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Mostra

Miti Greci, archeologia e pittura dalla Magna Grecia al collezionismo

Milano, Palazzo Reale 3 ottobre 2004 - 16 gennaio 2005

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TEMI DELLA MOSTRA

 

l tema della mostra Miti Greci: archeologia e pittura dalla Magna Grecia al collezionismo è il fascino del mito greco, esercitato con continuità dall'antico fino ai nostri giorni, indagato sull'esempio dei vasi apuli.

 

Insieme ai risultati delle più recenti indagini sulle forme e sui modi di produzione e commercializzazione dei vasi, sulla società che li utilizzò, sui contesti di rinvenimento, vengono infatti presentati al visitatore alcuni temi "classici" della loro fortuna critica: l'impiego delle decorazioni vascolari come fonti per ricostruire la storia della pittura antica, il loro interesse come documenti di varianti e funzioni del mito non altrimenti attestate, il loro impatto nella cultura europea.

 

Il percorso espositivo individua sette sezioni tematiche: Continuità del mito (ingresso; sale I-III); Il mito dipinto (sala IV); I vasi della Magna Grecia nella cultura europea (sala V); Le scoperte di Ruvo di Puglia (sale VI-IX); Vasi e vasai in Magna Grecia e Sicilia (sale X-XI); Mito e società (sale XII-XIII); Il teatro e la rappresentazione figurata (sala XIV).

 

LA VISITA: IL PERCORSO ESPOSITIVO
Il cuore della mostra: una straordinaria visione d'insieme
Al centro del percorso (sala VI) è stato allestito il nucleo archeologico della mostra, formato da un notevole numero di vasi provenienti da Ruvo di Puglia. La maggior parte dei reperti è appartenuta ad appassionati locali del XIX secolo (Jatta, Caputi, Lagioia) ed è arrivata intatta fino a noi grazie all'acquisto in blocco da parte di enti pubblici e privati.

 

Il mito dell'originale dipinto
La sala IV è dedicata alla rappresentazione pittorica del mito, in particolare alla diffusione dei temi mitologici dipinti sulle tombe (stele dipinta da Vergina della seconda metà del IV secolo a.C. e affresco funerario da Egnatia della fine del III secolo a.C.), nelle case (affreschi da Pompei) e sugli oggetti d'uso quotidiano (ceramica). I vasi figurati, insieme agli altri oggetti esposti, vengono qui esaminati come documenti per ricostruire la storia della pittura antica.

 

Mitomanie
Nella sala V vengono presentati gli effetti che ebbe sulla cultura italiana ed europea la riscoperta dei vasi antichi figurati tra Settecento ed Ottocento: da un lato è rappresentata la mania collezionistica, efficacemente rievocata dal Vaso Hamilton del British Museum di Londra; dall'altro è messo in luce l'insorgere dell'interesse antiquario, che portò alla pubblicazione di numerosi "libri di vasi" che riproducevano le immagini della ceramica antica.
La mostra documenta anche l'influenza dei vasi antichi sulla ceramica moderna e sull'arredamento; particolarmente interessante è una imitazione rinascimentale di un cratere a campana a figure rosse (fig. 2), ma straordinari documenti per la storia del gusto sono anche i prodotti delle manifatture ottocentesche e gli arredi ispirati all'antico, insieme ai due tavolini in pietra dura provenienti dalla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, di cui sono in mostra anche i modelli grafici.


Dalla sala IX la mostra inizia ad evidenziare l'importanza dei vasi non solo come opere d'arte, ma anche come documenti storici: nella ricostruzione di un contesto di rinvenimento intatto, la tomba di Rutigliano scavata nel 1977, i vasi vengono presentati come una parte del corredo funerario. Il messaggio neanche troppo nascosto, che richiama i contenuti della sala IV (salvaguardia dell'integrità delle collezioni storiche), è una riflessione sulla dislocazione del patrimonio culturale e sulla necessità di tutelare e promuovere la conoscenza dei contesti archeologici ancora intatti.

L'invito a storicizzare i capolavori finora ammirati prosegue nelle sale successive, dove la ceramica viene presa in considerazione nei suoi aspetti funzionali, storici, produttivi e in relazione alle dinamiche del commercio.

Il vasto repertorio delle forme utilizzate tra V e IV secolo a.C. in Magna Grecia e Sicilia è esemplificato nella sala X, mentre nella sala XI sono raccolti i "vasi che raccontano vasi", rappresentando il lavoro dei vasai (fig. 3) o documentando la funzione e la destinazione della ceramica nell'uso quotidiano e nella sfera funeraria.

La sala XII ha per tema la società indigena aristocratica che produsse e acquistò quei vasi ed il suo rapporto con la grecità coloniale e tarantina. Vengono esposti alcuni documenti sull'immaginario legato alla figura del guerriero e rappresentazioni del mondo femminile, con particolare attenzione alla moda e agli oggetti di lusso (fig. 4).

La sala successiva indaga la ricezione e la rielaborazione del mito greco da parte dei ceramografi apuli e affronta in modo monografico la produzione del pittore di Licurgo (fig. 1). Una parte di questa sala è riservata alla sfera dell'ultraterreno e raccoglie alcuni documenti legati ai misteri orfici e dionisiaci.

Miti teatrali
L'ultima sala è dedicata all'interesse per il teatro e per le versioni teatrali del mito documentate dalla ceramica dell'Italia meridionale. Il mito di Oreste, qui presente in quanto mito teatrale (fig. 5), chiude idealmente la composizione circolare del percorso, facendo da pendant col mito di Medea collocato nella seconda sala.


Alcuni espedienti compositivi
Estremamente interessante è la selezione del materiale in relazione ai temi. La qualità degli oggetti, mediamente molto alta, non ha pregiudicato la scelta di differenziare i criteri espositivi, ricercando da un lato impressioni prodotte per accumulo di materiale, ed isolando dall'altro alcuni highlights. Nell'allestimento questo secondo risultato si raggiunge mediante l'uso di salette monografiche, come nel caso della kalpis attica della Collezione Banca Intesa (sala VII), oppure separando l'oggetto dal resto della sala.

Questo modo di procedere tesse una trama fitta tra i diversi temi della mostra: così il Vaso di Archémoros, collocato nella sala VI a rappresentare l'interesse dei Borboni per i vasi apuli, può essere analizzato anche in quanto supporto di pittura mitologica.

Tra le strategie compositive va segnalata anche la successione delle sale. Un esempio magistrale è il passaggio dalla seconda alla terza sala. Nella sala II, che ha il fondo rosso e una illuminazione bassa, il visitatore viene accolto e stregato: Medea "l'incantatrice" (fig. 6) esercita il suo fascino atemporale attraverso il volto della Callas nel video di Pasolini, la drammaticità delle figure sul sarcofago romano e la fugacità dell'espressione nella pittura ercolanese.

La sala III è una repentina dissacrazione di questo scenario: la permanenza cromatica sullo sfondo svela una certa malizia da parte degli organizzatori nell'esporre come unico oggetto di contemplazione una carta geografica della colonizzazione greca in Magna Grecia e Sicilia.

Costanti riferimenti alla polivalenza del materiale
Particolarmente significativa in tutta la mostra è l'attenzione rivolta al visitatore. I pannelli espositivi costruiscono un dialogo continuo giocando tra godimento estetico e curiosità scientifica.

La saletta VII, ad esempio, contiene "un capolavoro attico da Ruvo: la kalpis della collezione Banca Intesa" (fig. 7). Porto all'osservatore come straordinario oggetto da ammirare, il vaso è però anche una summa dei temi principali della mostra, poiché appartiene ad una delle collezioni storiche di Ruvo, è un prodotto di importazione e raffigura artigiani a lavoro.
Risultati analoghi si ottengono con la successione delle sale. Interessante, ad esempio, è il passaggio dalla splendida Tomba delle Danzatrici (sala VIII) alla Tomba di Rutigliano (sala IX), due spazi chiusi che il visitatore percorre entrando nella prima e guardando dall'alto la seconda, percependo in questo modo sia l'associazione concettuale che la differenza tipologica tra i due diversi esempi di contesto funerario.

Fruizione e comunicazione
Rispettando la natura dei materiali ceramici (che come oggetti d'uso venivano maneggiati e guardati da diverse angolazioni), la modalità espositiva è stata differenziata secondo la strategia accumulo-isolamento. In molti casi, quando la visione di entrambi i lati non era indispensabile ai fini dell'allestimento, i vasi sono stati collocati all'interno di teche addossate alle pareti. Si nota comunque la preoccupazione di consentire una fruizione da tutti i lati per il maggior numero possibile di esemplari, compatibilmente con lo spazio a disposizione.

Un enorme problema di comunicazione riguarda le didascalie e le interpretazioni delle complesse rappresentazioni che si trovano sui vasi: in composizioni così affollate risulta veramente impossibile rendere ragione di tutti i personaggi e di tutte le scene rappresentate. Un esempio di come è stato affrontata la questione è il vaso di Archémoros, corredato da una serie di pannelli che raccontano le vicende dei principali personaggi mitici rappresentati.

Autore/autrice scheda: Gabriella Cirucci