Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » I Liguri, un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo
Novità
Tag-Cloud

trieste madonna quattrocento firenze uffizi nelle come patrimonio della degli galleria salani palazzo opere alla sezione contemporanea sale sono percorso
Mostra

I Liguri, un antico popolo europeo tra Alpi e Mediterraneo

Genova, Commenda di San Giovanni di Prč 23 ottobre 2004 - 23 gennaio 2005

Share |

UNA DOMANDA OVVIA: PERCHE' I LIGURI A GENOVA?

 

“Parlare di Liguri antichi significa pertanto parlare di noi stessi e spiegarci perché siamo ancora tali e perché tante caratteristiche abbiamo in comune coi Liguri della protostoria” (Nino Lamboglia, 1961).

 

Credo sia sulla scia, scientificamente aggiornata, del ‘ligurismo’ che la mostra intende presentare ad un pubblico più vasto possibile, sia esso dotto conoscitore della materia o ignaro frequentatore, il popolo dei Liguri e la sua storia. “Un incontro del tutto straordinario con le proprie origini”, come viene esplicitamente sottolineato.

 

Questo evento è stato infatti organizzato nell’ambito delle manifestazioni che ruotavano intorno a GeNova 2004, capitale europea della cultura. E per bocca degli stessi autori viene più volte sottolineato, nelle pagine introduttive del mastodontico catalogo, come lo scopo sia quello di “raccogliere le testimonianze archeologiche, ripercorrere la loro storia, conoscerne gli aspetti della vita quotidiana, gli usi e i costumi, il mondo spirituale, l’economia, la produzione artigianale e quella artistica”, insomma “ripercorrere… le vicende di una delle più affascinanti e ancora poco note popolazioni dell’Italia preromana”.

 

In effetti quello dei Liguri sembra esser stato confinato al ruolo di popolo mercenario, ai margini del mondo occidentale: “inliterati mendacesque”, “duri atque agrestes”, intonsi et inculti” sono i giudizi di Catone, Cicerone e Livio, i quali, si sa, non furono molto inclini a concedere il beneficio del dubbio. Ma oltrea cercare di sfatare questo ‘mito’, la mostra si pone lo scopo di sottolineare come esso fosse formato da una serie di ethne svariati e sparsi per un territorio che, come è stato pomposamente sottolineato nel titolo stesso della mostra, andava ‘dalle Alpi al Mediterraneo’, ben oltre i confini dell’attuale Liguria.

 

Quest’ultimo dato, importante certamente, forse, non traspare dall’allestimento in modo evidente come, invece, dalla raccolta di interventi nel catalogo, dove vengono analizzati in modo accurato i Liguri delle diverse regioni, che pur nelle caratteristiche proprie mantenevano comunque aspetti comuni molto forti.

 

Ed appunto lo scopo principe della mostra è quello di far conoscere questo popolo attraverso una selezione di materiali, a dir la verità veramente ampia e pregevole, (ben oltre 900, come reclama il sito internet ed il catalogo in più punti), di solito dispersi in musei locali o stranieri, o addirittura mai presentati al pubblico. A partire da questi pezzi si è costruito un percorso cronologico che dalla preistoria arriva alla conquista romana, avvenuta non senza difficoltà dopo un conflitto durato circa un secolo e culminata con la fondazione di Luna (177 a.C.), Aquae Sextiae (122 a.C.) e Dertona, oltre che con il successivo ammodernamento dei tracciati viari consolari verso il 3 a.C.

 

DA DOVE VENGONO I LIGURI DI OGGI?
 

 

È la domanda a cui gli organizzatori hanno voluto dare una risposta.
Come ogni mostra che si rispetti, dopo aver sbandierato in ogni modo che essa è stata allestita per far conoscere i Liguri e per “aggiungere un tassello fin’ora mancante all’articolato mosaico che costituisce la nostra storia”, ha più o meno sottinteso il discorso scientifico che la dovrebbe sorreggere: certamente il catalogo con gli interventi di specialisti ed eminenti studiosi ha un’impronta più ‘alta’, ma è evidente la volontà di avvicinarsi anche ad un pubblico più vasto mediante i pannelli, che si dilungano nelle spiegazioni, e i discutibili disegni, che dovrebbero illustrare in modo chiaro ed immediato come le popolazioni più antiche affrontavano la vita di tutti i giorni.

 

Pregevole, certamente, è la selezione dei materiali, alcuni del tutto inediti: si segnalano soprattutto materiali bronzei di pregevole fattura, che mostrano le evolute tecniche padroneggiate dai Liguri in questa attività, e quelli che attestano l’ampio raggio dei commerci e contatti che essi avevano con gli altri popoli del Mediterraneo.

 

L’allestimento in un ordine cronologico, a dire il vero, non sempre troppo ferreo, ha proprio lo scopo di mostrare da dove è nato e come si è formato il popolo delle mie origini: dopo una breve introduzione sulle origini mitiche dei Liguri, esplicata da crateri a figure rosse e statuette in bronzo, forse avulsa dal contesto, ma che non trova, appunto, migliore collocazione se non all’inizio di tutto il percorso. Dalle origini, come già più volte sottolineato, di questo popolo il percorso si snoda attraverso una serie di fasi che portano al periodo della conquista romana, perdonando qualche salto cronologico qua e là dovuto ad esigenze espositive. Ovviamente, la maggiore attenzione si è concentrata sulle età protostoriche: con una sezione che illustra “Il paesaggio”, si spiega l’impervio territorio fatto di valichi appenninici ed alpini, che i Liguri hanno affrontato, si fa da introduzione alle due sezione dell’”Età del Bronzo” e dell’”Età del Ferro”. Ultimo paragrafo è quello costituito da “Genova”, preromana nella sua accezione più vasta, della quale gli scavi degli ultimi cinquant’anni hanno riportato alla luce importanti aspetti, presentati qui nel contesto dell’esposizione attraverso i materiali rinvenuti, e che mette in chiara evidenza la funzione di emporio della città, soprattutto attraverso una serie di pezzi che testimoniano gli intensi contatti commerciali che i genovesi hanno intrecciato con gli altri popoli con cui dividevano il Mediterraneo.

 

Appendice alla fine della mostra, è la sezione dedicata al “ligurismo”: una carrellata di volumi aperti ad illustrare l’interesse degli studi nei secoli passati per queste regioni, nato soprattutto nell’onda dei primi studi preistorici e perché attratti dai caratteri ‘strani’ di questi materiali.


LA COMMENDA DI PRE' E I LIGURI

Sede della mostra è la neo-ristrutturata Commenda di Prè, edificio di epoca romanica che ha posto problemi organizzativi ed espositivi. Si è dovuto ovviare ad “interferenze con le antiche strutture”, secondo me, non del tutto evitate: se nell’ottica degli organizzatori i grandi muri grigi con i titoli in rosso avrebbero dovuto evitare di coprire l’edificio, temo che l’intento non sia stato completamente raggiunto. Certo, scavalcandoli con lo sguardo, si possono ammirare comunque le grandi volte in pietra così come le colonne, ma non è di agile fruizione l’architettura nel suo complesso.

Non è nemmeno perfettamente riuscita la collocazione dei pezzi nelle vetrine, ormai consuete nelle mostre archeologiche. Non molto grandi, a sfondo bianco e illuminate a giorno, sono ottime per gli oggetti in bronzo, ma avrei trovato più utili spazi maggiori per altre classi di materiali, tanto più che esse sono inserite nei pannelli monumentali che coprono le pareti della Commenda. Contro la ormai consolidata tradizione che almeno alcuni pezzi vanno visti da tutti i lati, poche sono le vetrine, soprattutto per le spade in bronzo, che permettono una visione a 360 gradi.

I pannelli esplicativi sono comunque pregevoli per la quantità di informazioni che forniscono al lettore, soprattutto nell’illustrare la vita delle tribù liguri nell’epoca preistorica e la loro evoluzione nel corso del tempo. Purtroppo, sono dominati da una certa discontinuità: se alcune vetrine vengono affiancate da tabelle di riferimento precise che indicano la posizione dei pezzi, che risultano quindi chiaramente identificabili nelle didascalie, altre volte manca qualunque riferimento e corrispondenza tra vetrina e didascalia.

Non è immediato comprendere la funzione delle campane di vetro, che diffondono, campana per campana, una voce che propone brani sui Liguri di diversi storici antichi: forse il volume è troppo basso, fatto apposta per non disturbare i visitatori intorno, o forse non è ben segnalato come nuovo espediente per offrire conoscenza e catturare attenzione, ma, data l’abbondanza di materiale scritto, un testo in più non avrebbe fatto la differenza.

Certamente ben riuscita e di grande impatto è la ricostruzione della necropoli di Chiavari: oltre a presentare materiali inediti, i curatori sono meritoriamente riusciti a tirare fuori dai magazzini pezzi di solito non visibili al pubblico, come i frontoni del Grande Tempio di Luni.

In termini generali, ritengo buona la fruibilità della mostra, anche se le già criticate vetrine portavano inevitabilmente ad un affollamento davanti ad esse.


Visitando il sito internet, articolato in diverse sezioni tematiche, si ha una vasta panoramica di chi erano i Liguri. Le pagine in rete propongono testi scientifici che riprendono quelli della mostra e del catalogo, ma anche informazioni interessanti sul palazzo della Commenda di Prè ed altre notizie utili, ormai di rito, su come raggiungere la mostra.

Salta però agli occhi la mancanza di foto che attirino il navigatore ad approdare a Genova per visitare la mostra. Contrariamente a quanto avviene in altri siti, dove nonmancano effetti speciali e giochi mirabolanti, questo sembra quasi fin troppo “scientifico”, chiuso nella volontà di dare un aspetto ‘alto’ a tutto il contesto. E non va nemmeno sottovaluto che, ormai a mostra già chiusa, ancora parti di questi links siano “in corso di elaborazione”: la sezione della visita virtuale, quella che forse maggiormente avrebbe avuto la funzione di incuriosire le persone, piuttosto che sostituire la mostra stessa, ancora ora non è visitabile.
 

Autore/autrice scheda: Virginia Angeletti