Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Rosso pompeiano. La decorazione pittorica nelle collezioni del Museo di Napoli e a Pompei
Novità
Tag-Cloud

degli trieste madonna palazzo percorso firenze patrimonio come nelle salani uffizi sono opere contemporanea alla quattrocento galleria sale della sezione
Mostra

Rosso pompeiano. La decorazione pittorica nelle collezioni del Museo di Napoli e a Pompei

Roma, Museo Nazionale Romano, Palazzo Massimo alle Terme 20 dicembre 2007 - 31 marzo 2008

Share |

IL PERCORSO DELLA MOSTRA
Purtroppo, l’articolazione del percorso su tre piani del museo, in vani di piccole dimensioni ricavati con pannelli divisori, risulta talora dispersiva; inoltre, in presenza anche di un solo gruppo organizzato di visitatori diviene pressoché impossibile muoversi tra le opere (soprattutto nelle salette dedicate alle rappresentazioni mitologiche). È tuttavia difficile immaginare una soluzione alternativa, che soddisfi la duplice esigenza di isolare le sale dedicate all’evento dalla normale circolazione nel museo e, al contempo, favorire un collegamento anche fisico con la collezione permanente di pittura romana ospitata nel Palazzo Massimo alle Terme.

Le perplessità maggiori riguardano l’apparato didattico della mostra e, in certa misura, lo sviluppo stesso del ‘discorso’ che essa propone. Se il criterio tematico, di per sé, permette una distribuzione coerente delle opere, i pannelli illustrativi non risultano altrettanto riusciti nel descrivere l’evoluzione cronologica o le caratteristiche tecniche e compositive della pittura parietale di età romana. Indubbiamente affascinante, poi, è l’idea di proporre al pubblico l’immagine di una ‘galleria di quadri antichi’, così come questi erano ritagliati ed esposti secondo il gusto settecentesco. In mancanza degli opportuni supporti didattici, però, diviene complicato, per un visitatore privo di familiarità con la pittura romana e l’archeologia vesuviana, comprendere il ruolo dei ‘quadri’ all’interno di più complesse pareti affrescate, piuttosto che le peculiarità degli ambienti e degli edifici da cui provengono – che spaziano dalla cosiddetta ‘Basilica’ di Ercolano, alla Villa dei Misteri, a una Officina lignaria pompeiana.

 

Il rischio, nel complesso, è che una mostra apprezzabile per quantità e qualità dei pezzi esposti, forte dell’innegabile merito di proporre al pubblico opere (anche di notevole rilevanza) fino ad ora non visibili, abbia come unico effetto quello di suscitare un insieme di impressioni e suggestioni estetiche, anziché diventare un significativo episodio di conoscenza della pittura romana. Ancora a proposito di ‘occasioni mancate’, ci si chiede come mai lungo il percorso non sia stato dato più ampio spazio alla storia degli scavi borbonici nei siti vesuviani, alle tecniche di distacco e conservazione delle superfici parietali utilizzate all’epoca del loro rinvenimento e a quelle impiegate negli attuali laboratori di restauro per sanare e ricomporre gli affreschi.

 

LA PITTURA ROMANA DALLA CAMPANIA A ROMA

 

Al di là di queste osservazioni, rimane intatto il fascino della mostra, che risiede essenzialmente nella qualità degli oggetti che espone. D’altro canto, se si riscontrano svariati omissis nella costruzione del percorso espositivo e nella concezione dell’apparato didattico, è pur vero che le scelte scientifiche e didattiche sottese all’iniziativa – e, implicitamente, i suoi limiti – sono a più riprese esplicitate nell’impianto stesso e nei pannelli illustrativi (oltre che, in certa misura, suggerite già nel titolo dell’esposizione).

 

Le principali lacune nel supporto didattico a Rosso pompeiano sono solo in parte colmate dall’integrazione della mostra con la collezione permanente di Palazzo Massimo alle Terme, sede del Museo Nazionale Romano dove si conservano le pitture rinvenute in città e nel suburbio. La stanza di soggiorno o riposo dalla Casa del Bracciale d’Oro e i triclini da Moregine fungono da ideale trait d’union con la raccolta del museo, che ospita le celebri stanze affrescate dalla Villa della Farnesina e dalla Villa di Livia di Primaporta. Purtroppo, anche in questo caso le possibilità offerte dal materiale esposto non sono state sfruttate in pieno e rimangono in ombra, per esempio, le contiguità e differenze tra la produzione pittorica campana e le coeve esperienze a Roma. In particolare, la compresenza dello ‘studiolo’ dalla Casa del Bracciale d’Oro e della sala affrescata con dipinti di giardino dalla Villa di Livia avrebbe reso particolarmente efficace un approfondimento di questo tema e del suo ruolo nell’immaginario artistico (e domestico) romano.

 

Autore/autrice scheda: Anna Anguissola