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Estro e splendore. Stampe giapponesi del XIX secolo. Mostra della collezione Contini

Bologna, Museo Civico Archeologico 17 ottobre 2008 - 11 gennaio 2009

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La mostra presenta 159 stampe ukiyo selezionate dalla collezione di uno stravagante medico-pittore modenese, Carlo Contini. Il termine ukiyo (“mondo fluttuante”), inizialmente connotato in modo negativo (mondo precario, incostante, transeunte e quindi doloroso), finì per identificare, nel secolo XVII, la trionfante produzione xilografica nipponica, riferendosi al mondo profano e disincantato dei piaceri effimeri ricercati dalla sofisticata 'borghesia' urbana dell'epoca.

L'ottima illuminazione diffusa delle opere, poste ad altezza di sguardo, consente di studiare agilmente la varianza dei generi e degli stili personali (ora Kunisada o Kunyyoshi, ora Hiroshige), e di apprezzarne la maestria esecutiva.
Soprattutto, consente di percepire le principali caratteristiche di una cultura figurativa ‘altra’ rispetto alla nostra, e persino opposta, nella sua capacità di ottenere espressività e tridimensionalità attraverso espedienti apparentemente inefficaci, quali linee volumetriche, campi di colore piatto giustapposti a ricchi tessuti operati, inconsueti tagli compositivi, silhouettes tono su tono. Osservando queste immagini delicatissime e sontuose, cominciamo a capire cosa significarono per gli artisti occidentali che, tra il 1860 e il 1910, le collezionarono: Van Gogh o Matisse, Gauguin o Toulouse-Lautrec ne furono folgorati, in termini non solo compositivi ma soprattutto di luminosità e lusso cromatico.

Tra le 6 sezioni, cronologicamente ordinate, in cui si articola la mostra, acquista rilievo l'ultima, dedicata alla produzione di immagini a stampa per l'infanzia (non a caso in una città come Bologna, da sempre attenta all'illustrazione dei libri per i più piccini). E’ sull’aspetto legato al costume che vorrei porre l'attenzione. Il sistema della moda – e quindi della società – giapponese irrompe inaspettatamente: accanto alle tavole enciclopediche adoperate per imparare i nomi delle diverse specie di uccelli e di pesci, si notano quelle atte a distinguere i vari, numerosissimi, tipi di spilloni e di acconciature. Ognuna di queste, infatti, era rigidamente assegnata dal codice della moda ad un personaggio teatrale o ad un esponente sociale. L'atto del nominare educa dunque al rispetto dei ruoli: né ciò deve stupirci più di tanto, se si pensa a certe bamboline di carta da vestire in uso da noi fino a non molto tempo fa.

La mostra è caldamente consigliata. L'allestimento sobrio ed elegante, l'illuminazione sapiente, i puntuali pannelli didattici uniti a esaurienti didascalie rendono la visita piacevolissima: finalmente si esce dalle sale soddisfatti di aver imparato qualcosa. A ciò si aggiunga che il Museo Civico Archeologico affianca all'esposizione una fitta serie di lezioni, gratuite anch'esse, sulla cultura e l'arte giapponesi tenute da esperti afferenti al Centro Studi d'Arte Estremo Orientale di Bologna.

La mostra rappresenta pertanto un'occasione, imperdibile, di crescita culturale e di integrazione. Ci si augura che la stessa formula conoscitivo-espositiva venga in un prossimo futuro adottata per culture altrettanto esotiche ma meno benvolute.

Autore/autrice scheda: Valeria Genovese