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Il rito segreto: misteri in Grecia e a Roma

Roma, Colosseo 22 luglio 2005 - 8 gennaio 2006

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UNA VISITA ALL'ESPOSIZIONE
Il visitatore accede al secondo ordine dell'anfiteatro e comincia a percorrere la galleria esterna, aperta alla luce e ai rumori esterni, dove un nastro metallico continuo accoglie le didascalie delle singole sezioni. Dopo una breve introduzione sulle finalità della mostra, vengono presentati i diversi misteri del mondo antico: si parte dall'area greca, con i riti legati a Dioniso-Bacco e ai misteri eleusini; le figure di Demetra e Kore, attraverso evoluzioni e nuove connotazioni, "traghettano" il visitatore in ambito italico e romano. In effetti, se l'intero percorso rischia di coprire un ambito troppo vasto, le sezioni centrali della mostra, dedicate alle due divinità femminili, mostrano in maniera stimolante come una dea, a seconda del contesto, goda di culti e valenze differenti: ad Eleusi Kore è la figlia rapita che ritorna dalla madre, mentre a Locri Persefone è la regina degli Inferi, legata ai riti matrimoniali; ad Ariccia, invece, le due dee ritornano a formare una coppia.
Risulta assai stimolante l'uso parallelo di fonti letterarie e testimonianze iconografiche di grande qualità, che indicano le coordinate impiegate dallo studioso per il delicato lavoro di ricostruzione dei riti antichi: basti pensare all'urna Lovatelli, il cui fregio, interpretato alla luce dell'Inno a Demetra, costituisce un capitolo fondamentale nell'indagine dei culti eleusini.

Fra i reperti esposti nelle sezioni finali, dedicate ai culti di provenienza orientale, si segnalano i ritrovamenti del santuario del Gianicolo a Roma, un contesto archeologico complesso nel quale si sono stratificati più culti, tra cui degli ipotetici riti misterici legati all'idolo bronzeo avvolto in sette spire di serpente (forse Osiride).
A corredo delle singole sezioni vengono offerti spunti di riflessione sul significato del rito nell'età industriale e postindustriale, individuato in fenomeni come le cerimonie di mietitura lucane o i cortei di ambientalisti; tuttavia, tali confronti rischiano di perdere efficacia a causa della loro natura assai variegata.

 

ALLESTIMENTO
Numerose opere presenti in mostra possiedono un notevole valore artistico, godibile indipendentemente dal percorso delineato; tutte però rivestono un importante valore documentario nella trama espositiva, perché costituiscono un'espressione diretta di cerchie d'adepti, mentre la maggior parte delle fonti letterarie offre il punto di vista di coloro che parlano del fenomeno dall'esterno.
Purtroppo la scelta di isolare dallo spazio dedicato ai pannelli didattici le testimonianze figurative esposte nella galleria interna rischia di far prevalere il valore artistico su quello documentario: luce naturale e rumori esterni sono esclusi dall'"antro" delle opere per mezzo di grandi diaframmi metallici, e schermati dall'illuminazione artificiale diretta e da voci in sottofondo che declamano testi in greco e latino.
Le opere di ciascuna sezione sono esposte in esedre ricavate nella galleria interna: l'effetto è quello di uno spazio santuariale in cui lo spettatore osserva da un'unica posizione rilievi e altri manufatti, addossati alla parete a più livelli. Tale scelta si riflette anche nella sostanziale impossibilità di girare intorno alle opere: risulta così assai difficoltosa l'osservazione completa del fregio dell'urna Lovatelli, né la videoproiezione del medesimo oggetto che ruota su stesso accresce la fruibilità dell'importante reperto.
Assai singolare l'evocazione di fenomeni rituali a noi più vicini attraverso la proiezione scorrevole di immagini sul pavimento della galleria esterna; alcune fotografie, tratte da importanti studi etnografici, meriterebbero maggiore attenzione da parte del pubblico.

 

COMUNICAZIONE
L'incomunicabilità visiva e la distanza fisica tra le due gallerie indebolisce la rete di informazioni che pannelli e didascalie dovrebbero fornire integrandosi a livelli diversi. Le spiegazioni delle singole sezioni, presenti sul nastro della galleria esterna, riportano i dati essenziali alla comprensione dei diversi riti ed una riproduzione fotografica o grafica delle opere esposte a cui fanno riferimento: il rischio è che parte del pubblico rinuncia all'approccio diretto. Le didascalie della galleria interna, invece, forniscono informazioni sui rispettivi pezzi: non sempre viene prestata attenzione ai materiali dei manufatti, mentre la presenza di poche opere scelte avrebbe favorito spiegazioni iconografiche più diffuse.
Va infine segnalata la buona presentazione del contesto archeologico del santuario del Gianicolo, il cui pannello riporta pianta e foto del luogo di ritrovamento dell'idolo.

 

Autore/autrice scheda: Alessandro Poggio