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Galleria

La delicatissima coppia di mazzetti di fiori dipinti da Giovanni Stanchi
Una delle bacheche in cui sono esposti volumi illustrati
Veduta di una delle sale
Una parete della prima sala
Una delle opere più sorprendenti presenti in mostra: il vaso di fiori dipinto su specchio da Mario de' Fiori per la famiglia Barberini
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Mostra

Flora Romana. Fiori e cultura nell'arte di Mario de' Fiori (1603-1673)

Tivoli, Villa d'Este 26 maggio 2010 - 31 ottobre 2010

Lo splendido vaso di fiori di Tommaso Salini
Lo splendido vaso di fiori di Tommaso Salini

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La piccola mostra di Tivoli centra l'obiettivo di rendere interessante e suggestivo un genere che non esercita, generalmente, un grande appeal sul pubblico, ovvero la natura morta di soggetto floreale. La produzione di dipinti raffiguranti vasi di fiori, che si sviluppa vigorosamente a partire dal principio del Seicento e che ha in Roma uno dei suoi maggiori centri di irradiamento, è giustamente inquadrata all'interno della passione per i fiori che caratterizzò l'epoca barocca e che assunse varie forme, dall'interesse di tipo scientifico (ben esemplificato in mostra da erbari a stampa, incisioni e disegni annotati da Federico Cesi) al gusto collezionistico e alla creazione di favolosi giardini (cui si rimanda più volte nei pannelli informativi).

A questa corretta impostazione di fondo della rassegna si associa la qualità generalmente molto elevata delle opere esposte, dovute non solo al pennello del protagonista della mostra e più noto 'fiorista' della Roma seicentesca, Mario de' Fiori, ma anche a maestri, concorrenti e imitatori del pittore romano. Tra i dipinti presentati al pubblico, provenienti tutti da collezioni private e in molti casi inediti, spicca lo stupefacente vaso di fiori dipinto su specchio da Mario per la famiglia Barberini e ancora oggi impreziosito da una splendida cornice dorata a valva di conchiglia. Degni di nota sono pure due quadretti con delicatissimi mazzolini di fiori, dipinti dal rivale di Mario de' Fiori, Giovanni Stanchi, e provenienti dalla Galleria Pallavicini, da cui pure è tratto il magnifico vaso di Tommaso Salini, caravaggesco della prima ora, zio e maestro di Mario.
Forse poteva essere meglio rappresentata l'attività svolta da quest'ultimo in collaborazione con pittori di figure, illustrata in mostra da un paio di opere soltanto; sarebbe stato bello vedere esposte le tele con Le quattro stagioni, eseguite in collaborazione con Carlo Maratta, Bernardino Mei, Filippo Lauri e Giacinto Brandi e custodite presso il Palazzo Chigi di Ariccia (in trasferta però a Forlì, dove sono presentate nella grande rassegna floreale allestita ai Musei di San Domenico). Così come gradita sarebbe stata l'uscita da Palazzo Chigi del ritratto di Mario al lavoro, che Giovanni Maria Morandi eseguì con la collaborazione dell'effigiato stesso.

Quanto all'apparato informativo, si segnala l'estrema minuzia dei cartellini delle singole opere, in cui sono elencati i nomi di tutti i fiori che compongono i diversi bouquet. Clamorosa è tuttavia l'assenza, nei cartellini delle opere a stampa, dell'indicazione del luogo e dell'anno di pubblicazione.
Le sale sono introdotte da pannelli molto dettagliati e ben scritti (forse pure troppo, sembrando talvolta destinati più agli specialisti che non ad un pubblico generico); tutte le informazioni sono soltanto in italiano, ed è un vero peccato, considerando che Villa d'Este è visitata anche da molti stranieri. Gradita sarebbe inoltre la trascrizione delle curiose e talora divertenti scritte seicentesche che corredano alcuni dei disegni, e che non tutti i visitatori sono in grado di leggere.

 

Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici