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Galleria

Particolare della sala dei grandi oli con l'opera 'Spes contra spem'
Particolare della sezione 'Guerra-Lavoro-Politica-Memoria'. Sullo sfondo, l'opera 'Il Comizio'
Il corridoio con la sezione 'Eros'
Veduta della prima parte della sezione 'Guerra-Lavoro-Politica-Memoria'
Il corridoio con la sezione 'Eros'
Particolare della prima parte della sezione 'Guerra-Lavoro-Politica-Memoria'. In primo piano le opere 'Ragazzi che cercano granchi' e 'Acciaieria (Terni)'
Sezione 'Vita collettiva e solitudine'. A sinistra l'opera 'Fumatore giallo'
La parete con i sei bozzetti realizzati per il Macbeth di Verdi al Teatro Regio di Parma
Veduta della prima sala con la sezione 'Ritratti'. Sullo sfondo l'opera 'Caffè Greco'
La sala con la sezione 'Natura morta'
Particolare della sezione 'Guerra-Lavoro-Politica-Memoria'. Sullo sfondo l'opera 'La partenza del vapore da Napoli'

Veduta della prima sala verso l'ingresso, con l'accesso dalla collezione permanente della Fondazione Magnani Rocca
Altra veduta della sala con la sezione 'Natura morta'
La sala con i grandi oli
Scala di passaggio alla sezione 'Guerra-Lavoro-Politica-Memoria'
La sala dei grandi oli. Sulla destra l'opera 'La Spiaggia'; sullo sfondo 'Van Gogh porta il suo orecchio tagliato al bordello di Arles'
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Mostra

Guttuso. Passione e realtà

Mamiano di Traversetolo, Fondazione Magnani Rocca 11 settembre 2010 - 8 dicembre 2010

Renato Guttuso, L'atelier, 1975, particolare
Renato Guttuso, L'atelier, 1975, particolare

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Perché Guttuso a Parma? Perché proprio alla Fondazione Magnani Rocca? Sarà una mostra guidata da scelte consapevoli o piuttosto il trasferimento in ‘blocco’ di collezioni che poco o nulla hanno a che fare con il luogo in cui vengono esibite? Tre delle domande d’obbligo per chi si accosta ad una mostra (specie se monografica) trovano in quest’occasione una risposta virtuosa, ma più volte ribadita ed illustrata dai testi che accompagnano il percorso espositivo e dai saggi raccolti nel catalogo. Il visitatore viene insomma guidato in un approccio che non lascia spazio a dubbi di casualità o d’invadenza di politiche commercial-pubblicitarie, che dà importanza alle opere in relazione al contesto e che insiste sulle coordinate storiche e biografiche con rigore, ma senza tediosi bizantinismi critici.

Guttuso. Passione e realtà è un’antologica che anticipa di un anno il centenario della nascita del maestro siciliano (che cadrà il 26 dicembre 2011) e che è stata senza dubbio ben studiata. Il fatto stesso che non si presenti come mostra di celebrazione ma come tappa ragionata di una riflessione globale sull’arte guttusiana la rende più onesta e meno pretenziosa di quanto avrebbe rischiato di essere, specie considerando l’interesse che questo pittore suscita in un pubblico abituato a trovarlo, nelle fiere d’arte contemporanea, tra gli indiscussi fiori all’occhiello delle gallerie per la sezione Novecento italiano. Sebbene sia insensato azzardare ora una qualsiasi previsione, l’affluenza alla mostra non passa inosservata: l’elegante e appartata villa di Mamiano di Traversetolo si è riempita di visitatori in giornate poco invitanti per gli spostamenti, e certo non per effetto di martellanti slogan alla moda, del tipo ‘asse Brescia-Treviso’.

Tornando agli interrogativi iniziali, Parma occupa un posto importante nella storia espositiva e collezionistica di Guttuso: una forte amicizia legava il pittore al parmigiano Mario Bocchi, dalla cui collezione provengono venti delle opere in mostra e che fu tra i principali animatori dell’importante antologica guttusiana presieduta da Roberto Longhi, svoltasi nelle scuderie del Palazzo della Pilotta tra il dicembre 1963 ed il gennaio 1964 (proprio per l’occasione la Soprintendenza di Parma affidò all’architetto Guido Canali il restauro e l’allestimento di quegli ambienti). Ma Guttuso era anche amico di Luigi Magnani Rocca, come testimoniano, oltre alla ricca corrispondenza tra i due (pure documentata in mostra), quattro opere della collezione permanente della Fondazione. E ancora: il monumentale olio La spiaggia (1955-56), indubbiamente uno dei più importanti quadri in mostra, fu destinato dal pittore proprio alla Galleria Nazionale di Parma, mentre La partenza del vapore da Napoli (1966) appartiene alla collezione del Centro Studi e Archivio della Comunicazione dell’ateneo parmigiano. Molte opere provengono infine dalla Collezione Barilla d’Arte Moderna, e il Macbeth di Verdi, per cui il pittore realizzò nel 1963 gli interessanti bozzetti esposti fuori catalogo, andò in scena proprio a Parma, al Teatro Regio. Il legame con la città emiliana è dunque forte, e viene indagato in catalogo dal saggio di Alberto Mattia Martini, seguito da un’antologia tratta dal catalogo della mostra alla Pilotta (con brani di Longhi, Testori e Russoli) e da uno scritto dello stesso Guttuso apparso su Paragone nel 1957. Da fuori Parma, i prestiti più consistenti provengono dalla Fondazione Pellin di Varese (il cui ‘fondo guttusiano’ è anche in questo caso costruito sul legame di amicizia tra artista e collezionista), cui si affiancano il Caffè greco eccezionalmente concesso dal Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid ed altri prestiti di collezioni private, fondazioni, gallerie e musei tutti del nord Italia.

La mostra non vuole – né potrebbe – essere esaustiva: le opere sono settantuno, tutte significative e alcune fondamentali per l'esemplificazione dei principali momenti della lunga parabola artistica del pittore. Viene proposta un’organizzazione tematica del percorso, attraverso le sezioni ritratto, guerra, lavoro, politica, memoria, vita collettiva e solitudine, allegoria, eros, natura morta e paesaggio. Se questa suddivisione ci è sembrata all’inizio un po’ forzata, ci siamo ricreduti nel corso della visita per due motivi. Innanzitutto le tematiche corrono parallele lungo tutta l’attività di Guttuso e indicarne (come in alcuni casi si può fare) il termine cronologico di inizio non significa riuscire ad inquadrarle entro coordinate di tempo precise: operazione, oltre che inattuabile, scientificamente improponibile. Un’esposizione cronologica delle opere avrebbe d’altro canto creato confusione, sempre a causa di questo costante pluralismo tematico, accentuato dall’eclettismo stilistico dell’artista: per comprendere il pensiero e l’opera di Guttuso, pittore impegnato dal solido bagaglio ideologico, una guida tematica ci sembra in fin dei conti la scelta più chiara per il visitatore, oltre che meno fuorviante sul piano critico.

Va segnalato il buon uso degli ambienti disponibili, che sa calibrare lo spazio di fruizione adatto sia alle opere di dimensioni modeste sia ad enormi tele come Spes contra spem (1982) e Van Gogh porta il suo orecchio tagliato al bordello di Arles (1978). Apprezzabile la neutralità della tinta delle pareti, che non contrasta né con i forti colori degli oli né con la cromia essenziale di acquerelli e inchiostri, e che si era rivelata adatta anche alle opere di Alberto Burri nella monografica del 2007.
Si è già accennato al buon catalogo, il cui saggio principale e diverse schede si devono ad un esperto del calibro di Enrico Crispolti. Ci sembra però doveroso notarne il prezzo decisamente elevato rispetto agli standard comparabili (215 pagine, 48 euro) e segnalare l’iniziativa editoriale che ha previsto, in Parma e provincia, una distribuzione a metà prezzo in edicola (un coupon allegato, inoltre, dà diritto all’ingresso ridotto).

In conclusione, va di nuovo evidenziata l'apprezzabile sobrietà di questa mostra, che è scrupolosa e seria, senza sproloqui o eccessive sovrastrutture critiche. Mai potrebbe vantare pretese di eredità rispetto alla mostra del 1963-64, e infatti neanche vuole suggerirle: per questo è, in fondo, in consonanza con la poetica guttusiana, che amplifica il vero e aderisce alla realtà respingendo ogni esasperazione retorica. Se per Guttuso l’arte era innanzitutto comunicazione, possiamo dire che il proposito di non condizionare lo spettatore, ponendolo senza troppi filtri davanti a dipinti così vari per tema e scelte stilistiche, rende giustizia al pittore e alla sua opera, con equilibrio. Non per nulla Guttuso scriveva che «non è importante accorgerci che siamo cose, oggetti, e provarne angoscia, ma accorgerci che siamo soggetti. E agire come soggetti, considerando gli altri come oggetti».

 

Autore/autrice scheda: Chiara Bernazzani