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Mostra

Palazzo Pitti: la reggia rivelata

Firenze, Palazzo Pitti 7 dicembre 2003 - 31 maggio 2004 (prorogata al 9 gennaio 2005)

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TEMA DELLA MOSTRA

Il tema della mostra Palazzo Pitti: la Reggia Rivelata è la riscoperta del palazzo nella sua funzione di reggia fiorentina attraverso il racconto dei cambiamenti che lo interessarono tra il Cinquecento e l’Ottocento.

L’esposizione, dislocata tra il Cortile dell’Ammannati, la Galleria Palatina e la Grotta del Buontalenti, si articola in diverse sezioni, ciascuna delle quali pone in risalto un aspetto particolare del palazzo, dei materiali che ospitò in successivi momenti storici e del loro significato specifico.

 

La narrazione è affidata a tutti quegli oggetti che nel corso del tempo hanno fatto parte dell’immaginario di Pitti: le sculture collocate nel Giardino e nel Palazzo, le decorazioni dei suoi ambienti, i disegni e le stampe che riproducevano o reinventavano la reggia. Le sale espositive sono esse stesse in mostra, poiché il tema le coinvolge direttamente.
Il visitatore è invitato a riflettere sulle esperienze di collezionismo maturate all’interno di quegli ambienti; sulle trasformazioni architettoniche di Pitti e sugli sforzi progettuali che le precedettero; sul contesto ambientale ed urbanistico in cui la Reggia è inserita; sull’allestimento sontuoso delle stanze, conseguito mediante l’uso combinato di scultura e decorazioni parietali.

 

IL PERCORSO ESPOSITIVO

 

L’ingresso alla mostra coincide con l’ingresso ai Musei di Palazzo Pitti. La prima tappa è il Cortile dell’Ammannati, con le statue di Eracle visibili in situ nelle nicchie e la Grotta di Mosè, che trae il nome dal colossale torso antico in porfido rosso restaurato da Raffaello Curradi e Cosimo Salvestrini.

 

In occasione della mostra vengono presentate anche alcune opere antiche che, relegate finora in una posizione marginale nella Reggia, risultano valorizzate dalla temporanea collocazione lungo il loggiato. Di particolare interesse: il rilievo con Cavallo e scudiero, dal Cortile dell’Aiace; la Vasca con protomi di leone, dai depositi; i Gladiatori, dal Giardino di Boboli.
In cima allo scalone monumentale è stata sistemata la Fama di Raffaello Curradi, un’altra delle opere riscoperte che la mostra offre l’opportunità di apprezzare. L’altorilievo, realizzato reimpiegando un frammento antico, è stato infatti rintracciato solo di recente da Gabriella Capecchi nei depositi del Museo Archeologico. Continuando a salire si trovano alcuni busti concepiti da Giuseppe Piamontini come una serie, ma esposti poi separatamente all’interno del palazzo.

 

Attraverso il vestibolo della Galleria Palatina si accede alla Sala Bianca, nella quale alcune sculture antiche e moderne appartenenti alla collezione di Cosimo I sono state caricate di un'aura di magnificenza attraverso il suggestivo nitore dell'ambiente e un sapiente dosaggio di specchi e illuminazione artificiale. Tra le opere esposte: il Bacco con Satirino di Vincenzo de’ Rossi, recuperato dal Giardino di Boboli, e l’Arringatore, che compare in mostra affiancato dagli Scipioni del Bargello.

 

L'antico splendore degli esterni palatini è proiettato nella mostra e moltiplicato attraverso riproduzioni d'epoca. Dalla Sala Bianca, decorata da vedute e modelli plastici, si raggiunge la stanza dei Disegni, dove i progetti del Buontalenti per Pitti sono esposti insieme ai disegni preparatori cortoneschi, che hanno permesso di recuperare alcuni significati degli affreschi visibili nelle Sale dei Pianeti.

 

Nella vicina Sala di Bona sono in mostra non solo le sculture, ma anche gli affreschi della volta e delle pareti, che il visitatore è invitato a guardare riconoscendone lo schema iconografico. Nella stanza adiacente sono state raccolte alcune delle statue di genere concepite per il Giardino di Boboli.

 

Ritornando nel vestibolo, si accede alla Galleria delle Statue e alla Sala del Castagnoli, dove sono esposte statue antiche pertinenti alle collezioni medicee, e in massima parte provenienti da Villa Medici. Interessante per capire in che modo la Reggia si trasforma col mutare del gusto è la vicenda della Galleria delle Statue, concepita dall’Ammannati come un loggiato e poi trasformata e ridecorata con l’arrivo dei Lorena.

 

Nella Sala del Moro, realizzata alla fine dell’Ottocento come ingresso alla Galleria Palatina, la mostra mette in evidenza la fontana marmorea quattrocentesca collocata al centro del pianerottolo. La visita prosegue attraverso le Sale dei Pianeti, nelle quali si può godere del ciclo di affreschi di Pietro da Cortona recentemente restaurato.

 

Al centro della Sala di Marte, affrescata da Pietro da Cortona, è stato esposto il Nettuno bronzeo di Stoldo Lorenzi, recentemente restaurato, che si trovava al centro della Fontana del Forcone a Boboli e che in mostra può essere visto da una distanza molto ravvicinata. La stessa operazione è stata fatta per la statua di Esculapio, attribuita alla cerchia del Tribolo, collocata nel mezzo della Sala di Apollo.

 

Un risultato molto interessante delle ricerche che hanno preceduto la mostra è la ricostruzione dell’aspetto cinquecentesco della Sala delle Nicchie, che attualmente appare al visitatore con l’apparato decorativo neoclassico voluto dai Lorena. Tra le opere esposte in questo ambiente: il Busto ritratto di Cosimo I de’ Medici, di Baccio Bandinelli; il Busto di “Pirro”, un tempo collocato nella Sala delle Nicchie e poi trasferito a Boboli; lo Spinario e il torso antico restaurato come Ganimede da Benvenuto Cellini, dal Bargello.

 

Ultima tappa della mostra è la Grotta Grande del Giardino di Boboli, restaurata e riaperta al pubblico dopo una campagna di scavi che ha permesso di recuperarne la quota cinquecentesca.

 

CRITICA DELL'ALLESTIMENTO

 

Palazzo Pitti: La Reggia Rivelata è stata concepita dai curatori come una una “mostra-non mostra”, vale a dire un evento che avesse sul visitatore un impatto non invasivo, bensì suggestivo, finalizzato più ad arricchire che a turbare l’immagine tradizionale di Pitti.

 

Non è stata progettata pertanto una forma di accoglienza del pubblico che sancisca il suo ingresso alla mostra: nel Cortile dell’Ammannati è necessario guardarsi intorno e avvicinarsi a qualcuna delle opere per scoprire la scheda con il logo che contraddistingue le opere esposte, e solo all’ingresso della Sala Bianca è possibile ottenere una pianta del percorso.

 

A destra dell’ingresso, contro la parete, si trova il supporto per uno schermo che trasmette in più lingue un video sulla storia di Palazzo Pitti e sui temi della mostra: peccato non sia stato previsto un punto di appoggio per i visitatori; le belle immagini e la voce suadente attirano molti, che però dopo poco iniziano a sentire il bisogno di muoversi, e si allontanano.

 

La scelta di un allestimento leggero è positiva in quanto rispetta il palazzo e i suoi ambienti, che non risultano mai sovraccarichi, ma si rivela poco efficace dal punto di vista comunicativo. Nonostante la provenienza degli oggetti sia sempre indicata, risulta alla fine difficile in alcuni ambienti distinguere tra ciò che è in situ e ciò che viene esposto in occasione della mostra.

 

Questa ambiguità è evidente soprattutto nella Galleria Palatina. Dalla Sala del Castagnoli alla Sala della Stufa, ad esempio, vengono soppresse del tutto le indicazioni sul percorso della mostra. Circondati da cose belle, non manca certo da vedere, ma ci si sente un po’ abbandonati e ricompare il sospetto di aver sbagliato qualcosa.

 

ASPETTATIVE DEGLI ORGANIZZATORI E VALUTAZIONE DEL SUCCESSO

 

L’intento più ambizioso della mostra è rendere accessibili i risultati di un insieme di ricerche scientifiche che hanno interessato Palazzo Pitti negli ultimi anni, in modo da modificare, attraverso la divulgazione e la conoscenza, la percezione stessa del complesso da parte del pubblico.

 

Per ottenere questo importante risultato si punta dichiaratamente sulla meraviglia del visitatore, che dovrebbe uscire dalla mostra ammirato di fronte alla riconquistata magnificenza di Pitti e, di conseguenza, arricchito di una nuova consapevolezza sul suo valore storico.

 

Naturalmente ciò non implica l’abbandono degli intenti didattici, che sono ottimamente rappresentati negli apparati di supporto. Estremamente curate e chiare sono tutte le schede informative sulle singole opere e sulle decorazioni, redatte in italiano ed in inglese.

 

La mostra riesce a veicolare validamente l’idea della stratificazione, del mutamento e dell’adeguamento degli spazi e del loro contenuto al gusto di un’epoca, ma la ricostruzione di una sequenza cronologica è lasciata al visitatore volenteroso.

 

Autore/autrice scheda: Gabriella Cirucci