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Mostra

Ottocento veneto, il trionfo del colore

Treviso, Casa dei Carraresi 15 ottobre 2004 - 27 febbraio 2005 (prorogata al 3 maggio 2005)

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IL TEMA
La mostra Ottocento veneto, il trionfo del colore presenta un ampio ventaglio di pittori, spesso sconosciuti al grande pubblico, da collocare nell'ambito della tradizione coloristica veneziana. Il merito dell'iniziativa è della Fondazione Cassamarca, al primo grande evento della sua nuova gestione, ma l'esposizione, curata da specialisti come Giuseppe Pavanello e Nico Stringa, è anche organizzata a ridosso di un complesso lavoro scientifico: i due volumi su La Pittura nel Veneto. L'Ottocento, editi nel 2002-2003 a cura dello stesso Pavanello per iniziativa della Regione Veneto. Ci troviamo così di fronte a una formula auspicata dagli esperti per ogni esposizione: una presentazione dei risultati di un serio lavoro di ricerca, che serve come punto di partenza per ulteriori riflessioni e approfondimenti.
Per la prima volta si sviluppa in una sede espositiva un approccio sistematico alla pittura dell'Ottocento veneto, dedicato in particolare agli artisti operanti nella seconda metà del secolo. "Sono stati previlegiati i decenni in cui nasce la scuola veneziana del vero, che ha i suoi rappresentanti migliori in Ciardi, Favretto e Nono. Ma anche la nuova generazione di pittori, affermatasi nell'Esposizione Artistica di Venezia del 1887 - Tito e Milesi, Fragiacomo, Lancerotto, Da Molin, Bordignon e altri - merita di venire adeguatamente conosciuta" alla luce del suo "contributo originale e ancora poco noto al grande alveo del simbolismo europeo".

 

UNA SCELTA NON SCONTATA

 

La scelta, non scontata, di puntare sull'Ottocento veneto sembra particolarmente gradita ai visitatori, come si deduce dalla stampa locale e dalle impressioni del pubblico nell'album dei commenti alla mostra. Ai visitatori piace lo stretto legame identitario con il territorio, altro punto forte dell'esposizione.

 

Uno dei grandi meriti della mostra è di aver raccolto più di cento dipinti, alcuni dei quali provenienti da collezioni private, dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica, dalla Banca Unicredit o dalla Cassa di Risparmio di Venezia, tutte raccolte difficilmente accessibili al grande pubblico. La dispersione subita della pittura veneta dell'Ottocento, dato che molte opere non furoro mai acquistate da musei o collezioni pubbliche, rende poco agevole una visione d'insieme quale è invece quella proposta in questo percorso.

 

Vi sono presentati anche quadri inediti quali gli autoritratti di docenti dell'Accademia di Venezia, di Pompeo Marino Molmenti e di Domenico Bresolin, il professore che portò i suoi allievi, tra cui Ciardi, a lavorare en plein air: Una visita alla Casa dei Carraresi può essere dunque l'occasione per scoprire quadri sconosciuti, persino agli addetti ai lavori.

 

Certo, come lamentano gli stessi curatori:"Avremmo voluto poter disporre di qualche ulteriore dipinto, in particolare di Zandomeneghi e Laurenti, ma purtroppo non è stato possibile, sia per indisponibilita' di prestiti, sia per concomitanza con altre esposizioni".
La scelta dei curatori è stata di esporre solo opere venete; il visitatore dovrà quindi attingere al suo repertorio mentale per fare i debiti confronti con i più famosi maestri dell'Ottocento italiano, e in particolare con Hayez, pur nato a Venezia, con i Macchiaioli o con i grandi pittori europei contemporanei. Forse con l'aiuto di note e di riproduzioni inserite nell'apparato esplicativo, il confronto con opere non presenti in mostra sarebbe stato più agevole.
Se poi si fosse tenuto, come era stato programmato, un convegno alla Casa dei Carraresi per mettere a fuoco il contributo dei pittori veneti agli sviluppi artistici europei della seconda metà dell'Ottocento, la mostra sarebbe stata una ulteriore occasione per un importante lavoro scientifico che avrebbe coinvolto un più largo numero di studiosi.

 

STRUTTURA E PERCORSO: NOVITA' D'IMPOSTAZIONE
Il percorso si articola in sette parti. Il primo nucleo è composto da sezioni tematiche: il ritratto, L'artista all'Accademia e nello studio, La veduta, La pittura di genere; le opere sono scelte con criterio esemplificativo, antologico.

 

Nel secondo nucleo, I maestri del vero: Guglielmo Ciardi, Giacomo Favretto, Luigi Nono, i pittori sono proposti quasi monograficamente, come a creare un "intermezzo" alle sezioni tematiche per focalizzare l'attenzione su quelli che nella retorica dell'esposizione vengono presentati come i principali protagonisti.

 

Una delle sale più coinvolgenti è quella dedicata a Guglielmo Ciardi, con opere dal 1869 al 1875 che ben esemplificano i due momenti "tra macchia e impressionismo" del pittore. Allo stesso modo nella sezione su Favretto molto felice è l'accostamento di due opere, I miei cari del 1874 e Vandalismo del 1880, che rende subito evidente il percorso stilistico dell'artista.

 

Nelle sezioni successive si riprende il criterio antologico, con una scelta di temi tratti dalla vita quotidiana: La famiglia, Il gioco, Il mercato, Il lavoro, dove ritroviamo opere degli autori che abbiamo appena conosciuto, ma anche nuovi nomi, come Guglielmo Stella, Vittorio Bressanin, Italico Brass, Luigi Cima.

 

Separato anche spazialmente, introdotto da una grande fotografia del capoluogo veneto, si accede al terzo nucleo: Venezia. Vi sono proposte opere dei continuatori della lezione di Ciardi, Favretto e Nono. Sono qui presentati, di nuovo raggruppati quasi monograficamente, tre artisti: Pietro Fragiacomo, presente anche con un inedito, Zattere, Alessandro Milesi, con Pope! , e Ettore Tito, al quale è dedicata l'ultima sala della mostra.

 

Il percorso è particolarmente interessante ed è leggibile a più livelli, da quello tematico al cronologico e monografico, dalla pittura in studio a quella en plein air, per poi ritornare alle scene di genere. La sessione conclusiva, Venezia, è idealmente riallacciata a quella, cronologicamente precedente, dedicata alla Veduta. Gli artisti sono presentati prima attraverso i loro autoritratti, poi, per approfondirne la conoscenza, nelle sezioni monografiche. Altro momento proposto, per una migliore visione di insieme, è il confronto fra i pittori identificati come protagonisti del momento nel Veneto e gli altri artisti.
La mostra ha un percorso molto vario, pensato non solo per gli specialisti, ma anche per il grande pubblico.

 

ALLESTIMENTO E ILLUMINAZIONE

 

Le opere sono collocate in sale dipinte con toni caldi del giallo o in ambienti di un porpora-viola acceso o dalle tonalità grigie. Nelle prime le tele, con poche eccezioni, sono appese non alla parete, bensì a spessi pannelli grigi retroilluminati. Questo espediente non disturba la lettura dell'opera: ogni singolo pezzo risulta anzi staccato visivamente dal suo vicino, e viene esaltato come da un'aureola. L'illuminazione è complessivamente buona, solo Pope! di Mileto ha qualche fastidioso riflesso: essendo di formato più grande, rispetto agli altri, è investito nella parte superiore dal bagliore dei faretti che, per tutto il percorso, sono posti ai due lati dei dipinti su guide a distanza fissa.

 

Le opere e i pannelli esplicativi sono disposti lungo il perimetro delle sale con una giusta attenzione alla spazialità. L'uso della teca per esporre gli strumenti del pittore è suggestivo. La scelta, solo nella sezione dedicata agli atelier degli artisti, di appoggiare i quadri su cavalletti d' epoca è un felice espediente sia per coinvolgere ulteriormente il visitatore, sia per variare e articolare la sistemazione delle opere.

 

Grandi riproduzioni di dipinti esposti si trovano in alcune sale. Credo siano state pensate come "arredamento" per rafforzare la suggestione dei quadri. Forse hanno una funzione didattica: nella seconda sala troviamo, a tutta parete, un particolare "gigante" della Moglie Gelosa di Favretto, esposto nella sala attigua. Avendo a portata d'occhio sia il dipinto, sia la riproduzione, si può agevolmente riflettere sul rapporto originale-fotografia. Si colgono le pesanti alterazioni della riproduzione, ma anche gli effetti dell'ingrandimento macro delle opere. La moglie gelosa, ormai più grande del naturale, diventa una presenza fisica quasi incombente sullo spettatore con la quale dialogare.

 

APPARATATO DIDASCALICO
Scandiscono le sezioni della mostra grandi pannelli esplicativi nei quali sono commentate sinteticamente alcune opere. A volte ulteriori pannelli aggiungono citazioni suggestive e molto funzionali per la comprensione. Cartellini chiari e ben posizionati vicino ad ogni pezzo riportano il nome dell'autore, il titolo e la data dell'opera. Si sarebbe forse potuto annotare le date e il luogo di nascita e di morte dell'artista, inseriti unicamente nei grandi pannelli esplicativi e solo per alcuni autori. Il visitatore rischia di non rendersi conto della collocazione temporale dei dipinti nell'iter stilistico dei singoli autori.
L'apparato didascalico forse poteva essere maggiormente curato: ad un'opera manca la data, ad un altra il cartellino.

 

IL CATALOGO
Il catalogo, pensato non come una guida alla mostra, ma come uno strumento di lavoro per chi voglia studiare lo stimolante tema dell'Ottocento veneto, è un contributo ineludibile, punto di riferimento per tutti gli approfondimenti futuri. La mostra è un importante contributo alla presa di consapevolezza delle tradizioni locali e di conseguenza ad un arricchimento generale non solo del panorama artistico ottocentesco, ma di tutta la cultura veneziana.

 

Autore/autrice scheda: Federica Rossi