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Galleria

Tre pezzi sacri
Uno scorcio della sala che illustra la fortuna di Sebastiano nella pittura di età controriformistica
Il salone infuocato in cui sono raccolti esempi della produzione ritrattistica dell'artista
Tre ritratti 'incastonati' nella parete
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Mostra

Sebastiano del Piombo 1485 - 1547

Roma, Palazzo Venezia 8 febbraio 2008 - 18 maggio 2008

Il
Il "Giudizio" di Kingston Lacy troneggia sotto un cielo verde

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Lo sviluppo dell’itinerario creativo di Sebastiano può essere seguito agevolmente dallo spettatore, dal momento che i dipinti sono presentati rispettando l’ordine cronologico e molto chiare sono le spiegazioni che introducono le diverse sezioni e accompagnano, talvolta, singole opere. Risultano perciò ancor più sorprendenti il silenzio su certi snodi fondamentali della carriera del pittore veneziano non presenti in mostra (a cominciare dalla celebre Resurrezione di Lazzaro) e il fatto che nella terza sala, dedicata al Sacco di Roma e al periodo che lo seguì, siano presenti molte opere risalenti agli anni precedenti, come la Pietà di Viterbo (1516).

Molto ben argomentata è l’idea che la produzione tarda di Sebastiano, cupa e sofferta, abbia rappresentato il modello più influente per la cosiddetta “pittura senza tempo” di età controriformistica e per la pittura sacra nella Spagna della seconda metà del Cinquecento: le ultime due sale del percorso espositivo sono opportunamente incentrate su magnifiche tele appartenenti a questi due momenti dell’arte post-tridentina. Allo stesso modo sarebbe stato forse utile dedicare una saletta iniziale agli artisti che influirono sulla formazione di Sebastiano o mossero i primi passi insieme a lui, con poche e scelte tele di Bellini, Giorgione, Tiziano, prese magari dagli stessi musei romani (non sarebbe stato male, ad esempio, includere nella rassegna, spostandolo di qualche decina di metri, il doppio ritratto giorgionesco del Museo di Palazzo Venezia, sede della mostra).

L’altro grande motivo di interesse dell’esposizione romana, accanto ai capolavori di Sebastiano, è costituito dall’allestimento di Ronconi, elegante e variato in ogni sala; pur se fortemente caratterizzato, esso non interferisce in alcun modo con la fruizione delle opere, che, anzi, è garantita nel migliore dei modi. Vera opera d’arte di opere d’arte, la ‘regia’ di Ronconi si mette al servizio dei dipinti e allo stesso tempo rivendica la sua valenza di creazione autonoma.

 

Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici