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Mostra

Arturo Martini

Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna 25 febbraio 2007 - 13 maggio 2007

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La mostra romana si caratterizza anzi tutto per l’eccezionale densità di capolavori, dal gesso policromo L’amante morta, del 1921, al celebre Torso di giovinetto, del 1929 circa. Cuore vivo dell’esposizione sono poi le piccole terrecotte, realizzate in buon numero all’inizio del quarto decennio (L’attesa, Il bosco, Solitudine) e spesso animate da corpi che delimitano e proteggono un spazio vuoto centrale. A queste sculture se ne affiancano altre, meno note, che restituiscono appieno la complessità del lavoro di Martini. L’allestimento in questo senso gioca un ruolo decisivo, mettendo a confronto opere realizzate con materiali diversi ma formalmente vicine, proponendo inaspettate vie d’attraversamento del corpus martiniano.

 

No Nonostante le molte e importanti sollecitazioni, il percorso espositivo della mostra è nel complesso confuso. Nel distribuire le opere, infatti, non è stato seguito alcun criterio coerente. Il visitatore si trova costretto ad incrociare lo sguardo per ricostruire un percorso cronologico, e deve astrarre dagli spazi della Galleria Nazionale per visualizzare, nella sua coerenza e nel suo rigore, il cammino dello scultore.

 

Conclusioni Rara occasione per conoscere a fondo l’opera di Arturo Martini, la mostra conferma ancora una volta il nuovo corso impresso da Maria Vittoria Marini Clarelli all’attività espositiva della Galleria Nazionale d’Arte Moderna. Una forte e decisa sottolineatura del nucleo d’opere appartenenti al grande museo romano emerge anche in questa circostanza come uno degli aspetti principali dell’evento espositivo, documentando una fecondità e una perspicacia nella politica di acquisti pubblici d’arte contemporanea che l’Italia ha ormai abbandonato.

 

Autore/autrice scheda: Mattia Patti