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Laocoonte: alle origini dei Musei Vaticani

Cittą del Vaticano, Musei Vaticani 18 novembre 2006 - 28 febbraio 2007

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L'esposizione è segnalata già in strada da un pannello in cui la testa del cavallo di Troia in legno fa da sfondo ad una silhouette in plexiglas della scultura: si allude al passo di Virgilio (Eneide, II, 41) che narra la morte del sacerdote troiano. La mostra apre proprio con un affresco pompeiano e due codici del poema nei quali l'episodio è illustrato seguendo un'iconografia diversa da quella della statua: Laocoonte è stante, circondato da serpenti, e i figli sono separati dal padre. Anche questo schema ebbe una sua fortuna, come attesta una ceramica rinascimentale in mostra, ma essa non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella del gruppo vaticano, che rimane una delle opere più studiate e replicate dell'età moderna e contemporanea.
L'opera tardo-ellenistica, databile tra il 40 e il 20 a. C., è esposta di fronte ad altre due statue antiche : la prima è la testa di Odisseo di Sperlonga, stilisticamente vicina e attribuibile agli stessi autori rodii, come testimonia un'iscrizione qui presente in calco; la seconda, proveniente dall'Ermitage di San Pietroburgo e identificata solo di recente, raffigurerebbe il figlio maggiore del sacerdote. I paragoni e i nessi fra le statue sono ben illustrati dall'apparato didascalico, veramente esemplare.

 

Il Laocoonte colpisce per la complessa composizione, ripresa anche da opere novecentesche, stupisce per l'incredibile resa anatomica e affascina per la resa del pathos. «Insuperabile esempio dell'espressione del dolore, del terrore, e della morte», (Lessing), il Laooconte è « Pathosformel [.] disponibile alla citazione, e perciò anche alla metafora, allo scherzo, all'ironia» (Settis). Lo copiarono, fra gli altri, Sansovino, Primaticcio, Rubens, Bernini, le cui opere sono in mostra insieme a rielaborazioni e citazioni del pezzo.
La copia in bronzo ordinata dal re Francesco I di Francia al Primaticcio è esposta di fronte all'originale, il che permette confronti e collegamenti inediti. Il Laocoonte vaticano è posto su un basamento circolare e la statua è visibile da ogni lato (cosa solitamente impossibile, data la collocazione del gruppo in una nicchia). Purtroppo l'occasione non è stata del tutto sfruttata: se frontalmente l'illuminazione è molto forte, il retro è in ombra.
Molto interessante è l'esposizione di fotografie ottocentesche che propongono interpretazioni personali dell'opera, aiutando a riflettere sull' oggettività spesso presunta dello strumento fotografico. La parte intitolata Il Laocoonte per sempre, che dà conto delle interpretazioni e delle citazioni novecentesche dell'opera, chiude l'esposizione.
La mostra, dall'allestimento gradevole e molto curato, è esemplare dal punto di vista metodologico. Il percorso, non dispersivo e concepito lucidamente, racconta la storia di una sola opera della collezione permanente, ed è un utile espediente per valorizzare il museo. Lo snodo fra le sezioni non è tuttavia immediato per il visitatore, che all'entrata può sbagliare direzione.
In un periodo in cui la centralità dell'arte antica, data così a lungo per scontata nella nostra cultura, viene messa in dubbio, è particolarmente utile riflettere sul suo ruolo e sulla statua del Laooconte, simbolo della classicità anche se ne rappresenta soltanto uno dei poli.

 

Autore/autrice scheda: Federica Rossi