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Eureka! Il genio degli antichi

Napoli, Museo Archeologico Nazionale 11 luglio 2005 - 9 gennaio 2006

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I TEMI
Le undici sezioni (1. AUTOMATA, Le macchine del mito; 2. ELLENISMOS, Alessandro Magno e i regni ellenistici; 3. PNEUMATYKA, Prodigi di acqua e vapore; 4. ARCHIMEDES, Archimede di Siracusa; 5. THEATRON, Il teatro delle meraviglie; 6. MOUSIKE, Acustica e nuovi strumenti; 7. GEOMETRIA, La geometria dell'universo; 8. FUSIKE, Le scienze naturali; 9. MATEMATIKE, Le scienze esatte; 10. FAROS, Il Faro di Alessandria; 11. La Rinascita dell'antico) corrono lungo la bella corte interna del palazzo, e dunque nel cuore stesso della collezione, quasi proponendosi come il 'braccio nuovo' (ovvero riservato alle scoperte tecnologico-scientifiche) del Museo universale teorizzato per Napoli nel 1921 e mai realizzato.

 

L'ampiezza culturale dei temi toccati, non appesantita da un soverchio numero di reperti, testimonia la ricchezza dei problemi posti dalla mostra:

 

  • puntualizzazione storica del termine 'scienza' nel contesto ellenistico (che è ben distinto dalla 'magia naturale' del napoletano Giovambattista della Porta o dalla 'scienza nuova' di Galilei);
  • relativa suddivisione in branche;
  • documentazione iconografica indiretta di macchine non pervenute (affascinante, per esempio, la sezione sugli automi semoventi e sulla fucina del fabbro);
  • ricostituzione di una conoscenza scientifica spesso stupefacente o a partire da da relitti e frammenti quasi illeggibili o da manufatti di molto posteriori all'età ellenistica, ma costruiti secondo le regole antiche. I rimasugli del problematico e complesso Meccanismo di Anticitera, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene, costituiscono quasi una sfida al riconoscimento.
La mostra ha il merito di porre al visitatore un interessante quesito sulle nostre radici: cosa sarebbe rimasto delle perdute meraviglie antiche, delle origini della tradizione scientifica occidentale, se attori extraeuropei (e più specificamente arabi) non si fossero presi la briga di raccoglierle, rielaborarle e perpetuarle?

 

GLI AMBIENTI E GLI OGGETTI
La triplice natura dello spazio espositivo (il giardino del Museo, il portico circostante ed una sala interna) è stata intelligentemente sfruttata in accordo alla natura delle opere esposte: alla luce zenitale sono visibili le ricostruzioni moderne, fra cui il nero dodecaedro amato da Dürer, la cosiddetta Vite di Galileo, l'Orologio ad acqua di Ctesibio. Nella penombra dei portici trovano posto i bronzi, non più silenti delle fontane patrizie o dell'austera Artemide Efesia della collezione Farnese, mentre nelle sale interne spiccano alcuni oggetti di interesse notevole e indubbio valore, spesso anche artistico: il Globo celeste Borgia, commissionato per il sultano al Kamid nel 1225 secondo i canoni tolemaici perfezionati da 'Abd al-Rahman al-Sufi, esibisce raffinatissime costellazioni incrostate in argento; l'Astrolabio prestato dal Science Museum londinese, unico esistente di epoca bizantina, riunisce in sé una meridiana portatile ed un calendario lunare ad ingranaggi; l'incredibile Hydraulis di Dion (organo idraulico) - la cui invenzione da parte di Ctesibio era considerata una meraviglia pari al Tempio efesino di Artemide - imitava invece il bambù mediante levigatissime canne inanellate da fili d'argento.

 

Fra le opere librarie ricordiamo il Codice dei Musici Greci, riedito nel 1581 da Vincenzo Galilei nell'epoca delle scale musicali complesse; lo splendido De Materia Medica di Dioscoride, che non avrebbe sfigurato nella collezione napoletana di Ferrante Imperato, autore anch'egli di un mastodontico erbario andato quasi totalmente distrutto; il Liber geometrie di Euclide, traslatus ab Adelardo Bathonensi de arabico in latinum, segno della rinascita di interesse per la scienza degli antichi nel XII secolo. Meritano una sosta anche I tre libri de' spiritali di Giovambattista della Porta napolitano, cioè d'innalzar acque per forza dell'aria (1606), che ripropongono in volgare l'idrostatica di Archimede e la pneumatica di Erone: le numerose e puntuali xilografie raffiguranti schemi geometrici e macchine idrauliche permettono qualche riflessione sulla condivisione di conoscenza tecnica tra autore e illustratore.

 

L'ALLESTIMENTO
Stupisce che la cura con cui sono stati elaborati i pannelli esplicativi, le didascalie di riferimento e i rivestimenti cromatici delle sale non abbia investito anche i materiali più fragili, antichi testi a stampa spiacevolmente sottoposti ad una violenta illuminazione diretta o continua. D'altra parte, è lodevole l'intenzione di interagire con il visitatore, chiamato ad azionare alcune macchine ricostruite e a ragionare sul loro funzionamento. Apprezzabile anche la volontà di superare la generale diffidenza verso la storia delle discipline scientifiche: Archimede, "l'anima della resistenza di Siracusa all'occupazione romana", non poteva essere più simpatico nel video proiettato in mostra, che si avvale di splendidi filmati di repertorio messi a disposizione dal Museo del Cinema di Torino.

 

Autore/autrice scheda: Valeria Genovese