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Mostra

Il ritorno d'Amore: l'Attis di Donatello restaurato

Firenze, Museo Nazionale del Bargello 1 ottobre 2005 - 8 gennaio 2006

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TEMA
A chi entra nella sala unica l'Attis appare oggi in forme nuove. Liberato dagli strati plurimi di cere e vernici scure accumulati negli anni, il bronzo rivela un modellato capace di effetti sorprendenti e diversissimi: sottili lamine d'oro sono embricate delicatamente sulle ali del putto, come lucide piume; la cintola a pastiglie gialle ne stringe il nudo bacino morbidamente, perché è scamosciata; la danza spiritata disegna sulla pelle sottile pieghe nette, mentre l'ebbrezza e il gran riso scavano sul volto i primi segni di stanchezza, evidenziati dalla politura quasi affilata.
Prima che un capolavoro, l'Attis è però innanzitutto un manufatto: la sua pelle, rimessa in luce dal restauro, presenta ancora le tracce dei procedimenti attraverso cui è stato realizzato. La mostra spiega perché le soluzioni tecniche impiegate per questo bronzo sono magistrali. Numerosi grafici e particolari fotografici illustrano la fusione in pezzi e aiutano a rintracciarne i segni sull'originale.

 

APPROFONDIMENTI
È di particolare interesse poter cogliere la combinazione tra calco e modellazione diretta, che permise allo scultore differenziazioni importanti nel volume dei capelli e nella ponderazione delle brache. Il visitatore è guidato a trarne conseguenze sugli aspetti esecutivi del "naturalismo" di Donatello, ma anche a cogliere la peculiare origine antiquaria dell'opera.
La sua iconografia non è infatti basata su di una fonte letteraria puntuale o un modello visivo unico, ma combina attributi disparati che mirano più a caratterizzare fantasiosamente il putto come uno "spiritello" all'antica che ad evocare un personaggio, una storia o un'allegoria (come dimostrano eloquentemente i confronti esposti, due raffigurazioni scultoree di Attis del I-II secolo d.C., ed un pannello dedicato alla ricostruzione del suo mito).
Il percorso a tesi non perde di vista la funzione d'arredo della statua, di cui ricostruisce le vicende collezionistiche e mostra come, grazie ai recenti interventi strutturali, è stato possibile assicurare la statica e tenere insieme i pezzi nonostante le fratture.

 

ALLESTIMENTO
Ritrovata sul nuovo piedistallo la giusta altezza (che verrà forse mantenuta anche nell'allestimento permanente), il bronzo invita da ogni lato alla scoperta di nuovi dettagli. Il percorso circolare proposto dai pannelli lungo le pareti viene incontro discretamente agli interrogativi posti dalla visione della statua, che non viene mai interdetta.

 

La mostra si configura dunque come un esercizio di lettura dei diversi aspetti dell'opera. Il pubblico può desumere dallo studio di caso nozioni più generali, e scegliere a che livello di approfondimento arrestarsi: i pannelli vicini all'ingresso, bilingui e ampiamente illustrati, danno conto del restauro anche ad uno sguardo rapido, ma proseguendo nel percorso il visitatore viene introdotto a problemi tecnici, stilistici e iconografici di complessità crescente.

Senza avanzare pretese risolutive, giustamente, la mostra fornisce risposte equilibrate e convincenti anche ai tre quesiti che in momenti diversi hanno reso l'Attis un rompicapo storico: chi fu il primo proprietario dell'opera, quale sia il suo soggetto (essendo quella di "Attis" poco più che una denominazione di comodo) e se sia legittimo ricercare, al di là della "figura di genere", anche un "significato".

I nostri lettori tuttavia si rassicurino: in questo evento non è necessario acquistare il catalogo (che pure è economico, leggero e assai bello) per cogliere la tesi della mostra. Le argomentazioni che Francesco Caglioti produce nel suo saggio introduttivo sono però degne di particolare attenzione, anche in una prospettiva di metodo più generale.

 

TIPOLOGIA DELLA MOSTRA
Molte esposizioni del Museo del Bargello sono di un genere che in Italia è poco praticato e ancora meno pubblicizzato. Chi ha modo di frequentare la National Gallery di Londra sa invece che le mostre monografiche piccole, pensate per illustrare un pezzo della collezione accostandolo ai suoi pendants ottimali, sono tra i fattori che attraggono l'attenzione dei turisti e rendono abituali i visitatori residenti. Essi permettono infatti di rinnovare la collezione e il taglio tematico dei percorsi senza traumi eccessivi, e consentono la produzione di materiale illustrativo che non troverebbe spazio nelle sale, vincolate da difficili equilibri di allestimento.

 

Per il Bargello esse sono diventate anche un appuntamento fisso per coinvolgere studiosi esterni e, fatto notevole, comportano un aumento consistente del pubblico (secondo gli addetti del museo, la precedente mostra su Bindo Altoviti ha quasi raddoppiato il numero dei biglietti venduti). Oltre ad avere costi assoluti minori, queste mostre di approfondimento sono più gestibili e raggiungono spesso livelli qualitativi alti. Per il visitatore itinerante risultano poco stancanti e perfino comode (anche nello spazio ridotto della sala del Bargello abbiamo trovato posto a sedere).

 

Autore/autrice scheda: Walter Cupperi