Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Arnolfo di Cambio, una rinascita nell'Umbria medievale
Novità
Tag-Cloud

sale nelle palazzo della galleria degli sono uffizi patrimonio alla contemporanea percorso come sezione trieste firenze salani opere quattrocento madonna
Mostra

Arnolfo di Cambio, una rinascita nell'Umbria medievale

Perugia, Galleria Nazionale dell’Umbria 7 luglio 2005 - 8 gennaio 2006

Share |

FRA TEMA E TERRITORIO
Il sottotitolo dell'esposizione, Una rinascita nell'Umbria medioevale, convoglia già l'attenzione del visitatore dalla figura dello scultore, e magari dall'attesa di una mostra monografica, al contesto in cui Arnolfo operò. Si tratta quindi di un tema geografico, sulla scia della serie di eventi culturali con cui la locale Sovrintendenza cerca di far emergere al meglio le tracce storico-artistiche del proprio territorio (tanto che l'esposizione dell'anno passato, dedicata a Pietro Perugino, contava in totale una dozzina di sedi sparse nella provincia di Perugia). Più sobriamente Arnolfo si limita a due sole sedi, allestite in corrispondenza con i centri di attività dell'artista in Umbria, Perugia e Orvieto.

 

DUE SEDI PER UNA MOSTRA
Di grandissima suggestione, nella sede perugina, l'ingresso nella prima sala: un faldistorio pontificio e ad altre preziose reliquie (frammenti di parati liturgici, calici e patene, libri miniati, diplomi) fanno rivivere l'epoca d'oro della corte papale itinerante, quando la città si rimetteva ogni volta a nuovo per accogliere l'immenso seguito del pontefice. Tutto all'insegna della magniloquenza è poi lo sbalorditivo prospetto scenografico del secondo salone, dove al posto dei piccoli oggetti sontuari finora esposti si trovano esempi di scultura monumentale in marmo e bronzo: di particolare impatto la sfilata del Grifo e del Leone, entrambi stemmi del Comune, come pure la ricostruzione (ipotetica) della Fonte che Arnolfo aveva eretto lungo il principale asse cittadino. Più ellitticamente, altre sculture nell'ultima e terza sala segnano il percorso della successiva scultura umbra fino ai primi decenni del Trecento.

 

La vasta navata dell'ex chiesa di Sant'Agostino, a Orvieto, ci ricorda l'importanza del cantiere per la facciata del Duomo cittadino attraverso alcune squisite piccole sculture in marmo e legno di pertinenza del Museo dell'Opera del Duomo (chiuso da decenni); ma ci sono pure due grandi ritratti di Bonifacio VIII a figura intera, a ricordare la duratura presenza pontificia in città. L'unico dipinto esposto in mostra si trova affrontato ad un impressionante simulacro ligneo di Cristo benedicente, ricavato in un unico, enorme ceppo d'olivo.

 

SUGGESTIONI E COMUNICAZIONE
Massima attenzione è stata assegnata alla leggibilità diretta delle opere, che sono esposte quasi sempre in forma adeguata (luci, altezza da terra, possibilità di 'aggiramento' del visitatore) e valorizzate da accorgimenti espositivi: dietro il faldistorio duecentesco, ad esempio, si trova una gigantografia che ne illustra l'utilizzo attraverso una miniatura coeva. I pannelli esplicativi si limitano a fornire una sorta di profilo storico dell'Umbria 'papale', peraltro utilissimo, rispetto al quale le opere finiscono talora per fungere da meri poli di evocazione storica e suggestione estetica. Il terreno affrontato. D'altronde, a voler comporre problemi come quello di Arnolfo e quello del cantiere della facciata del Duomo di Orvieto, il terreno affrontato è di tale vastità da rendere in un certo senso necessaria la sobrietà comunicativa. Una maggiore frequenza di richiami fra le opere esposte ed i loro contesti, spesso presenti a pochi passi dall'uscita della sede, sarebbe stata opportuna: pare ad esempio curioso che nella sede orvietana della mostra dedicata ad Arnolfo non si trovi alcuna indicazione circa l'esistenza, nella chiesa di San Domenico, del monumento funerario del cardinale De Braye, capolavoro dello scultore recentemente restaurato.

 

Autore/autrice scheda: Gabriele Donati