 o dopo il 328-329 d. C., Roma, Musei Capitolini, Palazzo Nuovo*
Mosaico di Orfeo da Cagliari, seconda metà III secolo d. C., Torino, Museo di Antichità*
Cima da Conegliano, Sant'Elena, 1495 ca., Washington, Natinal Gallery of Art*
Statua di Elena, età antoniniana, rilavorata nella prima metà del IV secolo d. C., Firenze, Galleria degli Uffizi*
Rilievo mitraico dal Mitreo dei Castra Peregrinorum sotto S. Stefano Rotondo, fine III secolo d. C., Roma, Museo Nazionale, Palazzo Massimo alle Terme*
Cammeo di Belgrado, metà del IV secolo d. C., sardonice multistrato, Belgrado, Museo Nazionale di Serbia*
La sala dedicata alle religioni monoteiste e alle iconografie classiche e cristiane*
La sala degli arazzi costantiniani*
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Mostra

L'Editto di Milano e il tempo della tolleranza. Costantino 313 d. C.

Milano, Roma, Milano, Palazzo Reale (25 ottobre 2012-17 marzo 2013) / Roma, Curia Iulia e Colosseo (27 marzo 2013-15 settembre 2013) 25 ottobre 2012 - 15 settembre 2013

L'ingresso di Palazzo Reale, che attualmente ospita oltre alla nostra una mostra su Picasso
L'ingresso di Palazzo Reale, che attualmente ospita oltre alla nostra una mostra su Picasso

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I mille e settecento anni dal cosiddetto "Editto della Tolleranza", secondo la tradizione emanato da Costantino e Licinio proprio a Mediolanum attorno al 313 d. C., costituiscono l'occasione per proporre una grande mostra che, attraverso piu' di duecento splendidi oggetti, offre un approfondimento del periodo che va dalla Tetrarchia agli anni successivi a Costantino, per gettare poi uno sguardo sulla fortuna piu' che millenaria di Costantino, Elena e della scoperta della Vera Croce. L'esposizione, che chiudera' i battenti a Milano il 17 marzo, verra' riproposta a Roma, presso la Curia Iulia e il Colosseo, dal 27 marzo al 15 settembre, e si pone all'inizio di una serie di celebrazioni che si svolgeranno durante il 2013 in varie zone d'Italia, dalla mostra che aprira' in febbraio presso il Civico Museo Archeologico di Milano alle celebrazioni programmate ad Aquileia attorno al complesso basilicale teodoriano, a cui si dedica un approfondimento anche in mostra. L'argomento affrontato e' certamente difficile, non solo per le numerose questioni ancora incerte e dibattute in cui ci si imbatte inevitabilmente nell'inoltrarsi in un periodo di cosi' rapide e sfuggenti mutazioni politico-sociali ed espressive, in cui e' difficile perfino dipanare il vero dalla leggenda. Innanzitutto il grande pubblico verosimilmente non ha molta dimestichezza con il periodo trattato, un periodo che nei manuali di storia (e storia dell'arte), in particolare in quelli su cui hanno studiato le generazioni piu' attempate, veniva perlopiu' trattato sommariamente o addirittura tralasciato, relegandolo a una sorta di limbo che non e' piu' eta' antica e non e' ancora Medioevo. Si spera che il pubblico possa interessarsi anche a una mostra che propone un approfondimento su un arco cronologico cosi' poco frequentato anche nella letteratura, nei programmi divulgativi e nel cinema. Porre poi una mostra di cosi' ampio respiro sotto il segno della presunta "tolleranza" costantiniana - gia' dal titolo - rischia, come e' ovvio, di scadere nel banale e nel facile buonismo da anniversario piu' che millenario. Se nel catalogo il saggio di Arnaldo Marcone ridimensiona notevolmente la portata perlopiu' leggendaria dell'"Editto della Tolleranza", il termine in mostra ricorre forse qualche volta di troppo nei pannelli, accompagnato talvolta da un'eccessiva enfasi. Mi pare decisamente fuori luogo, da questo punto di vista, il collegamento tra la mostra e il progetto #Tolerance, sedicente "installazione metamediale di storia collettiva sulla #Tolleranza" che, dietro il suo nome da crema viso per pelli delicate, prevede la creazione di "un'opera d'arte collettiva, digitale, multiculturale e aderente all'identita' del sapere contemporaneo: un'innovativa piattaforma di storytelling collettivo. Un esperimento di scrittura combinatoria transmediale su scala mondiale" per la quale pare sia stata avviata pure una raccolta fondi sul web. Al di la' del progetto in se', che, traducendo in italiano, prevede una raccolta collettiva di testi e immagini relativi al tema della tolleranza che saranno fruibili a partire dal 2013 grazie a un'apposita piattaforma multimediale inserita nel percorso e tramite altri supporti, non credo proprio che tale performance possa giovare alla serieta' scientifica della mostra, e si spera almeno che avvenga il contrario (ma si trattava poi davvero di uno spunto cosi' interessante? A chi ha ideato il progetto, "tolleranza" sembrava una parola cosi' bella? In fondo significa semplicemente "sopportazione", e anche quella di Costantino e Licinio nei confronti dei cristiani, sempre piu' diffusi e potenti, e' appunto probabilmente solo una "tolleranza" nel vero, squallido senso della parola...).

MEDIOLANUM TARDOANTICA, UNA CAPITALE DELL'IMPERO

La prima sezione e' dedicata a Milano stessa, come sede (presunta?) dell'"Editto" e come sede imperiale fin dall'epoca di Diocleziano e Massimiano, periodo in cui la citta' conobbe un maestoso sviluppo monumentale. Gli edifici e le strutture piu' importanti dell'eta' tardoantica, individuate o ulteriormente indagate grazie a scavi recenti e spesso di emergenza, sono presentati al grande pubblico, in alcuni casi per la prima volta, attraverso ricostruzioni, fotografie e una nutrita scelta di reperti. Oltre a siti gia' noti come le terme erculee, a cui e' dedicata una breve sezione nel Museo Archeologico della citta', sono di particolare interesse le notizie fornite a proposito delle ultime scoperte, come il quartiere commerciale e residenziale messo recentemente in luce sotto Piazza Meda: lungo due strade il cui incrocio era posto sotto la protezione divina di un sacello sono stati rinvenuti i resti di edifici produttivi dotati, in un'epoca successiva, di porticati affrescati e destinati a una funzione abitativa. Dallo scavo provengono un lacerto di affresco parietale e alcuni oggetti d'uso: una coppa con elefante, una coppa con la raffigurazione del sacrificio di Isacco, che fu rinvenuta assieme a una gemma con l'effigie di un demone dai caratteri sincretistici e magici, testimonianza della stretta convivenza di religioni e credenze in teoria intrinsecamente incompatibili. Un ampio spazio e' dedicato alle importanti aree religiose che offrirono maestosi luoghi d'incontro ai fedeli della nuova religione: l'oratorio cristiano che sorse tra VI e VII secolo nella zona prima occupata da una ricca domus privata e dove in epoca medievale sorse la Chiesa Rossa, il complesso episcopale scomparso sotto al Duomo e al suo sagrato, S. Eustorgio e la sua necropoli. La Mediolanum cristiana e' rappresentata dai numerosi reperti provenienti da questi e da altri importanti siti ecclesiastici, tra i quali spiccano le porte lignee di S. Ambrogio e la capsa di S. Nazaro, finemente sbalzata nell'argento ravvivato da bagliori dorati. Un pannello e' dedicato al complesso del palazzo imperiale, che si estendeva coi suoi numerosi edifici e le varie aree dedicate alla sempre piu' complessa macchina burocratica statale in tutta la zona occidentale della citta' antica. Del palazzo sono stati messi in luce, in vari scavi a partire dall'inizio del secolo scorso, alcuni lacerti che non permettono ancora di ricostruire la sua completa articolazione nei dettagli. Agli ultimi scavi in via Gorani (2009-2010) e alle ipotesi avanzate in seguito a un primo studio dei dati e dei materiali raccolti e' dedicato il saggio di Anna Ceresa Mori in catalogo. Alcuni dei siti a cui si fa riferimento nella sezione sono compresi nel percorso "Milano Antica", un recente progetto che offre agli appassionati di storia e archeologia una mappa con i luoghi e i monumenti di maggiore interesse e le informazioni per visitarli.

LE PERSECUZIONI, LA TETRARCHIA E LA VITTORIA DI PONTE MILVIO

La seconda sezione della mostra riunisce le persecuzioni contro i cristiani a cui l'editto avrebbe messo definitivamente fine e le imprese militari e politiche di Costantino, prima fra tutte la vittoria di Ponte Milvio e la sua definitiva presa di potere. Alla prima sottosezione appartengono alcune suppellettili di sigillata africana con scene di damnatio ad bestias (si mette giustamente in luce nei pannelli come tali raffigurazioni debbano essere intese in senso generico e non riferite ai martiri cristiani) e una coppa, sempre in sigillata, in cui forse e' da riconoscere a motivo della posa ieratica della condannata una martire accerchiata dai leoni. Si e' persa una grande occasione nell'esporre il noto graffito severiano dal Paedagogium del Palatino (peraltro talmente mal illuminato da essere praticamente illeggibile per chi non lo conosce gia') che raffigura un tal Alexamenos colto nell'atto di adorare un crocefisso con una grottesca testa d'asino. Dell'importante raffigurazione, forse l'unica testimonianza finora conosciuta che ci mostri con tale vivida immediatezza l'idea che si aveva dei primi cristiani, non e' fornita in mostra alcuna spiegazione (anche l'audioguida tace) ne' tantomeno e' richiamata l'attenzione sulla pressoche' illeggibile iscrizione in greco "Alexamenos adora (il suo) dio". Questo e' senz'altro il reperto piu' significativo tra quelli presenti nella sottosezione: non si capisce davvero perche' sia stato del tutto trascurato. La sottosezione dedicata alla Tetrarchia offre all'attenzione del visitatore una statua con ritratto di Diocleziano non pertinente, un ritratto di porfido di Galerio, un pilastro con tre coppie tetrarchiche, un altare dedicato dai tetrarchi a Mitra Sole Invitto e un ritratto di un tetrarca dall'identita' ancora dibattuta. Uno spazio a se' e' prevedibilmente dedicato alla vittoria di Ponte Milvio, che segna l'inizio del potere costantiniano e, secondo la leggenda, l'avvento di una nuova era all'insegna del cristianesimo. Ospite d'onore della sottosezione e' - e non poteva non essere - l'Arco di Costantino, la cui immagine e' suggestivamente proiettata in corrispondenza dell'accesso alla sala successiva, di modo che il visitatore ha l'impressione di passarvi attraverso. La proiezione comprende anche immagini dei rilievi di eta' costantiniana realizzati ad hoc per l'arco, decorato, come e' noto, da un pastiche di rilievi provenienti da monumenti eretti da diversi imperatori, che scorrono lentamente sulla parete (purtroppo disturbati dai cavi che corrono sul muro), accompagnati da didascalie descrittive dei momenti in essi raffigurati. Un calco della scena con la partenza dell'esercito di Costantino da Mediolanum alla volta di Verona e quindi di Roma, dove risultera' vincitore su Massenzio, permette di ammirare nel dettaglio l'incisiva espressivita' del rilievo (sui rilievi costantiniani dell'Arco, il catalogo accoglie un saggio di Paul Zanker). Dopo essere passati attraverso l'Arco di Costantino, un'ampia sala custodisce quattro arazzi parte di un ciclo di otto esemplari incentrati sulla storia di Costantino e un arazzo appartenente anch'esso a un ciclo a tema costantiniano, composto da dodici arazzi su disegno di Rubens. Gia' a questo punto del percorso si allude alla fortuna di Costantino nell'immaginario e nell'arte dei secoli successivi, in pendant con l'ultima sala della mostra dedicata alla fortuna di S. Elena e del ritrovamento della Vera Croce.

LE INSEGNE IMPERIALI E IL CHRISMON

La terza sezione e' dedicata alle insegne imperiali in uso in epoca tardoantica e, piu' specificamente, alle insegne adottate da Costantino secondo la leggenda e le fonti iconografiche. Un repertorio pressoche' completo delle insegne del potere in uso all'epoca di Costantino e' offerto da una selezione delle insegne imperiali rinvenute alle pendici nord-occidentali del Palatino, ordinatamente sepolte in una fossa, accuratamente avvolte in strati di seta (forse gli stendardi imperiali) e custodite in astucci di legno. Questi scettri, queste lance cerimoniali e portastendardo erano verosimilmente le insegne di Massenzio, nascoste alla vigilia di Ponte Milvio e tragicamente mai piu' recuperate. Le insegne in uso sono presentate al pubblico anche attraverso una nutrita serie di monete e medaglie di Costantino e dei suoi successori, tra le quali spiccano il medaglione su cui Costantino e' forse raffigurato col famoso elmo e con il cavallo il cui morso fu realizzato con un chiodo della Croce e un follis costantiniano sul cui rovescio il labaro sormontato dal cristogramma coi ritratti di Costantino e dei due figli e' conficcato nel corpo di un serpente, chiara allusione alla sconfitta di Licinio avvenuta nel 325 a Crisopoli. L'insegna all'ombra della quale Costantino avrebbe affrontato Massenzio su indicazione divina e' stata filologicamente ricostruita, tenendo conto delle fonti, talora contraddittorie, che la descrivono, Eusebio in testa. La sala successiva e' appunto interamente dedicata al chrismon, il monogramma di Cristo all'ombra del quale Costantino avrebbe avuto la meglio a Ponte Milvio. Numerose gemme e anelli con le lettere iniziali del nome di Cristo, X e P, intrecciate a segnalare l'adesione del proprietario alla nuova religione, e numerosi oggetti suntuari e non decorati dallo stesso simbolo o dallo staurogramma, segno cristologico di incerta origine (pedine da gioco, croci, lampade, lucerne, tessuti, sarcofagi...). Particolarmente pregevole una preziosissima "bulla" reliquiario appartenuta a Maria, figlia di Stilicone e sposa dell'imperatore Onorio, sulle cui superfici di corniola il chrismon risulta elegantemente dall'intreccio miniaturistico dei nomi dell'imperatrice e dei suoi familiari, mentre un moto di compassione strappa la lastra funeraria decorata con uno staurogramma tra due colombe ingenuamente stilizzate, dedicata a Siddi, innocus (sic) puer.

PAGANI E CRISTIANI

La quarta sezione della mostra presenta numerosi reperti atti a testimoniare il variegato mosaico di religioni e credenze che caratterizzava la spiritualita' dell'epoca di Costantino (e non solo): effigi di Sabazio, Iside, Serapide, Giove e Giunone Dolicheni, assieme a gemme magiche con demoni dai caratteri sincretistici. Una statua di Iside Fortuna e un busto di Serapide, entrambi di eta' antonina, provengono assieme a numerose altre statue di divinita' dal larario tardoantico di via Lanza a Roma, ottimo esempio concreto del pantheon personale di una nobile famiglia costantiniana, in bilico tra gli dei della piu' antica tradizione e le divinita' dei nuovi culti orientali. Tra i reperti, la spettacolare e notissima anfora argentea del Golfo di Baratti avrebbe forse meritato qualche parola di spiegazione a proposito del complesso programma iconografico che comprende all'interno di centotrentadue medaglioni altrettanti eroi, demoni e divinita' del pantheon tradizionale e orientale. Un approfondimento e' dedicato a quelle religioni monoteistiche che ebbero largo seguito prima dell'avvento del Cristianesimo e che in qualche modo lo anticiparono, con la loro aspirazione all'unicita' del divino in contrapposizione al politeismo della tradizione: l'Ebraismo, con cui il Cristianesimo venne spesso confuso nella sua prima diffusione, i culti di Mitra e quello di Sol Invictus, a cui lo stesso Costantino pare fosse devoto prima di abbracciare la religione cristiana, entrambe divinita' a carattere solare che molti elementi presteranno alla nuova religione, a partire dal giorno del Natale di Cristo. Nella sottosezione spiccano uno straordinario rilievo mitraico dai Castra Peregrinorum, ricco di dettagli e eccezionale per il buono stato di conservazione della policromia, compresa la foglia d'oro che illumina il volto di Mitra tauroctono, e la notissima testa di Helios in opus sectile dal Mitreo di S. Prisca, dalle ricche sfumature cromatiche e dall'espressione piena di angosciato pathos. L'ultima sottosezione affronta il complesso tema della trasmissione e della rielaborazione di alcune iconografie classiche nel patrimonio di immagini che il Cristianesimo ando' a costruirsi fin dalle sue origini e che, con la sua diffusione e la definitiva uscita dalla clandestinita', raggiunse una ricchezza e un livello qualitativo in grado di farlo quasi competere con quella classicita' da cui aveva avuto origine. Sono stati scelti solamente un paio di esempi di immediata comprensione per il pubblico, primo fra tutti la notissima iconografia del Buon Pastore, di palese ispirazione biblica ed evangelica, raffigurato da solo o, in particolare sui sarcofagi, in compagnia di geni stagionali. Orfeo che ammansisce gli animali selvatici cosi' come Cristo con la persuasivita' della sua Parola guida gli uomini alla salvezza, e' presente nella decorazione di un mosaico pavimentale, per la maggior parte andato perduto dopo la sua scoperta a Cagliari, e nel rilievo di un contenitore eburneo conservato al Bargello.

I TRE PILASTRI DELL'IMPERO COSTANTINIANO: LA CORTE, L'ESERCITO, LA CHIESA

La sezione piu' ricca della mostra e' dedicata alle componenti politiche e sociali che si trovavano al vertice del potere nell'eta' di Costantino e nei secoli successivi. Se la corte ebbe sempre un'importanza rilevante nella politica dell'Impero a partire dalla sua nascita e l'esercito venne acquisendo sempre maggior peso politico nel travagliato lungo periodo precedente l'avvento di Costantino, e' solo con quest'ultimo che la Chiesa divenne ufficialmente una delle classi dirigenti dell'Impero, assumendo quel potere politico e temporale che deterra' sempre, con alterne fortune, nei secoli a venire. L'esercito e' rappresentato da tre stele funerarie di militari effigiati armati di tutto punto in compagnia del cavallo e in due casi anche dello scudiero e dai numerosi elementi dell'abbigliamento e dell'armamento dei componenti di grado piu' elevato dell'esercito, alcuni dei quali, perlopiu' da parata, si rivelano di estrema ricchezza e raffinatezza. La Chiesa e' rappresentata in mostra da preziosi oggetti suntuari, come una lampada in cristallo di rocca decorata con animali marini, una brocca d'argento con rappresentazione degli Apostoli, preziosamente decorata a niello, e una placchetta ex voto in oro con grandi occhi e croce dalla tomba di S. Pietro. Un capitolo a se' e' rappresentato da un approfondimento su un'altra delle grandi sedi imperiali dell'epoca, Aquileia, dove negli anni immediatamente successivi all'avvento di Costantino (e all'"Editto della Tolleranza") il vescovo Teodoro promosse la costruzione di una grande basilica dai noti pavimenti mosaicati la cui decorazione pittorica e' da poco oggetto di studio. Sono esposti tre lacerti di affreschi (restaurati per l'occasione dalla Fondazione Aquileia e dall'Arcidiocesi di Gorizia), accompagnati da un video ricostruttivo dell'interno della basilica e della sua decorazione. Per quanto riguarda la corte, dopo una nutrita selezione di ritratti di Costantino, dei suoi successori e di altri imperatori del periodo, spesso di incerta identificazione, si espongono pregevolissimi esempi dell'artigianato di lusso di eta' tardoantica: in questa profusione di ori, argenti e pietre preziose si possono segnalare il conosciutissimo cammeo di Belgrado, la diatreta Cagnola e tre coppe argentee realizzate in occasione dei decennalia di Licinio nel 317/318 e appartenenti alla tipologia dei piatti di largizione, ottima testimonianze della rete di rapporti formali tra l'imperatore e i membri piu' in vista della sua corte, cosi' come le fibule a croce con iscrizioni, anche in questo caso realizzate in occasione dei decennalia di Costantino e Licinio. Tra le oreficerie spiccano pero' due spettacolari pendenti con doppio solidus di Costantino lavorati in opus interassile e decorati con busti maschili e femminili entro medaglioni, appartenenti, assieme ad altri esemplari conosciuti sparsi per i musei di mezzo mondo, a un medesimo sontuoso gioiello.

ELENA E IL RITROVAMENTO DELLA VERA CROCE

L'ultima sezione della mostra e' interamente dedicata a Flavia Giulia Elena, la madre di Costantino che, forse addirittura piu' del figlio, esercito' uno straordinario carisma nei secoli a venire, tanto in Occidente quanto in Oriente. La sezione a lei dedicata si apre con un approfondimento sulle due famose statue dell'imperatrice, una dai Capitolini e una dagli Uffizi, verosimilmente derivate da un originale greco tardoclassico (un'Afrodite di Fidia o Alcamene o Calamide oppure un'Igiea descritta da Pausania), il cui capo e' stato quasi certamente rielaborato da ritratti di principesse antonine (e' proposto un ritratto di Faustina Minore). In mostra l'identificazione del tipo con l'Afrodite seduta di Fidia e' dato quasi per certo, tanto che viene esposto accanto alle statue un busto di Afrodite (tipo Saffo) da Ercolano, presentato come probabile completamento della statua fidiaca, mentre nelle schede del catalogo (di Claudio Parisi Presicce per l'esemplare dei Capitolini e di Fabrizio Paolucci per quella degli Uffizi) si propende con decisione per l'identificazione con l'Igiea ricordata da Pausania. Una nutrita serie di ritratti di dame, imperatrici, principesse o nobildonne sconosciute offre una panoramica sulle acconciature e sui gioielli di moda tra la fine del III e il V secolo: tra loro un intenso ritratto ipoteticamente identificato con l'effigie di una Fausta poco piu' che adolescente, la moglie che Costantino fece uccidere assieme al figlio Crispo. Alcuni pannelli sono dedicati al famoso viaggio di Elena a Gerusalemme e alla leggenda che circonda la ricerca e il ritrovamento della Vera Croce e alle costruzioni legate a Elena e Costantino a Roma, ovvero il Sessorium, S. Croce in Gerusalemme e il mausoleo di Elena lungo la via Labicana. Una ricostruzione dell'elmo-diadema di Costantino in cui, secondo la tradizione, Elena avrebbe inserito uno dei chiodi della Croce, e' stato appositamente approntata per la mostra ispirandosi al medaglione di Vienna, anch'esso presentato nella sezione dedicata alle insegne imperiali. Tra i reperti esposti, la capsella di Samagher, restaurata appositamente in occasione della mostra, e alcuni esempi di croci e reliquiari realizzati in ogni foggia e dimensione per contenere presunti frammenti della Croce, alcuni con le effigi di Elena e Costantino. L'ultima sala e' dedicata alla fortuna della figura di S. Elena e del ritrovamento della Croce nei secoli successivi all'Antichita', spingendosi fino al XVII secolo. Oltre a un testo di diritto canonico del IX secolo e a una miniatura di un antifonario del XV secolo, troviamo in mostra alcuni dipinti, tra i quali spiccano l'intensa Visione di Sant'Elena del Veronese e l'elegante Sant'Elena di Cima da Conegliano da Washington.

Pur con qualche semplificazione, purtroppo spesso inevitabile quando ci si deve rivolgere al grande pubblico, la mostra di Palazzo Reale traccia un affresco interessante e vario di un'epoca difficile da interpretare e di interesse relativamente recente nella storia degli studi. Il misterioso "Editto", che forse non fu tale e che verosimilmente non ebbe nemmeno tutta quell'importanza storica e sociale che la tradizione successiva gli attribui', resta comunque una scusa per affrontare le molte trasformazioni dell'epoca costantiniana, trasformazioni che influenzarono fortemente le epoche successive, anche dopo la caduta dell'Impero.

Le foto corredate di asterisco sono tratte dal sito della mostra

Autore/autrice scheda: Chiara Ballestrazzi


Nome dell'evento: L'Editto di Milano e il tempo della tolleranza. Costantino 313 d. C.

Comune: Milano, Roma

Data visita: 27 dicembre 2012

Responsabili scientifici

Paolo Biscottini e Gemma Sena Chiesa

Comitato scientifico: Padre Eugenio Alliata, Ermanno A. Arslan, Mariarosaria Barbera, Fabrizio Bisconti, Paolo Biscottini, Angelo Bottini, Donatella Caporusso, Andrea Carandini, Anna Ceresa Mori, Chris Entwistle, Giovanni Gentili, Francesca Ghedini, Silvia Lusuardi Siena, Luigi Malnati, Arnaldo Marcone, Antonio Paolucci, Claudio Parisi Presicce, Raffaella Poggiani Keller, Maria Pia Rossignani, Valeria Sampaolo, Gemma Sena Chiesa, Fabrizio Slavazzi, Alfred Walcher, Paul Zanker

Responsabili organizzativi

Comune di Milano, Museo Diocesano Milano, Palazzo Reale

Responsabili allestimento

Articolarte, Roma; Interfair Group, Milano; Volume, Milano

Ufficio stampa: Electa

Genere/i: arte antica, arte medievale, arte moderna, arti applicate

Classi di oggetti esposte: arazzi, armi, arredi, calchi, ceramiche, dipinti, documenti, elementi architettonici, glittica, libri, miniature, monete e medaglie, mosaici, oreficeria, sculture, tessuti, utensili, video

Area espositiva: sezioni

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Costo biglietto: 9 euro (intero), 7.50 euro (ridotto), 4.50 euro (ridotto speciale)

Catalogo

Electa, 2012, a cura di Gemma Sena Chiesa. 25 euro in mostra