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Mostra

Perugino, il divin pittore

Perugia, Galleria Nazionale dell'Umbria 28 febbraio 2004 - 18 luglio 2004 (prorogata al 5 settembre 2004)

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A PROPOSITO DI PIETRO

L’articolato evento espositivo dedicato a Perugino, il divin pittore, nasce dalla volontà di sfruttare un tema storico-artistico di richiamo nazionale adatto a presentare il territorio umbro attraverso una chiave di lettura unitaria e prestigiosa. La scelta è facilmente caduta su Pietro Vannucci (1448c.-1523), detto il Perugino benché nato in realtà a Città della Pieve.

Pietro Perugino fu senza dubbio grande artista la cui sbalorditiva parabola ascendente, toccato il culmine intorno all’anno 1500,precipitò altrettanto velocemente nei decenni successivi, con l’entrata in gioco dei protagonisti della ‘grande maniera’, Michelangelo e soprattutto l’allievo Raffaello. Ne dà testimonianza, senza particolari colpe, lo stesso biografo Giorgio Vasari.

Se nel 2004 è possibile organizzare intorno al Perugino un ‘evento umbro’ di grande successo (oltre 260.000 presenze), lo dobbiamo anche all’Ottocento: il quale fece del pittore il campione di un’autonoma scuola locale, la figura chiave per la comprensione del Rinascimento umbro.

Infine gli ultimi decenni di proficue ricerche sul pittore, al pari dell’attività di restauro, riscoperta e tutela, hanno costituito il valido sostegno scientifico del quale ha potuto giovarsi l’attuale evento.



Il progetto espositivo si articola in sei sedi:

  • Perugino il divin pittore (Perugia, Palazzo dei Priori, Galleria Nazionale dell’Umbria)
  • La fortuna e il mito (Perugia, Centro Espositivo Rocca Paolina)
  • Perugino e la miniatura umbra del Rinascimento (Perugia, Abbazia di San Pietro, Fondazione per l’Istruzione Agraria).
  • Perugino e il paesaggio (Città della Pieve, Palazzo della Corgna)
  • La ceramica umbra al tempo di Perugino (e oltre) (Deruta, Museo Regionale della Ceramica)
  • Perugino pittore devozionale. Modelli e riflessi nel territorio di Corciano (Corciano, chiesa di San Francesco)
Una vera e propria galassia di opzioni: dove alla sede del Palazzo del Priori spetta il ruolo d’étoile, intorno alla quale si distinguono pianeti, satelliti ed anelli, talvolta brillanti per lo più di luce riflessa. Il predominio dell’esposizione omonima dell’evento (Perugino, il divin pittore), che ha totalizzato da sola più di 170000 presenze, è meritato: essa costituisce infatti il filo d’Arianna che il visitatore deve tenere per mano anche al momento di affrontare il labirinto delle altre sedi ed itinerari. Questi ultimi coinvolgono, aprendo meritoriamente monumenti non sempre visitabili, la stessa Perugia, Cerqueto, Deruta, Corciano, Panicale, Città della Pieve, Assisi, Bettona, Foligno, Trevi, Montefalco e Fontignano.



 

Ovviamente, scopo dei curatori è rivalutare e diffondere la conoscenza del pittore e del suo territorio. La speranza degli sponsor è immettere l’Umbria in un business turistico assai promettente per il futuro: “in questo quadro, in cui si mischiano interessi intellettuali e ricerca di una nuova autenticità del vivere, ecologismo e passione storica, l’Umbria ha moltissimo da offrire”.

 

L’attuale evento è, da questo punto di vista, soltanto il trampolino di lancio per una strategia di lunga durata, l’occasione per ottenere una generale ‘messa in vetrina’ delle bellezze del territorio, non solo artistiche, ma anche naturali, gastronomiche e quant’altro. In questa maniera si spiega pure il coinvolgimento di quanto più territorio possibile, con l’accurata scelta delle sedi minori.
Il successo dell’iniziativa sembra attestato dai dati ufficiali: il flusso turistico ha segnato un aumento del 33% rispetto all’analogo periodo dell’anno precedente.

 

Mezzi


Non poteva mancare un imponente apparato pubblicitario: lo sguardo di Perugino, per così dire, vi segue per tutta l’Umbria, oltre che nell’apposito sito internet www.perugino.it, forse meno ricco di quanto lo si vorrebbe. Le sue informazioni si limitano infatti soprattutto ad indicazioni pratiche (orari e prenotazione biglietti) a breve descrizioni delle sedi e degli itinerari, con un certo spazio dedicato al collegamento con la manifestazione musicale Umbria Jazz.

Da segnalare qui pure l’iniziativa di Perugino.Edu, volta al coinvolgimento delle classi della scuola primaria e secondaria: la parte più interessante è costituita dai laboratori didattici (con quota di adesione e prenotazione obbligatoria) denominati “Perugino sottosopra” e dedicati ai temi della bottega, della prospettiva, del colore ed il paesaggio.

Il rovescio della medaglia

In un simile approccio, due sono comunque i rischi principali: l’immagine troppo locale del pittore e l’eccessiva tariffazione.

PERUGINO, IL DIVIN PITTORE

 

Allestimento in un palazzo storico

 

La sede principale occupa varie stanze su due piani del duecentesco Palazzo dei Priori. I diversi contenuti di pregio del Palazzo non sono obliterati dall’allestimento, ma neppure valorizzati. Disertata dal pubblico, forse ignaro della sua presenza, è la Galleria Nazionale dell’Umbria, pure inclusa nel biglietto d’ingresso e contenitore abituale di molte opere esposte in questa occasione, mentre affollato (anche per le piccole dimensioni) è il Collegio del Cambio, interamente affrescato dal Perugino stesso, ma non inserito direttamente nel percorso della mostra.

 

Alcune pannellature effimere hanno consentito di modificare la disposizione delle sale, mentre le opere risultano generalmente ben leggibili per illuminazione diffusa e disposizione pausata, senza concessioni ad una lettura sensazionalistica o antistorica.

 

Scripta manent

 


La parola scritta resta lo strumento principale adoperato per avvicinare il pubblico ai contenuti scientifici dell’esposizione. Buone, ma non sempre complete di dati cronologici le didascalie; discontinui i panelli esplicativi, discutibile la presenza di alcuni ‘motti’ ritenuti degni di essere riportati, a lettere cubitali, alla sommità delle pareti.

 


Più mostre sotto lo stesso tetto

 


Il percorso della mostra è in effetti tutt’altro che privo di cesure, che in parte dissolvono la continuità dell’esposizione. L’impatto con le prime sale è quello con una selezione di opere ordinate in senso cronologico a documentare la carriera del pittore, secondo una collaudata tradizione e le consuete aspettative di un visitatore tipo. Alla conclusione di questa parte, poco dopo la metà del percorso, entrano in gioco elementi che caratterizzano un contesto non più limitato all’aspetto figurativo, ma anche storico, culturale, sociale; e poi ancora scientifico, tecnico e grafico. Questo mutamento di rotta, sensibile ma implicito, non facilita sempre la concentrazione del visitatore: il catalogo, invece, è chiaramente organizzato per sezioni ben distinte, con diversi curatori.

 

Prima i dipinti

 


Circa due terzi degli spazi illustrano l’attività dell’artista su base cronologica.

 

Il visitatore è alle prese con problemi squisitamente storico-artistici, come:

 

1.      la formazione dell’artista fra Firenze e, soprattutto, Perugia;

 

2.      il ‘boom’ del periodo romano, giocoforza in assenza delle opere maggiori (gli affreschi della Sistina), ma con la meritoria benché temporanea presenza del Polittico Albani-Torlonia, proveniente da una collezione  privata romana solitamente non accessibile;

 

3.      gli anni del successo ‘nazionale’;

 

4.      le tarde opere locali, secondo un ordine espositivo un po’ allentato, che involontariamente trasmette il senso della lenta deriva peruginesca.

 

Conclude questa ‘antologia cronologica’ l’imponente ricostruzione del Polittico di Sant’Agostino, vera e propria ‘area di sosta’ prima della continuazione della visita.

 

Poi la storia, la tecnica, la grafica (e non solo)

 


Gli argomenti di questa ‘seconda sezione’ appaiono alquanto eterogenei e non abbastanza collegati fra di loro. Eccoli nell’ordine in cui sono proposti al pubblico.

 

Una “mostra documentaria”: la storia, la cultura, la società di Perugia al tempo di Perugino. Manoscritti miniati, pezzi d’archivio, incunaboli, fotografie e documenti d’ogni genere, sostengono numerosi ‘approfondimenti’ sul governo di Perugia, sulla più importante consorteria patrizia (i Baglioni), sulla cultura umanistica perugina, sulle confraternite. Un settore di ardua decifrazione.

 

Occasione mancata per questa occasione è la Cappella dei Priori, uno spazio affrescato, dal valore insieme religioso e civile, che avrebbe potuto essere inserito nel percorso espositivo in maniera affatto inerte. L ’unica didascalia riguarda una copia della pala peruginesca che un tempo la ornava (oggi presente in copia moderna, tranne che per la cimasa).

 

La funzione della cappella, i suoi destinatari (i governanti cittadini), l’iconografia degli affreschi di Benedetto Bonfigli (Storie di Sant’Ercolano e di San Ludovico da Tolosa), già indagati al tempo della precedente mostra (Un pittore e la sua città. Benedetto Bonfigli e Perugia, Palazzo dei Priori, 8 dicembre 1996 - 4 maggio 1997, a cura di V. Garibaldi) sono stati presto dimenticati.

 

Dopo un paio di stanze di riempimento, una serie di 28 pannelli riccamente illustrati documentano l’utilizzo dei moderni mezzi di analisi tecnico-scientifica dei dipinti, giungendo sino alle tecniche di pittura e disegno utilizzate dal Perugino.

 

Segue un’esposizione di disegni perugineschi, mentre un’ultima saletta offre al visitatore il confronto fra quattro versioni autografe di San Girolamo penitente, scalate lungo la carriera del pittore. Senza fornire, però, alcuna informazione sulla loro cronologia.

 

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Qualche conclusione

 


L’insieme appare più frutto della giustapposizione di diverse professionalità che di una loro integrazione.

 

Sembra essere mancato soprattutto un lavoro di coordinamento generale che approfondisse l’etichetta un po’ generica di Perugino, il divin pittore, coinvolgendo meglio in unità le diverse parti del percorso, di per sé valide e corrette nel loro contenuto.

PERUGINO, FORTUNA E MITO

 

Un pittore nella storia

 


La fortuna storica di Perugino, al pari della sua sfortuna, è tema sufficiente a tracciare più di una linea nella storia dell’arte moderna: non solo analizzando la parabola di ascesa-declino che caratterizzò la sua stessa fama in vita, ma pure le motivazioni e le modalità dell’attenzione che si ebbero per lui in seguito, fino a quando nell’Ottocento divenne il campione di un’intera stagione artistica umbra.

 

Importante e inconsueto è quindi il tema, giustificando una sede espositiva di rilievo come la Rocca Paolina ed il legame privilegiato con l’esposizione principe del Palazzo dei Priori.

 

Le opere e il loro ordinamento

 


Il percorso si snoda lungo sei piccole sezioni, le quali affrontano altrettante tematiche generalmente ben individuate:

 

1.      la diffusione di un’iconografia peruginesca attraverso quadri storici e monumenti celebrativi;

 

2.      l’influenza dell’artista sull’arte dal ‘500 all’800 (nei suoi vari momenti, dalla Controriforma alla Restaurazione);

 

3.      la fortuna legata al territorio umbro a partire dall’Ottocento (La produzione grafica di Tommaso Minardi, lla Visitazione di Friedrich Overbeck per Montefalco, lla Musica sacra di Luigi Mussini, ll’Accademia perugina).

 

4.      le copie;

 

5.      la spoliazione napoleonica;

 

6.      l’editoria italiana e straniera;

 

Come appare anche dalle sezioni, l’esposizione si concentra soprattutto sulla fortuna ottocentesca e locale dell’artista: gran parte delle opere esposte proviene quindi da raccolte del territorio, da chiese cittadine o da istituzioni come la Fondazione Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’.

 

Come appare anche dalle sezioni, l’esposizione si concentra soprattutto sulla fortuna ottocentesca e locale dell’artista: gran parte delle opere esposte proviene quindi da raccolte del territorio, da chiese cittadine o da istituzioni come la Fondazione Accademia di Belle Arti ‘Pietro Vannucci’.

 

Una mostra poco didattica

 


Sicuramente da elogiare il generoso proposito di presentare al pubblico un tema arduo per i più, sebbene il tentativo richiedesse probabilmente maggiore spazio e controllo organizzativo per comunicare al pubblico.

 

La varietà tipologica e qualitativa dei pezzi esposti, pur adatta ad un’esposizione sulla ‘fortuna’, comprende opere che ben difficilmente era possibile armonizzare senza fornire al visitatore un adeguato supporto di informazioni: pochi i pannelli esplicativi, un po’ scollati dalle opere stesse.

 

Nonostante le sei sezioni, anche il suggestivo ma poco gestibile corridoio fa sì che dipinti, sculture, disegni, libri vengono ad affollarsi e a mescolarsi. È facile quindi che il visitatore smarrisca il filo critico e scivoli in un approccio astorico, ammirando il Bachiacca accanto a Tommaso Minardi, oppure l’edizione delle Vite vasariane accanto al manifesto dei festeggiamenti perugineschi del 1923. L’ausilio chiarificatore del catalogo, soprattutto dei suoi saggi, si rivela insomma assolutamente imprescindibile.

 

PERUGINO E LA MINIATURA UMBRA DEL RINASCIMENTO

 


Un titolo da capovolgere

 


In effetti sarebbe più corretto parlare di ‘Miniatura umbra del Rinascimento (e Perugino)’, per la mostra ospitata in una piccola parte dell’antica Abbazia benedettina di San Pietro, uno dei più fiorenti luoghi di produzione libraria dell’intera Umbria. I rapporti fra il celebre pittore e l’arte miniatoria sono stati pochi e saltuari, come ricorda lo stesso pannello introduttivo alla mostra. Oggetto dell’esposizione è quindi, per la prima volta, l’evoluzione della miniatura rinascimentale in Umbria per circa un secolo, in confronto con la pittura, fino alla diffusione della maniera romana raffaellesca.

 

Nonostante la lontananza dal centro ed il carattere specialistico, grazie al biglietto cumulativo questa mostra ha totalizzato lo stesso numero di visitatori dell’altra sede perugina La fortuna e il mito.

 


Un percorso d’élite

 


Il laconico allestimento, corretto per intensità della luce e per la leggibilità dei codici esposti entro basse vetrine, non appare accompagnato da un apparato didattico veramente utile al pubblico non specialistico. Solo il glossario tecnico all’inizio del percorso è di reale aiuto al visitatore, mentre gli altri cinque pannelli risultano troppo impegnativi e le stesse didascalie assumono dimensioni abnormi.

 

Alcuni semplici accorgimenti avrebbero certo aiutato il pubblico: ad esempio, l’adozione di piccoli pannelli mobili, con riferimenti chiari e descrizioni per ogni pezzo, o qualche approfondimento storico sul ruolo dei monasteri.

 

Lo studio della miniatura si conferma così altamente specialistico e poco aperto ai ‘profani’. Il visitatore è costretto ad un incessante andirivieni fra i cinque prolissi pannelli e le vetrine con i codici. Le elaboratissime didascalie sacrificano la maggior parte della chiarezza a favore di una completezza specialistica che avrebbe trovato miglior sede nelle pagine del mancato catalogo.

 

Autore/autrice scheda: Gabriele Donati