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Mostra

Nostoi. Capolavori ritrovati

Roma, Palazzo del Quirinale 21 dicembre 2007 - 23 marzo 2008

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Sintesi esaustiva del programma ‘ideologico’ della mostra è il pieghevole che la illustra: il ritorno in patria dei capolavori presentati è visto come “coronamento di un forte impegno istituzionale”; si sottolinea l’“accresciuta sensibilità” verso il patrimonio artistico nazionale, sostenuta da “un nuovo condiviso atteggiamento internazionale” che individua nella lotta agli scavi clandestini e all’illegale sottrazione di opere d’arte una delle priorità. Si mette in evidenza come questo rientro nella terra d’origine vada letto come un “percorso di ricontestualizzazione”, in modo che la pura bellezza non rimanga un contenitore vuoto.
La rassegna riunisce capolavori di varia provenienza, tipologia, datazione; tra di loro spiccano alcuni pezzi assolutamente unici, come un bacile in marmo con decorazione policroma o, sempre in marmo, i sostegni per mensa a forma di grifoni che azzannano una cerva, gli acroliti da Morgantina, il famoso cratere firmato da Euphronios. Si tratta ormai, come viene più volte sottolineato nei pannelli che corredano la mostra, di pezzi “muti”, decontestualizzati: solo con difficoltà si può ricostruire il loro cammino e la loro posizione all’interno della storia del nostro territorio, senza peraltro riuscire a recuperare tutto il bagaglio di informazioni di cui erano depositari. È tuttavia vero che una ricostruzione, sebbene parziale, resta possibile, grazie ai dati recuperati durante le ricerche sulla provenienza degli oggetti.

Se nel catalogo i pezzi vengono divisi per classi e ordinati cronologicamente, questo non avviene in mostra, dove gli oggetti, presentati in vetrine in parte addossate alle pareti della Galleria di Alessandro VII, in parte poste al centro, a fare da spartitraffico tra i due corridoi creati per facilitare il flusso dei visitatori, sono forse troppo rigidamente connessi a questo cammino obbligato. Mentre si è trovata una buona soluzione per ovviare all’impossibilità di girare intorno ai pezzi, servendosi di specchi che premettono di vedere anche il loro lato posteriore, assai problematica risulta la fruizione dei pezzi – per lo più vasi figurati – esposti nelle bacheche centrali: l’osservazione di un lato rivolto nel corridoio che si percorre all’andata e dell’altro lato nel corridoio parallelo, quello per tornare indietro, non rende agevole la comprensione dell’oggetto.

Un ulteriore appunto riguarda le scarne indicazioni fornite lungo il percorso espositivo, che potevano essere integrate da quanto ricostruito attraverso l’attività investigativa. D’altra parte è tutt’altro aspetto che si vuole sottolineare, la portata di un evento destinato a mutare radicalmente i rapporti con le istituzioni museali straniere e a rappresentare una pietra miliare nella lotta al commercio illegale delle opere d’arte: benché certamente, alla base della disponibilità dei musei statunitensi, ci sia un proficuo do ut des.

Al di là della retorica che caratterizza il pur benemerito evento espositivo romano, una domanda sorge pressante: una volta spente le luci della ribalta, che fine faranno gli oggetti presentati al Quirinale? C’è da augurarsi che non finiscano, imballati, nel magazzino di qualche museo e che l’attenzione su di loro non si spenga, ma proceda in direzione del loro studio e della valorizzazione dei contesti museali di cui entreranno a far parte. Così come c’è da sperare che la mostra Nostoi non sia un semplice punto di arrivo, ma un nuovo punto di partenza per l’attività di tutela finalizzata ad impedire che preziosi reperti storici ed artistici possano ancora lasciare l’Italia.

Post scriptum
Non appena si è chiusa l'esposizione al Quirinale, Nostoi è stata riaperta a breve distanza, a Fontana di Trevi (Nostoi. Capolavori ritrovati, 29 marzo - 7 settembre 2008, Sala Dante di Palazzo Poli, ingresso gratuito): l'inedito fenomeno della migrazione di una mostra da uno spazio espositivo ad un altro nella stessa città costituisce una conferma del rilievo e della valenza propagandistica attribuiti all'iniziativa, che, assurta a simbolo dell'impegno delle istituzioni nel campo della tutela, è opportuno resti aperta il più a lungo possibile.

Autore/autrice scheda: Virginia Angeletti