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La sposa dai due volti, 1927 - olio su tela. Collezione privata.
Bella con un libro e un vaso di fiori o Bella a Mourillon, 1926 - olio su tela. Collezione privata.
Coppia sopra Saint Paul, 1970-1971 - olio su tela. Collezione privata.
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Mostra

Chagall e il Mediterraneo

Pisa, Palazzo Blu 9 ottobre 2009 - 17 gennaio 2010 (prorogata al 31 gennaio 2010)

Il manifesto della mostra, su cui è riprodotta l'opera di Chagall Saint Jean Cap-Ferrat, 1949, Gouache, inchiostro di china, pastello grasso su carta. Collezione privata.
Il manifesto della mostra, su cui è riprodotta l'opera di Chagall Saint Jean Cap-Ferrat, 1949, Gouache, inchiostro di china, pastello grasso su carta. Collezione privata.

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Chagall e il Mediterraneo. Ogni titolo di mostra innesca delle aspettative. Se Chagall ha messo la firma alle 150 opere esposte, il Mediterraneo – forse – ci ha messo solo i colori. Ma in Italia, patria del sole, del mare e dell’amore, un titolo del genere, scritto in caratteri cubitali, magnetizza turisti-allodole e visitatori di passaggio. È un cappello intrigante per racimolare pezzi diversi per temi, cronologia e tecniche (dalle litografie alle ceramiche e ai collages) di uno Chagall minore proveniente da collezioni private. Il Palazzo Blu e la Fondazione Cassa di Risparmio di Pisa spenderanno questo titolo-gallina dalle uova d’oro - per rimanere nella metafora aviaria - per i prossimi anni (è già prevista, nell'autunno 2010, Mirò e il Mediterraneo).

Noi, visitatori di mostre educati dal surrealismo, non temiamo l’accostamento di ombrelli e macchine da cucire sui tavoli operatori del mercato dell’arte. Siamo convinti che un buon montaggio inedito crei scintille di senso al quadrato. Ma diffidiamo dalle operazioni espositive in cui si gioca con la psicologia e l’acquolina del visitatore senza garantirgli l’intelleggibilità di un percorso e di un sistema di senso. Che per comprendere una mostra lo spettatore debba essere indotto a sborsare - oltre agli otto euro del già esoso biglietto - anche i non pochi spiccioli di un’audioguida, è un’assurdità bella e buona.

La mostra in questione pecca infatti sia in quanto 'percorso' sia in quanto 'senso'. Le sale sono scorniciate l’una dall’altra, per unità tematiche autonome, in pochi casi raccordate per 'serie': Nizza e la Costa Azzurra, la Bibbia, l’eredità culturale della Grecia antica. L’illuminazione non è equalizzata tra gli ambienti e, nel complesso buia, non valorizza le opere, già buie, di Chagall. Rari i pannelli esplicativi, disordinati e con qualche errore di traduzione i cartellini didascalici. Ma – ohibò ! – che importanza ha questa povertà di rigore di fronte all’abbondanza di frasi di Chagall e di qualche illustre critico impresse in corsivo alle pareti? Che rilevanza ha la ripetizione imbarazzante dei contenuti nella brochure, o gli errori ortografici dei testi nel sito, di fronte a quelle frasi che sono prelevate a random con l’unico criterio – tutto romantico – di rivendicare il conflitto esistenziale dell’artista e la sua ricerca personale e controcorrente?
Una visitatrice si siede sul divanetto. Non butta l’occhio sui dipinti appesi alle pareti, ma più in alto. Batte le mani ed esclama ad alta voce: “ah che bello! una frase!”. Poi prende un taccuino e la ricopia con impegno in una pagina.

Autore/autrice scheda: Silvia Moretti