Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Marco Palmezzano: il Rinascimento nelle Romagne
Novità
Tag-Cloud

quattrocento uffizi sezione madonna sono trieste palazzo degli percorso opere sale patrimonio nelle alla galleria contemporanea salani della come firenze
Mostra

Marco Palmezzano: il Rinascimento nelle Romagne

Forlì, Musei San Domenico 4 dicembre 2005 - 30 aprile 2006 (prorogata al 14 maggio 2006)

Share |

Centro e periferia

Il nucleo principale della mostra è allestito nei grandi ambienti del complesso di San Domenico, recentemente restaurati come sede futura della Pinacoteca, del Museo archeologico e di altre collezioni civiche forlivesi. Attorno a questo perno ruotano le altre opere dell'artista presenti in città (San Mercuriale) e nel territorio circostante (Forlimpopoli, Castrocaro). La valorizzazione in situ non ha d'altronde escluso l'integrazione con opere provenienti da altre zone d'Italia e del mondo, che si innestano in maniera mirata sul tessuto delle opere locali.
Larga parte dei dipinti è stata restaurata in occasione della mostra, come illustra una sezione specifica posta al termine del percorso di visita. Arricchisce inoltre l'evento una mostra fotografica di Marco Beck Peccoz, che legge con occhio contemporaneo i paesaggi dipinti dal Palmezzano.

Un'introduzione riuscita

Mentre la mostra si sviluppa nella teoria di quattro sale che si apre in cima allo scalone d'ingresso, le due ali che si estendono sulla destra e sulla sinistra al primo piano funzionano da ambienti di "decompressione", e sono molto utili in casi di affollamento. In queste stanze sono stati sistemati un video di presentazione e un'eccellente sezione in cui materiali grafici, fotografici ed audiovisivi ricostruiscono la Cappella Feo nella Chiesa di San Biagio a Forlì: distrutti durante la Seconda Guerra Mondiale, gli affreschi della Cappella videro il Palmezzano attivo al fianco del suo maestro Melozzo, altro grande artista forlivese.
Completano questa prima parte alcuni libri, aperti alle pagine che citano il Palmezzano: tra essi è debito menzionare uno splendido esemplare della Summa de arithmetica di Luca Pacioli (datato 1494), nel quale il pittore è addirittura citato tra i più grandi artisti del suo tempo.

L'allestimento

Chiave di volta dell'esposizione e della sua riuscita è senza dubbio l'organizzazione complessiva degli spazi. L'allestimento si integra negli ambienti dell'ex-convento con sobrietà, e l'illuminazione non compromette la leggibilità dei dipinti. La scelta di collocare i cartellini sul distanziatore, come se fossero piccoli leggii, è una soluzione molto efficace.

La chiarezza del percorso espositivo risulta anche dalla disposizione cronologica dei dipinti: nelle quattro sezioni i quadri del Palmezzano vengono scaglionati dalle prime prove alla maturità, e in ciascun ambiente sono proposti paralleli con opere di artisti coevi, in modo tale da porre in evidenza i i debiti e i momenti di originalità del linguaggio di Palmezzano. Un'attenzione specifica è stata deputata alle relazioni con la Venezia di Giovanni Bellini e Cima da Conegliano. Tale rete di confronti, senza dubbio illuminante, pone di fronte anche ad alcune assenze: nella sala conclusiva, ad esempio, è forse mancato un possibile rimando a Lorenzo Lotto, significativo tramite tra il Veneto e le Marche.

Per concludere

Non farà che piacere dover attendere per entrare ad una mostra la cui riuscita, prescindendo in maniera chiara dai numeri, può guardare ad essi a viso aperto e compiacersi di aver saputo recare un contributo notevole di cultura, e al contempo di aver coinvolto porzioni d'utenza ampie senza appendere alle pareti vasi di girasoli, paesaggi tremolanti di luce o l'immagine di qualche isola lontana, che con le Romagne avrebbe ben poco a che fare.

 

Autore/autrice scheda: Emanuele Pellegrini