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Mostra

Forgotten Empire: the world of Ancient Persia

Londra, British Museum 9 settembre 2005 - 8 gennaio 2006

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UNA VISITA ALL'ESPOSIZIONE
Dall'atrio del museo il visitatore viene "scortato" da un lungo corteo multicolore di guerrieri e sudditi persiani (liberamente tratti dai rilievi di Persepoli) fino all'accesso alla mostra, dominato dall'imponente calco del rilievo di un accesso monumentale di Persepoli.
Ll'esposizione è incentrata in particolar modo sulla vastità dell'impero persiano, che comprese popoli segnati da vicende storiche molto diverse. Nella prima sala una selezione di reperti ed una cartina dei territori del Gran Re presentano gli effetti di tale incontro, in cui dominatore e dominati dovevano trovare un linguaggio comune su scala artistica e culturale.
La seconda sala, dedicata ai palazzi reali, affronta in maniera semplice, ma efficace, il principale limite di una mostra organizzata lontano dai siti monumentali (la cui architettura rappresenta uno dei maggiori capitoli dell'arte achemenide). Nell'allestimento londinese i reperti architettonici frammentari rivivono infatti sullo sfondo dei calchi di Persepoli, realizzati nel 1892 da una spedizione inglese e conservati al British Museum: essi offrono il vantaggio di riprodurre lo stato di conservazione che i rilievi presentavano più di un secolo fa, ma permettono allo stesso tempo di rivalutare un pezzo di storia del museo.

 

Le sale successive sono dedicate al lusso e all'amministrazione dell'impero. Nonostante la ripartizione semplificata, dalla ricca collezione del British Museum - affiancata per l'occasione da reperti prestati da Teheran e Parigi - emerge un quadro complesso. Spesso il tema dell'acculturazione rimane però sottinteso e poco problematizzato: è vero che all'incontro tra civiltà persiana e mondo greco è dedicata una sottosezione, ma la presenza in mostra della lastra del Banchetto del dinasta, proveniente dalla licia Xanthos e qui accostata in maniera suggestiva a preziose suppellettili da tavola, avrebbe costituito un'occasione importante per esemplificare i termini della questione.
Risaltano comunque le enormi potenzialità del British Museum, che può utilizzare parti significative delle proprie collezioni per costruire percorsi tematici di alto livello; va segnalato, ad esempio, l'importante contributo apportato dal settore numismatico. La partnership con Teheran delinea inoltre un modello alternativo al rapporto burrascoso tra il museo inglese e le istituzioni greche, che reclamano la restituzione delle sculture partenoniche, rifiutando proposte di prestiti per esposizioni.

 

Dopo la sala dedicata alla caduta dell'impero persiano ad opera di Alessandro Magno, il protagonista della sezione dedicata all'eredità della civiltà persiana è il Cilindro di Ciro, rinvenuto nel 1879 e pertinente alle fondazioni di Babilonia. Il documento, che riporta il decreto con cui il re restituiva culti e territorio alle popolazioni precedentemente deportate nella città mesopotamica, venne poi usato come testimonianza della magnanimità di Ciro e divenne il simbolo del recupero novecentesco della civiltà persiana da parte della monarchia iraniana, comparendo su monete e francobolli ufficiali.
Dopo il negozio, quasi parte integrante della mostra, il percorso si conclude con disegni ed incisioni che attestano la riscoperta dei siti achemenidi da parte dei viaggiatori europei (XVII secolo) e le copie di iscrizioni che resero possibile la decifrazione della scrittura cuneiforme.

 

ALLESTIMENTO
Gli spazi destinati all'esposizione non sono molto ampi, soprattutto in rapporto al numero e alla natura dei pezzi: in giorni di grande affluenza la fruizione delle opere esposte può risultare difficoltosa. Anche le vetrine sono spesso sovraffollate: i reperti maggiormente penalizzati sono i sigilli e le monete, che richiederebbero, in mancanza di lenti di ingrandimento, un'osservazione più ravvicinata e un rimando più immediato alle relative didascalie. Purtroppo le sculture non possono godere della luce naturale che piove dal soffitto nelle grandi sale dell'esposizione permanente: essa avrebbe accresciuto l'illusione di una passeggiata fra le rovine di Persepoli.

 

COMUNICAZIONE
Al momento dell'acquisto del biglietto viene consegnato un fascicoletto per orientarsi nell'esposizione: il visitatore può trovarvi una planimetria della mostra e una succinta descrizione delle singole sezioni. La cartina dell'impero può rivelarsi assai utile, perché i riferimenti geografici presenti nella mostra sono numerosi.
L'apparato didattico, in linea con i criteri adottati nell'esposizione permanente del British Museum, offre livelli di lettura differenziati a seconda delle esigenze del visitatore: in ciascuna sezione i pannelli forniscono informazioni essenziali sulla tematica trattata dalla sezione, mentre le didascalie analizzano approfonditamente i singoli pezzi. Nella sezione dedicata ai palazzi reali una planimetria di Persepoli illustra la dislocazione dei diversi edifici, mentre un video aiuta a contestualizzare i diversi elementi architettonici, non senza qualche ricostruzione ad effetto.

 

INIZIATIVE COLLATERALI
Il British Museum propone al pubblico diversi approcci alla cultura iraniana (visite guidate, conferenze, incontri). Tra gli eventi di interesse storico-artistico si segnala un'appendice dell'esposizione principale, Iran before Islam: religion and propaganda AD 224-651 (chiusura prevista: 8 gennaio 2006), che è ospitata in una piccola sala al primo piano del museo. Essa consiste in un'analisi dell'età dei Sasanidi attraverso le immagini usate dal loro governo su sigilli e monete. La carrellata si spinge comunque fino alla Rivoluzione Iraniana, con attenzione costante alla ricezione della civiltà persiana da parte delle diverse dinastie regnanti. Purtroppo i reperti del periodo partico (III sec. a.C. - III sec. d.C.), "ponte" fra Persiani e Sasanidi, sono rimasti nella sala semivuota dedicata all'Iran antico: il visitatore che voglia dedicarsi ad una visione d'insieme della storia iraniana deve dunque fare la spola fra tre luoghi del museo.

 

Autore/autrice scheda: Alessandro Poggio