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Il grande mosaico dell'ambiente 1 al centro del Lapidario Romano
Il grande mosaico dell'ambiente 1, particolare
I disegni di Giuseppe Graziosi, uno dei tre pannelli della mostra e, in fondo, il frammento di mosaico recuperato dall'ambiente 2
Il frammento di mosaico recuperato dall'ambiente 2
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Mostra

1897-2012 Il Mosaico Riscoperto

Modena, Palazzo dei Musei, Lapidario Romano 16 dicembre 2012 - 12 maggio 2013 (prorogata al 1 settembre 2013)

Il grande mosaico dell'ambiente 1, particolare
Il grande mosaico dell'ambiente 1, particolare

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Anche quest'anno il Museo Civico Archeologico Etnologico di Modena offre al pubblico una mostra che presenta per la prima volta reperti recentemente recuperati: quest'anno il protagonista, al centro della suggestiva cornice del Lapidario Romano, e' un grande mosaico tardoantico portato e riportato alla luce prima da uno scavo diretto da Arsenio Crespellani e poi, piu' di cento anni dopo, da uno scavo diretto dalla Soprintendenza per i Beni Archeologici dell'Emilia-Romagna in occasione della costruzione di una rotatoria lungo la strada provinciale 569 di Vignola, in localita' Melda di Sotto, a poca distanza da Savignano sul Panaro e dall'antico tracciato della Strada Claudia (2010-2011).
Sebbene si tratti dell'esposizione di un unico (seppur significativo) reperto, la piccola mostra e' un'occasione per presentare al pubblico la storia che molto spesso si cela dietro i pezzi che si ammirano nei musei e gettare uno sguardo su uno dei periodi di maggior vitalita' dell'archeologia modenese. Il mosaico infatti e' affiancato dalla storia della sua prima scoperta. Attorno al grande mosaico, un raffinato tappeto geometrico orchestrato attorno a una ghirlanda che forse in origine incorniciava un kantharos, e al lacerto musivo recuperato dallo scavo parziale dell'ambiente 2 sono infatti esposti i bei disegni acquarellati realizzati da Giuseppe Graziosi. Questi disegni sono probabilmente derivati, come testimoniano alcune incongruenze riscontrabili con i reperti disotterrati, da schizzi e appunti del Crespellani e non da una visione diretta dello scavo. Un disegno raffigura il grande mosaico dell'ambiente 1, mentre l'altro testimonia lo scavo di un secondo ambiente: anch'esso e' stato interessato dall'indagine del 2010-2011, durante la quale e' stata riportata alla luce una porzione del mosaico con kantharoi, coppie di pesci, delfini e fiori elegantemente racchiusi negli intrecci geometrici di gusto prettamente tardoantico. Purtroppo lo stato del mosaico non ha permesso il suo distacco.
Oltre ai due ambienti individuati da Crespellani, lo scavo ne ha intercettati altri due: una stanza a pianta quadrata a Ovest dell'ambiente 1 (ambiente 2) e un secondo ambiente con la pavimentazione realizzata in cocciopesto e databile a un'epoca di molto anteriore a quella della realizzazione dei mosaici, addirittura risalente al I secolo a. C. / I secolo d. C (ambiente 4). Un ulteriore scavo piu' a Sud ha rilevato la presenza di un ambiente (ambiente 5) e di un'area acciottolata, con ogni probabilita' da identificare con un cortile connesso alle attivita' produttive della villa.
Nonostante i dati recuperati non permettano di individuare con sicurezza le caratteristiche del complesso, si puo' comunque stabilire che la sua prima fase risalga alla prima eta' imperiale. Tra il IV e il V secolo e' collocabile una profonda ristrutturazione a cui sono riconducibili i tre mosaici noti, probabilmente realizzati impiegando anche tessere della decorazione piu' antica.

Autore/autrice scheda: Chiara Ballestrazzi