Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Amico Aspertini (1474-1552). Artista bizzarro nell'eta' di Dürer e Raffaello
Novità
Tag-Cloud

uffizi trieste palazzo alla opere galleria sono come madonna sale quattrocento nelle firenze della degli contemporanea salani percorso sezione patrimonio
Mostra

Amico Aspertini (1474-1552). Artista bizzarro nell'eta' di Dürer e Raffaello

Bologna, Pinacoteca Nazionale 27 settembre 2008 - 11 gennaio 2009 (prorogata al 26 gennaio 2009)

Share |

Per qualche settimana ancora si può andare a Bologna a vedere le inconsuete opere del pittore Amico Aspertini (1474-1522), che  - per dirla con le parole di un suo strenuo ammiratore - a morte ce l'aveva con i “troppo religiosi osservatori” della maniera di Raffaello. Nel titolo stesso della mostra, il comitato scientifico rivela le coordinate di massima entro cui s’inscrive l'operato dell'artista. Per l'appunto, tra Dürer e Raffaello.

Nella sua Felsina pittrice (1678) il conte Carlo Cesare Malvasia apprezzava, accanto a Vitale degli Equi – che il visitatore può vedere dirigendosi verso le sale riservate alla mostra (si fermi di fronte al San Giorgio!) –, Amico Aspertini: il gusto barocco consentiva il recupero di stravaganti ed eccentriche personalità, Vitale rispetto a Giotto, Aspertini rispetto a Raffaello. Una nuova e diversa sensibilità, formatasi in più recenti anni di avanguardie agguerrite, ne avrebbe infine restituito la complessità. Questa mostra infatti non avrebbe potuto essere concepita senza gli studi bolognesi di due personaggi particolari quanto Amico: Roberto Longhi, cresciuto tra i futuristi, e Francesco Arcangeli, primo amatore di Pollock in Italia. Il visitatore avrà modo di conoscerli attraverso le brevi ma efficaci citazioni riportate nei pannelli didattici, e forse a qualcuno verrà la curiosità di andarsi a leggere i loro testi, impegnativi certo, ma mai volutamente oscuri.

La mostra è impostata su semplificanti ma utili antitesi, che tentano di dar conto della complessa trama di suggestioni culturali, tra antiquaria, classicismo e maniera fiamminga, che caratterizzarono i primi due decenni del Cinquecento. Lungi dal porsi come luogo problematico di riflessione, la rassegna mira innanzitutto a rendere nota l'opera documentata di mano del pittore.

Spiace che manchino i casi complessi di opere ora dentro ora fuori dal catalogo dell'artista, così come paiono sbrigativi i rimandi a un momento fondamentale del percorso di Amico quale fu la feconda permanenza a Lucca (in particolare, sarebbe piaciuto vedere riprodotti anche solo in formato cartolina gli affreschi mirabili nella cappella di Sant'Agostino, in San Frediano). Ma la scelta di un profilo semplificato è compensata dalla straordinaria qualità delle opere radunate, tra cui, dalla Walters Art Gallery di Baltimora, il Ritratto di giovane donna in veste di santa; da Parigi la cosiddetta Pala di Saint Nicolas de Champs; dalla Galleria Spada di Roma il San Cristoforo, il cui sfondo acquatico è perfettamente godibile, così come lo è la vespertina Pietà Garganelli, una volta tanto gustata oltre le inferriate che sempre la nascondono in San Petronio.

La visita bolognese è caldamente raccomandata. Si tratta, per dirla con Malvasia, di fare la conoscenza di un “umor bisbetico e solitario, che con nissuno mai se la tolse; stravagante non men di genio, che bizzarro in tutte le sue operazioni [...], un uomo capriccioso e fantastico, che alla maniera di nissuno mai volle soggettarsi, studiando bensì da tutti, e le più belle cose nei suoi viaggi per tutta l'Italia disegnando [...] ma componendosene poscia una particolare e a suo modo”. Chi potrebbe mai rifiutarsi di incontrare un personaggio così libero?

E il visitatore può ben rendersi conto della originale rielaborazione di diversi stimoli culturali e della varietà di mezzi espressivi adottati da Amico, grazie all’intelligente tripartizione tipologica del percorso che permette di seguire l’artista fra incisioni e disegni, miniature e dipinti, fra recupero dell’antico e modernità. Un esempio fra tutti di questa sofisticata miscela: la stupenda pagina miniata del Libro d’Ore di Bonaparte Ghislieri, una tenerissima Adorazione dei Pastori racchiusa entro una cornice a grottesche estremamente raffinata. Amico vi appone orgoglioso la propria firma. La stessa che, qualche tempo prima, con lo stesso orgoglio, aveva lasciato sulle pareti della Domus Aurea neroniana, dove aveva riscoperto con emozione quelle stesse grottesche.

Autore/autrice scheda: Valeria Genovese, Allegra Iafrate