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Sulla via di Alessandro. Da Seleucia al Gandhāra

Torino, Museo Civico d'Arte Antica 27 febbraio 2007 - 27 maggio 2007

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UNA VISITA ALL'ESPOSIZIONE
Protagoniste dell'esposizione sono due regioni dell'Asia ellenizzate dalla spedizione di Alessandro Magno, che conquistò l'impero persiano procedendo a est fino all'India: la prima si stende attorno alla città di Seleucia al Tigri, nell'attuale Iraq, fondata da Seleuco I alla fine del IV sec a.C.; la seconda è la valle dello Swat, nell'odierno Pakistan. Entrambe le aree sono state indagate dalle missioni del Centro Ricerche Archeologiche e Scavi di Torino tra gli Anni Cinquanta e Ottanta del secolo scorso.
Le imprese militari del Macedone e il suo progetto politico di costituire un impero in cui convivessero la grecità e la cultura orientale aprirono le porte a un duraturo e proficuo incontro tra sfere culturali differenti, influenzando la produzione artistica delle regioni coinvolte, come si vede dai pezzi in mostra. La prima opera esposta, l'affresco da Pompei raffigurante le nozze tra Alessandro e Statira, figlia del re persiano sconfitto, indica che fin da subito, e in prima persona, il condottiero macedone colse la portata culturale del nuovo quadro politico.

 

LA NASCITA DEL REGNO SELEUCIDE
La morte di Alessandro Magno, avvenuta a Babilonia nel 323 a.C., infranse il suo sogno politico: ben presto sorsero aspre dispute tra i suoi generali per il controllo dei vastissimi territori conquistati. Nel contesto di una spartizione, il governo dell'Asia Anteriore, che si estendeva dalla Siria all'India, passò a Seleuco Nikator, il cui busto bronzeo da Ercolano fronteggia l'affresco pompeiano in mostra. Il compito dei Seleucidi fu assai arduo e ben presto il vasto territorio affidato al capostipite della nuova dinastia subì una notevole frammentazione politica, ben illustrata da alcune serie monetali esposte al termine della prima parte del percorso: in età ellenistica, nell'ambito di un sistema monetale vicino a quello greco diffuso da Alessandro, ciascuna autorità politica, quando possibile, batté infatti moneta propria.

 

UN NUOVO LINGUAGGIO ARTISTICO IN MESOPOTAMIA
Le sezioni centrali dell'esposizione propongono una scelta di opere da Seleucia e da altri siti dell'area mesopotamica, documentando la vita culturale dell'area fino ai primi secoli dopo la nascita di Cristo (dunque ben oltre il governo della dinastia seleucide): in questa regione posta tra il Tigri e l'Eufrate, la cultura della civiltà greca interagì infatti con il sostrato locale, erede di tradizioni millenarie, con risultati originali e duraturi in ambito artistico e culturale.
In campo religioso la permeabilità tra le due sfere fu rilevante: erano venerate divinità sincretiche, sviluppatesi dall'incontro tra dei omologhi delle due civiltà. Di conseguenza, anche l'elaborazione dell'immagine degli dei stessi fu influenzata da questi contatti: la statuetta da Borsippa, raffigurante probabilmente una divinità, unisce alla tradizione stilistica mesopotamica modelli classici. Alcune sculture in mostra, inoltre, documentano la presenza in questa regione di opere greche per stile e iconografia, come l'Eracle da Ninive e l'Afrodite da Dura-Europos. Altre sezioni illustrano la presenza di queste tendenze culturali in diverse testimonianze figurative, dalle suppellettili di uso quotidiano alle immagini a carattere funerario. Naturalmente, il processo di scambi culturali avviato dall'impresa militare di Alessandro Magno proseguì e si rinnovò anche attraverso le vie commerciali che percorrevano l'Asia Anteriore, mettendo in comunicazione l'area mediterranea e l'Estremo Oriente: Seleucia al Tigri, snodo di tali direttrici, unì in sé i caratteri di una sede dinastica ellenistica, il cui impianto urbano razionale è illustrato dal plastico all'inizio della mostra, e quelli di un centro amministrativo di stampo mesopotamico, nei cui ricchissimi archivi venivano conservati documenti ufficiali e di natura commerciale, come testimoniano le sigillature rinvenute.

 

L'ARTE DEL GANDHARA
Anche ai margini dei territori conquistati da Alessandro fu la religione a determinare la sintesi di un nuovo linguaggio figurativo. Nel Gandhara, l'altro polo geografico della mostra, i complessi monumentali buddisti incoraggiarono lo sviluppo di un'arte peculiare, che ebbe la sua massima fioritura nel I-III sec. d.C.; in queste sculture l'influsso greco-ellenistico non agì solo sullo stile, ma anche nell'elaborazione di un linguaggio narrativo funzionale alla rappresentazione di episodi della vita del Buddha, come si vede nei rilievi e nelle sculture in scisto di questa sezione, che saranno uno dei nuclei principali del futuro Museo di Arte Orientale di Torino.

 

ALLESTIMENTO
L'esposizione è ospitata nella cornice del salone che fu sede del Senato del Regno di Sardegna e successivamente del Regno d'Italia: le teche-vetrine fungono anche da pareti divisorie e modulano il grande ambiente in un percorso articolato in sezioni. Tuttavia, nel settore centrale, dedicato alla Mesopotamia, non risulta immediatamente chiaro che i pezzi sono raccolti in nuclei di vetrine affrontate, e il visitatore rischia di rimanere disorientato.
L'illuminazione delle opere è ben curata: ogni vetrina è dotata di faretti che proiettano la luce dall'alto sui singoli pezzi, offrendo condizioni ottimali soprattutto per le sculture e i rilievi.

 

COMUNICAZIONE
Poiché il percorso indaga un'area geografica molto vasta, sono esposte mappe che consentono di orientarsi facilmente tra i numerosi toponimi citati nelle didascalie. L'apparato didattico tiene conto dei diversi livelli di interesse del pubblico: una breve introduzione a ciascuna sezione, redatta sia in italiano che in inglese, offre una panoramica delle tematiche trattate; le didascalie delle singole opere offrono poi maggiori spunti di approfondimento. Di tale gerarchizzazione è ben rappresentativa la vetrina delle monete: a più generiche indicazioni sulle dinastie di riferimento si affianca un pannello dettagliato che fornisce la provenienza, la datazione e la descrizione di ciascun esemplare; infine, un diagramma che illustra con diversi colori le vicende politiche e dinastiche dell'Asia Anteriore dopo Alessandro aiuta il visitatore a comprendere il valore di testimonianza storica dei documenti numismatici.
L'esposizione dimostra come il progetto politico di Alessandro Magno, nonostante il suo fallimento, abbia avuto importanti conseguenze sulla vita culturale dei territori coinvolti. I pezzi, di alta qualità, stimolano a riflettere sulle diverse forme di interazione tra civiltà artistiche, un tema che offre molteplici spunti di indagine anche in aree e periodi differenti del mondo antico; il percorso, piacevole e ben curato, offre dunque un approccio efficace a un argomento poco noto, ma di grande interesse e attualità.

 

Autore/autrice scheda: Alessandro Poggio