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Galleria

Bronzino, Ritratto di Giovanni di Cosimo I de' Medici, Firenze, Galleria degli Uffizi (sala III)
Bronzino, San Giovanni Battista (originariamente parte del polittico d'altare per la cappella di Eleonora di Toledo in Palazzo Vecchio), Los Angeles, Getty Museum (sala IV)
Bronzino, Ritratto di Bartolomeo Panciatichi, Firenze, Galleria degli Uffizi (sala V)
Bronzino, Madonna Panciatichi, Firenze, Galleria degli Uffizi (sala V)
Bronzino, Sacra Famiglia con sant'Anna e san Giovannino, Parigi, Musée du Louvre (sala VII)
Bronzino, San Sebastiano, Madrid, Museo Thyssen-Bornemisza (sala VI)
San Luca, uno dei quattro evangelisti per i pennacchi della volta della Cappella Capponi in S. Felicita, Firenze (sala I)
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Mostra

Bronzino. Pittore e poeta alla corte dei Medici

Firenze, Palazzo Strozzi 24 settembre 2010 - 23 gennaio 2011

Bronzino, ritratto di dama con cagnolino, Francoforte, Städel Museum (sala VIII)
Bronzino, ritratto di dama con cagnolino, Francoforte, Städel Museum (sala VIII)

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Se volessimo riempire una sola pagina di note alla fine dell’agenda, per la mostra del Bronzino a Palazzo Strozzi potremmo segnare due punti nella colonna dei ‘sì’ e qualcuno in più in quella delle possibili critiche. L’allestimento ci è parso raffinato, non banale, accurato. Bello il colore scelto per gli sfondi, che si adatta alla preziosità dei dipinti già nella fase di maggior vicinanza al Pontormo, quando nei tondi con evangelisti per la cappella Capponi in Santa Felicita le mani di maestro e allievo – se come pare quest’ultimo pure vi lavorò – non si distinguono.

Ad accogliere il visitatore sono proprio questi evangelisti, che visti così da vicino, vibranti nel taglio e nella resa pittorica, non sembrerebbero destinati ai pennacchi di una volta. In questo caso i curatori si sono premurati di evitare quello che, secondo noi, è uno dei difetti dell’esposizione: la mancanza di un adeguato apparato illustrativo di supporto. Per la cappella Capponi si propone infatti una foto d’insieme, indispensabile alla contestualizzazione delle opere, ma per il resto della mostra mancano pannelli (e, perché no, riproduzioni fotografiche) relativi ai lavori non esposti o non esponibili. Altra eccezione è il compianto di Besançon, riprodotto in una buona ricostruzione dell’originario polittico, sebbene forse preferibile a colori anziché nel monocromo scelto en pendant con i toni grigiazzurri delle pareti. Essendo una mostra monografica, inoltre, sarebbero stati auspicabili riferimenti all’attività di frescante del Bronzino e una più ricca documentazione esplicativa lungo il percorso espositivo.

La rassegna non è una 'mostra blockbuster' e mira ad evidenziare nuove proposte attributive o prime occasioni espositive (come nel caso del crocifisso Panciatichi). Innegabile è però la tendenza ad un’eccessiva sicurezza attributiva: ci sono opere per le quali l’autografia data per certa desta quantomeno qualche dubbio e scarti qualitativi che balzano all’occhio, facendo rimpiangere un attribuito a che tanto si adatterebbe a certi cartellini. Nella prima parte dell’esposizione, quella sugli anni giovanili e sulla vicinanza al Pontormo, ci sembra inoltre che il visitatore non specialista possa trovarsi in difficoltà di fronte alla continua alternanza delle opere dei due maestri non adeguatamente scandita da indicazioni distintive: c’è insomma il rischio che qualcuno possa confonderli. Una soluzione avrebbe potuto essere distinguere con uno sfondo di colore diverso o con una differente segnalazione cromatica nel cartellino i dipinti del Pontormo, sottolineando la loro presenza in qualità di confronti con il pittore cui la mostra è dedicata, doverosi e interessanti, certo, ma fuori dal ‘suo’ catalogo.

L’ultima critica riguarda l’organizzazione complessiva della mostra: essa si apre con un'impostazione cronologica, ma abbandona all’improvviso questa linea per svilupparsi su base tematica. La suddivisione per temi e generi ci sembra un po’ forzata, soprattutto perché subentra ad un’iniziale organizzazione crono-geografica dell’attività dell’artista, creando problemi nella lettura complessiva di quest’ultima. Certi riferimenti cronologici che sarebbe stato meglio evidenziare con maggior chiarezza vengono infatti inevitabilmente sviliti.

Nel complesso, la mostra merita certamente una visita e la selezione delle opere è ben fatta. Non sottraendosi però ai rischi più classici per le esposizioni monografiche, essa conferma quanto sia importante non pretendere dallo spettatore una preparazione che lo metta in grado di comprendere da sé un’esperienza artistica nella sua complessità. E come sia d’altro canto importante muoversi con cautela nel campo attributivo, giustificando sempre, anche in modo semplice, le affermazioni decise esibite sui pannelli.

 

Autore/autrice scheda: Chiara Bernazzani