Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Corot, natura emozione ricordo
Novità
Tag-Cloud

della galleria quattrocento uffizi opere firenze come trieste contemporanea madonna sezione alla patrimonio salani sale nelle degli sono palazzo percorso
Mostra

Corot, natura emozione ricordo

Ferrara, Palazzo dei Diamanti 9 ottobre 2005 - 8 gennaio 2006

Share |

PLEIN AIR E ATELIER
Curata da Vincent Pomarède - uno dei maggiori studiosi di Corot e capo del Dipartimento della pittura del Louvre - l'esposizione ferrarese è ordinata secondo un criterio essenzialmente iconografico e si snoda lungo le dodici sale del piano terra.

 

La prima sala funge da contenuta introduzione al percorso espositivo e si distingue per l'intelligente accostamento tra un piccolo dipinto realizzato in Italia nel 1826 (Il lago di Piediluco) e una più ampia composizione del 1861 (Il barcaiolo all'ormeggio), costruita interamente in studio rielaborando il motivo paesistico dell'ormai remota esperienza en plein air. Al visitatore è chiaro da subito come non sia possibile imbrigliare rigidamente i due termini della pittura di Corot - scoperta della natura e lavoro in atelier - e come invece il gioco fra le parti resti aperto e complesso.

 

VIAGGI IN ITALIA
Con questa consapevolezza si apre la seconda, ampia sala, che raccoglie numerosi paesaggi realizzati durante i soggiorni in Italia del 1825-28, del 1834 e del 1843. Questi piccoli oli su carta, forse le opere più celebrate di Corot, vivono della luce intensa e diretta che colpisce indifferentemente antichi edifici romani, fitte barriere di vegetazione ed ampie valli dell'Italia centrale. L'immediatezza del plein air è combinata con misurati interventi pensati in studio e tesi anzi tutto a regolare fin nei minimi dettagli il ritmo dell'immagine e la trama della composizione.
È tuttavia in questa splendida sala, dominata dalla grande tela de La Cervara, campagna romana (1828ca) - giustamente posta in una posizione di privilegio - che il visitatore s'imbatte nell'unica pecca dell'allestimento, a dire il vero poco rilevante: le piccole opere sono spesso illuminate con faretti troppo intensi e diretti, che proiettano le ombre della cornice all'interno del quadro.

 

PAESAGGI
Dopo la breve parentesi del Paesaggio delle province francesi si apre una delle sezioni centrali della mostra, intitolata Dal paesaggio storico al paesaggio lirico. In questi grandi dipinti - per lo più di soggetto mitologico - il paesaggio domina la figura umana senza sopraffarla, mostrando importanti aperture ad una interpretazione moderna della natura e ad un libero uso del linguaggio pittorico. Basti pensare al verde argentino che illumina le chiome degli alberi di Orfeo guida Euridice fuori dall'Ade (1861), che sorprendentemente preannuncia la lanosa parete vegetale della Grénoiullère di Renoir (1869). La forza che Corot riesce a raggiungere anche nella grande dimensione, laddove il calcolo degli spazi è più scoperto, è uno dei dati più significativi della mostra ferrarese.
Altrettanto felice è la sezione dedicata a Ville d'Avray, uno dei luoghi maggiormente frequentati da Corot. Tra i numerosi paesaggi con figure si distingue La radura, ricordo di Ville d'Avray (1872), ove lo spettatore quasi si dimentica del soggetto rappresentato, in un'immersione totalizzante nel verde della vegetazione.
Meno convincente è l'ipotesi di un "realismo" di Corot, che il visitatore fatica a riscontrare nei dipinti della settima e dell'ottava sala: lo sguardo che il pittore francese lancia sulla realtà urbana e sul mondo contadino è sempre filtrato, infatti, da un incanto per la natura o per la luce.

 

PITTURA DI FIGURA E RICORDI
Azzeccata, invece, e affatto banale, è la scelta di dedicare due sale alla pittura di figura, uno degli aspetti meno conosciuti della pittura di Corot. Particolarmente interessante, in questa sezione che rompe tra l'altro la continuità del percorso espositivo, è l'Italiana Maria di Sorre (Parigi, Museo Picasso), preziosa testimonianza dell'interesse coltivato dall'autore di Guernica per la pittura del maestro francese.
Nelle sue due ultime sale, la mostra si concentra sul tema dei Ricordi, che chiudono la lunga parabola di Corot sottolineando ancora una volta il profondo valore dell'esplorazione della natura e della libertà con la quale l'artista moderno affronta il motivo ispiratore originario.

 

A nobilitare un percorso di per sé già importante concorre infine il fatto che la mostra ferrarese non attinge da poche collezioni pubbliche e private, come spesso accade nelle mostre italiane che si misurano con i 'mostri sacri' della pittura francese: gli oltre settanta dipinti esposti provengono infatti dai musei di mezzo mondo (numerosi e scelti sembrano, in particolare, i prestiti americani).

 

Autore/autrice scheda: Mattia Patti