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Mostra

Dürer e l'Italia

Roma, Scuderie del Quirinale 10 marzo 2007 - 10 giugno 2007

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Dürer non copiò, mai: ebbe l'eccezionale capacità di far propri i pregi di Giovanni Bellini, Mantegna, Leonardo, Pollaiolo, senza imitarli pedantemente, e apprese la lezione dell'antico senza riprodurre alcun monumento in rovina. Quello fra Dürer e l'Italia fu poi uno scambio: basti pensare al Pontormo, a Lorenzo Lotto, alla fortuna che Marcantonio Raimondi si costruì riproducendo senza permesso le stampe del maestro di Norimberga.


L'allestimento della mostra permette al visitatore di avvicinarsi alle opere e di osservarle attentamente senza far scattare allarmi frastornanti. Nel complesso anche l'illuminazione è adeguata. Convince anche l'invito a seguire la fortuna delle invenzioni düreriane (che continuò anche dopo la morte del maestro) confrontando dipinti, incisioni e sculture.

No
Non tutti gli accostamenti funzionano e sono di immediata comprensione, in mancanza di pannelli didattici: nel caso che il visitatore disattento si dimenticasse di prendere il prezioso libricino illustrativo posto sui banconi della biglietteria, si troverà totalmente in balia di se stesso. La scelta di articolare il percorso per temi è utile soprattutto al grande pubblico, ma in alcune sezioni, soprattutto quella dedicata ai ritratti, sarebbe stato preferibile disporre le opere cronologicamente.

Conclusioni
Racchiudere il genio del maestro tedesco entro le mura, sebbene ampie, di una mostra non deve essere stata impresa facile; scegliere fra la ricchissima produzione di incisioni, disegni, stampe gli esemplari da accostare ai dipinti per formulare dei confronti corretti deve essere stato ancora più difficile. L'esposizione merita certamente di essere vista, anche se in alcune sezioni si percepiscono le debolezze del filo conduttore.

Autore/autrice scheda: Chiara Pidatella