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L'età di Rubens. Dimore, committenti e collezionisti genovesi

Genova, Palazzo Ducale 20 marzo 2004 - 11 luglio 2004

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I TEMI DELLA MOSTRA: GENOVA ... "In pochi altri luoghi d'Italia si potrebbe mostrare eguale magnificenza poiché in pochissimi si trovano gli ori, gli argenti, le gioie e drappi e le ricche suppellettile che si vedono qui, oltre li palazzi et habitationi regie, che non hanno paro altrove, ma soprattutto l'abbondanza del denaro contante".

È la Genova così descritta nel 1601 da monsignore Giovan Battista Agucchi quella che la mostra di Palazzo Ducale si propone di far conoscere e apprezzare a distanza di 400 anni. L'evento si configura come il fiore all'occhiello delle numerose attività artistiche organizzate per GeNova 2004, ovvero l'anno in cui il capoluogo ligure è Capitale Europea della Cultura.

Il tema del mecenatismo e del collezionismo dei banchieri genovesi nel momento del massimo sviluppo economico della città è narrato attraverso il lasciapassare - di sicuro successo - del nome di Rubens.

In assonanza con le "celebrazioni espositive" che Mantova ha dedicato ai Gonzaga, Ferrara agli Este e le Marche (nelle sedi di Urbino, Pesaro, Senigallia e Urbania) ai della Rovere, Genova esalta il ruolo che ebbero, in assenza di una dinastia regnante, le numerose casate dell'aristocrazia finanziaria alle quali il regime repubblicano consentiva l'accesso al potere politico, assommandolo a quello economico già saldamente conquistato. 

... E RUBENS

Nei brevi periodi che videro Rubens a Genova fra 1604 e 1607, il pittore non si limitò ad eseguire un pur cospicuo numero di ritratti e due grandi pale d'altare, bensì impegnò le sue energie nel disegnare prospetti, piante e sezioni di diciannove palazzi e dimore suburbane che poi fece incidere e pubblicare a sue spese ad Anversa nel 1622.

Le evidenti affinità sociali, economiche e politiche fra Genova e Anversa (facente parte della neonata repubblica delle Province Unite) dovettero essere le molle che spinsero Rubens a divulgare oltralpe il limpido modello architettonico che rispettava le regole degli antichi.

L'esposizione prende le mosse proprio dalle due edizioni secentesche dei Palazzi di Genova (1622, 1652) per accompagnare il visitatore in un ideale percorso nelle più importanti raccolte dei collezionisti genovesi, talvolta custodite proprio nei palazzi illustrati dal fiammingo. Si tratta delle famiglie Balbi, Doria, Imperiale, Raggi, Gentile, Costa, Serra, Gavotti,  Spinola.

La scoperta delle quadrerie genovesi prosegue in Palazzo Rosso, che conserva la collezione di Giovan Francesco e Anton Giulio Brignole-Sale, e in Palazzo Spinola, dove si trova quella appartenuta a Agostino e Ansaldo Pallavicino. In queste due dimore storiche divenute museo, mi è sembrata ottima l'idea di riallestire alcune sale per radunare le opere già esposte stabilmente e provenienti da un'unica collezione.

 
 
IL PROGETTO SCIENTIFICO
Il taglio scientifico proposto per la mostra è documentario. Il progetto è frutto di un accurato lavoro archivistico e di ricerca sulle fonti condotto in primis dal curatore Pietro Boccardo, direttore della Galleria di Palazzo Rosso, già da anni impegnato a ricostruire il collezionismo e la committenza genovese (probabilmente questa è la ragione per cui il catalogo per i tipi di Skira, alquanto autorefenziale, è stato scritto in massima parte da Boccardo).

Di tale approccio è testimone il catalogo, in cui ogni sezione dedicata ad un particolare collezionista contiene la trascrizione dell'inventario della quadreria, non meno dell'esposizione stessa, dove sono presenti documenti d'archivio e carteggi.

Anche il visitatore che non approfondirà le tematiche della mostra con la lettura del catalogo può recepire con molta chiarezza (grazie pure ai pannelli esplicativi) le metodologie e le problematiche che sottendono alla storia del collezionismo (non solo) genovese:

-   l'importanza fondamentale delle ricerche documentarie.
-   l'intreccio fra economia, mercato, traffici commerciali e collezionismo.
-  la peculiare fisionomia di ogni raccolta formata nella prima metà del XVII secolo nella repubblica di Genova, condizionata non tanto da un gusto ufficiale o dalle coeve collezioni cittadine, quanto dalle vicende e dalle rotte degli affari dei singoli proprietari.


Purtroppo la ricerca prende in esame quasi esclusivamente le quadrerie, alle quali si intervallano due piccole sezioni dedicate rispettivamente agli arazzi rubensiani e agli argenti.

Rispettando i pareri attributivi assai dubbiosi di illustri studiosi, si sarebbe anche dovuta usare, a mio avviso, maggior cautela nell'assegnare a Perino del Vaga la Sacra Famiglia con san Giovannino della Galleria di Palazzo Rosso di Genova e a Tiziano la Danae dell'Hermitage.


LA COMUNICAZIONE

Assai lacunoso anche l'allestimento della Wunderkammer di Gio. Carlo Doria nella sala III.

Evocativa degli interessi eclettici del Doria, costruita dal curatore forse trovando ispirazione nel dipinto del fiammingo Francken II il Giovane Gabinetto d'amatore esposto nella sala II, la Wunderkammer del Doria non si avvale di precisi riferimenti documentari o descrittivi, all'infuori di generici "scagnetti" (stipi) di ebano intagliato che ospitavano imprecisati curiosa.

A proposito dei cartellini didascalici, ho notato che assai poco ci si serve di quel glossario basilare al quale anche il grande pubblico dovrebbe essere a poco a poco educato: "attribuito a", "studio di", "bottega di", "cerchia di", "seguace di", "maniera di", "copia da".


PRESENTI ASSENTI E ASSENTI PRESENTI

Analogamente ai pezzi archivistici, anche i mirabilia et naturalia esposti in questa sorta di Wunderkammer non sono riprodotti e schedati nel catalogo.


Al contrario, quest'ultimo accoglie i due grandi assenti della mostra: il Martirio di Sant'Orsola di Caravaggio, commissionato da Marcantonio Doria, e la Sibilla del Guercino, appartenuta a Pietro Maria I Gentile.

Sicuramente sarebbe stato un notevole successo riuscire ad ottenere in prestito, tra le numerose opere genovesi di Rubens, la grande tela con Ercole e Onfale oggi al Louvre e già in collezione di Gio. Vincenzo Imperiale.

L'ALLESTIMENTO


Fin dalla sua riapertura nel 1992, al termine di un lungo restauro, Palazzo Ducale ha destinato il vasto piano nobile ad ospitare mostre e manifestazioni culturali.

Gli ambienti degli Appartamenti del Doge, dove si snoda la mostra rubensiana, sono privi di evidenze artistiche e per questo motivo gli architetti hanno ampia libertà d'azione nell'allestimento. Fa eccezione la Cappella dogale, un semplice vano rettangolare completamente decorato da Giovanni Battista Carlone (1653-55), dove il pubblico passa durante il percorso di visita, ma che non ospita mai le opere delle esposizioni.


Complessivamente l'allestimento della mostra è di tipo tradizionale:

-       le opere e i pannelli esplicativi sono tutti esposti alle pareti delle sale.
-       Il percorso si snoda da un ambiente all'altro con andamento lineare.
-       La tematizzazione delle sale è molto chiara: ciascuna di esse ospita la collezione di una casata.
-       Gli imponenti fondali rosso cupo, quasi a emulare i pesanti drappi damascati che spesso incorniciano i ritratti ufficiali secenteschi, sono mossi da riproduzioni grafiche di stemmi e portali ricavati dai Palazzi di Genova di Rubens.

Questi accorgimenti, uniti alla disposizione spaziale delle opere in più ordini per simulare una quadreria secentesca, intendono evocare l'originaria fruizione e il gusto dell'epoca.

Per ciò che riguarda i pannelli esplicativi, avrebbero sicuramente giovato alla comprensione e all'economia della visita dei semplici alberi genealogici, invece di complicati discorsi che cercavano di chiarire i legami di parentela fra i diversi collezionisti.

INIZIATIVE COLLATERALI

Un'ampia pubblicistica (depliants, manifesti e il sito web) informa i visitatori delle numerose attività connesse alla mostra.

L'impressione è che attraverso e al di là dell'evento effimero, le istituzioni locali tentino di valorizzare e promuovere il patrimonio artistico genovese, in particolar modo le dimore-museo, i palazzi e le ville, non solo fra i turisti ma soprattutto fra i genovesi. Ne costituisce una prova la "GeNova 04 Card" che può avere validità di 3 giorni (per il turista) o annuale (per i residenti).

Autore/autrice scheda: Veronica Carpita