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Galleria

Giovanfrancesco Rustici, Predica del Battista / Levita. Firenze, Battistero di San Giovanni
A sinistra: da Giovanfrancesco Rustici, Madonna di Fontainebleau. Parigi, Musée du Louvre. A destra: Donatello, Madonna di via Pietrapiana. Firenze, proprietà privata
Una veduta della seconda sala della mostra
A sinistra: Andrea del Verrocchio, Madonna di Santa Maria Nuova. A destra: Giovanfrancesco Rustici, Madonna Fontebuoni. Firenze, Museo Nazionale del Bargello
Giovanfrancesco Rustici, Predica del Battista / San Giovanni Battista. Firenze, Battistero di San Giovanni
Giovanfrancesco Rustici, Predica del Battista / Fariseo. Firenze, Battistero di San Giovanni
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Mostra

I grandi bronzi del Battistero. Giovanfrancesco Rustici e Leonardo

Firenze, Museo Nazionale del Bargello 10 settembre 2010 - 10 gennaio 2011

Una veduta della prima sala della mostra
Una veduta della prima sala della mostra

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A restauro ultimato, il gruppo in bronzo della Predica, che Giovanfrancesco Rustici realizzò a partire dal 1506 e che nel 1511 venne collocato a coronamento della Porta Nord del Battistero di Firenze, viene esposto in una mostra allestita in due sale contigue al pianterreno del Bargello, assieme ad alcune opere riferite all’artista in studi recenti, pubblicati in concomitanza con l’intervento conservativo sulle tre statue. Si tratta di terrecotte, fra cui molte invetriate, dipinti, bronzetti e marmi, ai quali sono suggestivamente affiancati capolavori di artisti con i quali Rustici condivise il primo periodo di formazione e gli spazi di lavoro, o la cui frequentazione è attestata dalla letteratura artistica.

Nato nel 1475 in una famiglia impegnata da generazioni nell’attività orafa – era infatti il nipote di Marco di Bartolomeo, orafo e miniatore, autore del celebre Codice Rustici – Giovanfrancesco entrò giovane, secondo Vasari, nella bottega del Verrocchio, per interessamento del Magnifico; dopo il trasferimento di Andrea a Venezia, nel 1486, l'apprendistato dovette proseguire, verosimilmente, con Lorenzo di Credi. Sempre Vasari lo ricorda tra gli artisti laurenziani nel Giardino di San Marco, a contatto diretto con Bertoldo di Giovanni e con le collezioni medicee di scultura antica. Annoverato tra i migliori scultori della città da Pomponio Gaurico, nel 1506 ricevette dall’Arte di Calimala la prestigiosa commissione della Predica del Battista per il battistero di San Giovanni, mentre i Medici, tra gli altri impegni, gli affidarono anche l’esecuzione di un modello in terra, perduto, per un David bronzeo, mai eseguito, destinato a rimpiazzare quello donatelliano nel cortile del Palazzo di Via Larga. Per Iacopo di Giovanni Salviati decorò la cappella e il cortile della villa di proprietà del nobiluomo, posta sulla via Bolognese. In seguito alla cacciata dei Medici nel 1527, Rustici si trasferì in Francia, dove progettò un monumento equestre per Francesco I, compiuto solo in parte e del quale non resta traccia, e dove si spense nel 1554.

Rustici e Leonardo

 «Non volle Giovanfrancesco, mentre conduceva di terra quest’opera, altri atorno che Lionardo da Vinci, il quale nel fare le forme, armarle di ferri, et insomma sempre, insino a che non furono gettate le statue, non l’abbandonò mai; onde credono alcuni, ma però non ne sanno altro, che Lionardo vi lavorasse di sua mano, o almeno aiutasse Giovanfrancesco col consiglio e buon giudizio suo». Le affermazioni di Vasari sul rapporto di collaborazione nella fase di realizzazione del gruppo scultoreo della Predica del Battista sono state quasi unanimemente accolte dalla critica, seppure con declinazioni differenti in merito alla qualità dell’apporto leonardesco.
Proprio all’influenza che Leonardo esercitò sull’artista è dedicata la prima sala, dove le Zuffe in terracotta del Bargello, del Louvre e della Collezione Loeser e la Conversione di San Paolo – unico dipinto ad oggi perlopiù considerato autografo e menzionato da Vasari – sono esposti a confronto con un’antica copia della Battaglia di Anghiari. Sullo sfondo le tre statue del Battista, del Fariseo e del Levita sono posizionate su alti piedistalli, per ripristinare la corretta percezione in scorcio dal basso del gruppo, al quale sembra rimandare l’indice del San Giovanni Battista di Leonardo, prestato dal Louvre e collocato in basso, con una soluzione espositiva davvero felice.  Il gesto dell’indigitazione dirige l’osservatore verso le statue, ma viene condiviso anche con il San Giovanni di Rustici: peculiarità iconografica questa che deriva direttamente da un’invenzione leonardesca.

Rustici e i maestri fiorentini
 
Nella seconda sala è stata raggruppata la gran parte delle opere del maestro, che, assieme a quelle di Donatello, Filippino Lippi, Andrea del Verrocchio e Benedetto da Maiano, affollano i contenuti spazi espositivi. Se i confronti con le opere degli altri artisti risultano inevitabilmente molto suggestivi, l’assenza di un ampio apparato esplicativo compromette la comprensione delle ragioni di alcuni accostamenti e consiglia vivamente di entrare in mostra non senza aver prima scorso una delle tre recenti monografie dedicate a Rustici, ad esempio quella in lingua italiana di Tommaso Mozzati.

La prima scultura documentata di Rustici, il busto commissionato nel 1503 per il cenotafio di Giovanni Boccaccio, conservato nella Prepositura di Certaldo, viene riproposta entro un tondo, per evocarne l’assetto originario andato perduto nel corso degli spostamenti e dei riallestimenti del monumento durante i secoli. Più angusta è la collocazione della grande pala in terracotta, invetriata da Giovanni Della Robbia, già nel convento di San Luca, la quale, con la sua ristretta gamma cromatica, limitata al bianco della scena del Noli me tangere, del paesaggio e del Sant’Agostino nella lunetta, e al giallo del cielo, giustifica il nome di “altare bianco” con cui viene frequentemente designata nei documenti. Tra gli altri pezzi si segnalano la Madonna Fontebuoni, esposta accanto a una Madonna con Bambino del Verrocchio; il Tondo dell’Arte di Por Santa Maria, la Madonna di Fontainebleau, avvicinata alla Madonna di via Pietrapiana di Donatello; il Ratto di Europa, terracotta invetriata per la quale si spendono riferimenti a disegni lippeschi.

Completa la sala il piccolo raggruppamento di opere di committenza medicea: si tratta del Mercurio, ora al Fitzwilliam Museum di Cambridge, descritto da Vasari a coronamento della fontana del giardino del Palazzo di Via Larga, quando era ancora provvisto del meccanismo della girandola azionata dal getto d’acqua spruzzato dalla bocca della divinità; e del David Pulszky del Louvre, piccolo bronzetto che Francesco Caglioti ha legato alla fase progettuale del David mediceo. Per quest’ultimo caso, come per il vicino rilievo stiacciato e invetriato con San Giorgio e il drago, la prima sala al piano superiore del museo offre i precedenti più emblematici: il David donatelliano, del quale il bronzo parigino riprende se non altro la posa, e la scena del San Giorgio della predella del Tabernacolo dell’Arte dei Corazzai.

Nel complesso si tratta di un’esposizione molto meritevole. Spiace rilevare i problemi legati all’assenza di spazi congrui al numero di opere riunite e di apparati informativi più dettagliati di quelli previsti, limitati, oltre alle didascalie, a qualche pannello e ad una proiezione sulle fasi di intervento condotte sulla Predica. Va rimarcato, inoltre, come i contenitori espositivi appaiano in qualche caso ingombranti, mentre l'illuminazione mirata pregiudica in parte la fruizione di alcune opere, soprattutto dei dipinti. Questi aspetti sono tuttavia compensati dalle caratteristiche della sede museale, quanto mai adeguata, per quantità e qualità di capolavori conservati, all’evento ospitato.

Autore/autrice scheda: Daniele Giorgi