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Galleria

Seguace di Pieter Bruegel il Vecchio
Paesaggio
1600 ca.
Olio su tavola di pioppo
50,8 x 68,6 cm
Ritratto di gruppo
Inizio del XX secolo
Olio e tempera su tavola
40,6 x 36,5 cm
Giorgione
Il Tramonto
1506â10 
olio su tela
73,3 x 91,4 cm
Tag-Cloud

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Mostra

Close Examination: Fakes, Mistakes and Discoveries

Londra, National Gallery, Sainsbury Wing 30 giugno 2010 - 12 settembre 2010

Anonimo fiorentino
Allegoria
1500 ca.
Tempera e olio su tavola
92,1 x 172,7 cm
Anonimo fiorentino Allegoria 1500 ca. Tempera e olio su tavola 92,1 x 172,7 cm

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Il percorso della mostra, allestito nelle sale sotterranee della Sainsbury Wing, si compone di 37 ‘casi’ di applicazione delle tecniche di indagine scientifica e di restauro, suddivisi in 6 sezioni (Forgeries – Transformation and Modification – Mistakes – Secrets & Conundrums – Being Botticelli – Redemption and Recovery), per un totale di 40 opere esposte, dal XV al XIX secolo; l’intento dichiarato è quello di provare il contributo determinante di questi strumenti alla normale prassi della connoiseurship o dell’indagine archivistica, anche celebrando in maniera un po’ smaccata l’attività dei “Gallery’s Curatorial, Scientific and Conservation departments”.

In qualche modo, comunque, ne viene fuori un buon esempio di divulgazione e chiarezza, che non manca di illustrare i diversi metodi di indagine delle opere d’arte, affiancando ad alcuni successi ‘tecnologici’ altre prove brillanti di intuito critico o scrupolo storiografico.

L’allestimento, un po’ chiassoso e con ammiccamenti ad un’estetica da scientific detective, non è forse dei più eleganti, specie per quanto riguarda la grafica, la selezione cromatica o il disegno delle pannellature; però non mancano mai, per ogni opera, i necessari confronti con riproduzioni ad UV o infrarossi, con ricostruzioni dello stato originario dell’opera proposto dai curatori o con immagini di altri dipinti utili all’attribuzione o alla datazione del pezzo.
Un bel modo di strutturare pannelli e didascalie in maniera gerarchica, con sottolineature, differenze di carattere a altri accorgimenti grafici, consente poi una frequentazione della mostra a diverse ‘velocità’, secondo i differenti livelli di approfondimento suggeriti per la visita.

Momento gustoso, prova della stessa intelligenza divulgativa e a tratti divertente, è il filmato preliminare proiettato ciclicamente a mo’ di introduzione, che comprende: interviste allo staff dei diversi dipartimenti della National Gallery, che raccontano alcuni dei casi esposti in mostra; una breve storia delle tecniche di restauro, con squarci sorprendenti su una Londra vittoriana già ampiamente tecnologizzata; e, soprattutto, dimostrazioni pratiche delle tecniche antiche di realizzazione dei dipinti e un’infarinatura sulla geografia e la cronologia dei materiali.

La prima sala – Forgeries – apre la mostra con un tema accattivante come quello dei grandi falsari: un piccolo capolavoro di Umberto Giunti evoca anni di passaggi torbidi e fascinosi, attraverso l’Europa di un collezionismo prezioso; oppure, subito dopo, una copia d’epoca di Guardi è riportata alla giusta datazione, liberandosi dall’etichetta di ‘falso’ per tornare ad essere un autentico, vittima però di un restauro maldestro. Segue una stanza dedicata alle revisioni – il titolo è Transformation and Modification – con un sorprendente restauro degli anni Trenta del Novecento: Il Tramonto di Giorgione integrato con frammenti di dipinti coevi per comporre un San Giorgio, prima inesistente, in una lacuna che sembra fatta su misura.

La terza sala difende invece il valore della connoiseurship come antidoto alle intemperanze del mercato con esempi di acquisti eccellenti passati ad attribuzioni più modeste – ma solo se si accettano come valide le conclusioni più recenti dei curatori, non sempre dimostrate in maniera inequivocabile – mentre quella che segue concede qualcosa all’analisi stilistica tout court, quando propone tra “segreti ed enigmi” (Secrets & Conundrums) il caso raro di un pannello di pioppo trattato a gesso, cioè italianissimo, per un dipinto tutto fiammingo nella forma e nel ductus.

La quinta sala presenta il caso ‘di scuola’ di una grande tavola fiorentina (Allegoria), clamorosamente acquistata dalla National Gallery nel 1874 come autografo di Botticcelli, presto passata per falso con strascichi scandalistici e infine restituita all’ultimo Quattrocento grazie alla certificazione di campionature e riflettografie agli infrarossi.
Il capitolo conclusivo, con un titolo altisonante come Redemption and Recovery, è quello che lascia più dubbi: sull’approccio di fondo, un po’ troppo positivista magari, riguardo le possibilità quasi inesauribili dell’analisi materiale dei dipinti; e soprattutto, sullo sfondo ideologico della mostra, sulla ricercata ingenuità che un intervento di indagine – di campionatura, per esempio – e ancor più un restauro non debbano costituire un passaggio comunque traumatico per l’opera d’arte e anzi siano in grado di ricostruire senza difetto un ipotetico stato originario, quasi a prescindere dal metabolismo di ogni dipinto.

Manca un vero e proprio catalogo, ma un volumetto della serie A closer look edita dalla National Gallery, firmato da Marjorie E. Wieseman con il titolo di Deceptions & Discoveries, presenta alcuni dei casi esposti in mostra, un glossarietto e spunti bibliografici di approfondimento.

Bel segno, in ogni caso, è stato vedere la mostra affollata e seguita con attenzione, caso dopo caso, da un pubblico sempre curioso, a dimostrazione della possibilità di sensibilizzare e divertire anche su temi angolosi o prosaici del mestiere di curatori e restauratori.

 

Autore/autrice scheda: Dario Donetti