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Matteo Civitali e il suo tempo: pittori, scultori e orafi a Lucca nel tardo Quattrocento

Lucca, Museo Nazionale di Villa Guinigi 3 aprile 2004 - 11 luglio 2004 (prorogata al 25 luglio 2004)

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LE RAGIONI DI UNA MOSTRA

 


Tre fondamentalmente gli scopi di questa esposizione:

 

  1. da un lato, liberare l’immagine di Matteo Civitali dagli “stereotipi negativi” che l’avevano stravolta, fino a fare dell’artista “il Perugino di Lucca”;
  2. fornire, tramite le opere più significative dei contemporanei di Civitali, un quadro esaustivo dell’arte lucchese del tardo Quattrocento e segnare il definitivo recupero di un’epoca che, anche sulla base dei rinvenimenti documentari degli ultimi decenni, si configura come un periodo di notevole complessità e di sorprendenti fermenti;
  3. testimoniare il lavoro ‘sul campo’ svolto dalla Soprintendenza sotto forma di campagne di documentazione e di restauro.
Gli enti promotori, e in particolare il Comune di Lucca, hanno sostenuto il progetto di una mostra su Civitali con l’intenzione di dar vita ad un’esposizione che, al di là dell’accuratezza delle ricerche che l’hanno preceduta e dei risultati scientifici che ha prodotto, potesse costituire uno spaccato di storia dell’arte lucchese godibile anche da un pubblico ‘non specialista’ e in primo luogo dalla cittadinanza.
Questi scopi sono stati pienamente raggiunti: chi già sapeva qualcosa di Civitali e del Quattrocento lucchese esce dalla mostra con un’idea su questo periodo molto più articolata ed affascinante, chi (penso, ad esempio, a un turista straniero) visita l’esposizione senza alcuna nozione preliminare è messo nelle condizioni di conoscere e comprendere un ambiente artistico di stupefacente ricchezza.
È difficile, una volta usciti, resistere alla tentazione di completare le proprie conoscenze visitando non solo le chiese lucchesi (a cominciare dalla Cattedrale di San Martino), ma l’intero territorio circostante, dalla Garfagnana alla Versilia.

 

UNA BREVE VISITA

 


La mostra conduce lo spettatore alla scoperta, o alla riscoperta, di Matteo Civitali partendo opportunamente, e in maniera ancora piuttosto insolita, non dall’inizio (ovvero proponendo il consueto itinerario nella biografia dell’artista, con un’eventuale appendice sulla sua ‘eredità’), ma dalla fine, vale a dire dalla rivalutazione ottocentesca di Civitali.

 

Dalla fortuna di Civitali nell’Ottocento si passa, per così dire, a quella di cui egli godette in vita: nel secondo ambiente, accanto alla giovanile, magnifica Madonna di Prato, si propongono derivazioni in stucco e terracotta dal modello civitaliano.

 

a)      A partire dalla quarta sala lo scenario si amplia: si confronta l’opera di Civitali con quella dei maestri fiorentini (Mino da Fiesole), si immerge la sua figura nell’ambiente artistico lucchese dell’epoca, illustrando la sua attività pittorica in collaborazione con Baldassarre di Biagio.

 

b)        Nelle sale 5-7 vengono poste a confronto, fra di loro e con opere di altri grandi artisti (Benedetto da Maiano), le diverse modalità con cui Civitali affronta più volte nel corso della sua carriera uno stesso soggetto (l’Annunciata, San Sebastiano, l’Ecce Homo).

 

c)         La sala 8, ricca (forse pure troppo) di capolavori (gli Angeli dell’Altare del Sacramento, la Fede del Bargello), rappresenta il trionfo del Civitali scultore in marmo; tema che trova proseguimento, nella sala 10, nella maestosa Madonna della Tosse.

 

La sala 9 è invece interamente dedicata a tre vetrate su disegno di Vincenzo Frediani provenienti dalla cattedrale di Lucca: un altro dei meriti della mostra è quello di consentire di ammirare da vicino un capolavoro solitamente esposto a grande distanza dallo spettatore, e di poter oltretutto apprezzare i risultati del recente restauro del manufatto.

 

d)         La progressiva penetrazione delle novità fiorentine (già testimoniata nella sala 8, fra le altre cose, dagli splendidi Quattro Santi di Filippino Lippi da San Michele in Foro) caratterizza l’allestimento della sala 11, in cui è visibile anche la ‘risposta’ lucchese di Michele Angelo di Pietro. Una delle pareti di fondo della sala è occupata dalla monumentale Assunzione della Vergine di Masseo Civitali.

e)         Mentre la sala seguente espone l’unico disegno pervenutoci di Civitali, le ultime sale (13-15), che recuperano l’allestimento permanente del Museo Nazionale, illustrano gli estremi sviluppi dell’arte del maestro e la situazione dell’arte lucchese a cavallo fra Quattro e Cinquecento; con l’arrivo delle opere di Fra’ Bartolomeo, Francesco Francia, Amico Aspertini anche la città di Civitali si avvia verso la “maniera moderna”.

 


 

CONSIDERAZIONI SULLA PRESENTAZIONE DELLE OPERE

 


Allestimento delle sale, fruibilità delle opere

Nell’allestimento di gran parte delle sale si è decisamente optato per l’obliterazione degli ambienti storici (non di gran pregio artistico, ma comunque suggestivi e di certo non indegni a far da sfondo ad opere di poco successive alla loro costruzione) mediante pannelli di un riposante colore blu chiaro. Pur non mancando alcuni problemi, complessivamente buone sono la disposizione e la fruibilità delle opere esposte.

 


Luci ed ombre: l’illuminazione dei pezzi esposti

Come di consueto, gli oggetti emergono dalla fitta penombra delle sale per merito di un sistema di illuminazione a faretti, mirato a conferire alla presenza delle opere il carattere di una scintillante rappresentazione teatrale, in cui ciascun pezzo recita allo spettatore il proprio monologo.

 

UNA MOSTRA CHE VUOLE COMUNICARE

 


Come attirare il pubblico a Villa Guinigi

La mostra è stata discretamente pubblicizzata su riviste e quotidiani e tramite manifesti e depliants. Per attrarre visitatori il noto senso degli affari dei Lucchesi ha predisposto una serie di pacchetti turistici e di agevolazioni di vario tipo.
Di questo e di molto altro ancora dà conto l’imponente sito www.matteocivitali.it, che per la completezza delle sue informazioni e la ricchezza di immagini può risultare utile anche dopo aver visitato l’esposizione.

 


Parole, parole, parole: la comunicazione in mostra

Difficilmente capita di vedere una mostra così ‘parlata’: per mezzo di strumenti fissi (pannelli, didascalie, una postazione multimediale) e mobili (un’utilissima guida gratuita) lo spettatore riceve una miriade di informazioni che, lungi dall’annoiarlo o sopraffarlo, lo aiutano a districarsi in un itinerario certo non dei più semplici.

 


Ritornati a casa: la comunicazione post-mostra

Dopo aver visto la mostra, il visitatore che intenda approfondire alcune tematiche o ricevere informazioni su come completare la sua conoscenza di Civitali rintracciandone le opere sparse sul territorio lucchese, può dare un’occhiata al già citato sito della mostra, oppure sfogliare le pagine del corposo catalogo, che è nel contempo per lo spettatore più avvertito uno strumento indispensabile per conoscere i progressi delle ricerche sul tardo Quattrocento a Lucca.

 

Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici