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Galleria

i resti bruciacchiati degli appestati
Corredi funebri di sepolture tardo antiche
Uno dei teschi ritrovati nella grande vasca circolare
La stele di Sepunia Seconda (metà I d.C.), reimpiegata come copertura di una tomba in età tardo antica. Dietro, la vetrinetta con corredi funebri
Balsamari di vetro, alcuni deformati dal calore durante la cremazione del defunto
Chiave, maniglia, strigili, patera, pesetti, cucchiaio, scarto di lucerna
Le tre vetrinette che contengono i reperti della fase romana
La "sezione" medievale e moderna
Il tesoretto nascosto da uno sfortunato proprietario che non è più tornato a recuperarlo...
Panoramica della piccola mostra
La facciata del Palazzo dei Musei con la locandina della mostra
I materiali rinvenuti nell'area del convento degli Eremitani
Bronzi e ceramiche
Il primo pannello con la presentazione, la stratigrafia e la mappa dello scavo e dei ritrovamenti
Gli speroni ritrovati ancora ai piedi di un nobile sepolto nel chiostro del convento
Lucerne, gioielli, un dado, l'onice con Bonus Eventus, balsamari (alcuni deformati dal calore durante la cremazione) provenienti per lo più dalle necropoli. Sotto, l'urna di pietra
La prima vetrinetta con anfore, alcune iscritte, provenienti dalle discariche del Novi Sad. Dietro spicca l'Ara di Vetilia
Ceramiche rinvenute nel cimitero degli appestati
Lucerne dai corredi funebri di sepolture altoimperiali (I-II d.C.)
Un frammento di anfora iscritta, una lucerna e due reperti ceramici, unici rappresentanti in mostra della fase di sfruttamento etrusca
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Mostra

Parco Novi Sad. Archeologia di uno spazio urbano

Modena, Lapidario Romano, Palazzo dei Musei 19 dicembre 2010 - 17 maggio 2011 (prorogata al 30 novembre 2012)

La locandina della mostra
La locandina della mostra

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Sono mesi che i modenesi, a caccia di occasioni sui banchi del mercato il lunedì mattina o diretti il sabato sera verso i locali del centro, passano di fianco all'ampio cantiere del Parco Novi Sad, in cui sta per sorgere un vastissimo parcheggio interrato. Ma, sorpresa!, oltre a un parcheggio da Guinness dei Primati quello spazio ovale dagli sparuti alberelli e chiazzato di erba ingiallita ai confini del centro storico, un tempo Piazza d’Armi e poi ippodromo, diventerà anche uno dei parchi archeologici più rilevanti dell’Emilia-Romagna.

I modenesi, che hanno seguito i ritrovamenti attraverso i brevi articoli dei giornali locali, sembrano apprezzare la piccola mostra ospitata tra gli splendidi monumenti funerari del Lapidario Romano. E’ una mostra ancora sporca di terra, con le ruspe, i caschetti e i giubbotti arancioni degli archeologi che accompagnano costantemente la visita dai pannelli esplicativi e dalle  fotografie con tanto di data che danno un’idea immediata del progredire graduale dei lavori, con la profondità dello scavo che cresce di foto in foto scoprendo sempre nuovo materiale.
La rassegna sui ritrovamenti del Parco Novi Sad continua la coraggiosa e lodevole proposta annuale di piccolissime esposizioni spesso a scavo ancora aperto, dopo la mostra sui reperti per lo più funerari recuperati in varie zone del modenese in occasione di lavori edili, tra cui quello per la linea TAV.

Certamente le curiosità suscitate dal brevissimo percorso sarebbero state maggiormente appagate dall’esposizione di un maggior numero di pezzi (in particolare qualche esempio in più dei monumenti funerari rinvenuti lungo la strada), ma è chiaro che l’obiettivo della mostra non è quello di esaurire un sito ricchissimo per eterogeneità di epoche e materiali che, si spera, verrà ben rappresentato nel progettato Parco Archeologico del Novi Sad. La volontà didattica e divulgativa è ottimamente esplicitata nell’immediata chiarezza dei pannelli che accompagnano con ricostruzioni, fotografie e disegni i pochi ma significativi reperti esposti nelle quattro vetrinette.

Dagli etruschi alla tarda età imperiale

Il breve percorso è articolato cronologicamente seguendo la stratificazione delle opere architettoniche e dei reperti nel corso dei millenni. Le prime tre vetrinette contengono reperti appartenenti alla fase romana del Novi Sad, quella forse maggiormente rappresentata e più interessante.
Nella prima vetrinetta sono contenuti alcuni dei reperti più antichi rinvenuti, un paio di frammenti ceramici risalenti addirittura all’età etrusca, una moneta e due fibule di età tardo repubblicana. E’ in mostra un piccolo saggio delle decine e decine di anfore rinvenute nelle discariche riportate alla luce, alcune con iscrizioni. Gli oggetti più curiosi e spesso pregevoli provengono proprio dalle discariche: uno scarto di lavorazione di una lucerna a tre beccucci con busto di Zeus, pesetti da stadera di varie forme, un’elegante ansa di bronzo con le terminazioni a testa di cane, una chiave, una patera di bronzo, un cucchiaio d’argento e due strigili di bronzo, uno dei quali decorato con uno scudo e un gladiatore armato di tutto punto.

Molti dei reperti in mostra provengono dai corredi della necropoli di età imperiale rinvenuta ai lati della strada per Mantova. Lucerne di vario genere, tra le quali spicca una lucerna a volute con scena erotica (fine I a.C.- I d.C.), vasetti, brocche, balsamari di terracotta e vetro colorato, molti dei quali deformati per il calore del rogo funebre, oggetti più particolari come collane di pasta vitrea, una matassa di fili d’oro, un dado di osso e una bella onice incisa con l’effige di Bonus Eventus, con spighe e grappolo d’uva (I d.C.), un’urna di pietra chiusa da grappe metalliche. Alcuni balsamari provengono da corredi funerari di età tardo antica, così come il tesoretto di 296 antoniniani nascosto e poi abbandonato assieme a un anello d’argento con un diaspro rosso (II-III d.C.), anch’esso recante il profilo di Bonus Eventus, divinità protettrice del commercio non a caso messa a guardia del bel gruzzoletto.
Unico rappresentante dei numerosi monumenti funerari scoperti è la stele eretta da Sepunia Seconda per se stessa, per il fratello Tito Sepunio Postumo, centurione della XV legione Apollinare, e per Lucio Pugilio Expectato attorno alla metà del I secolo d.C., ma rinvenuta reimpiegata come copertura di una sepoltura tardo antica.

Discariche della storia: appestati e decapitati

La quarta vetrinetta ci fa compiere un salto di secoli e di vari metri di depositi alluvionali, fino al Basso Medioevo e alla peste del 1630. Dal piccolo convento degli Eremitani, sorto nell’area del Novi Sad attorno alla metà del XIII secolo, e dalle sepolture scavate nel chiostro, presso la chiesetta e attorno al suo perimetro provengono ceramiche, monete, un frammento di ceramica di provenienza islamica e una coppia di speroni di bronzo dorato, ritrovati ancora ai piedi dello scheletro di un defunto di alto rango inumato nel chiostro.
Durante i lavori di scavo per la realizzazione della rampa di accesso al parcheggio, nell’area nord-occidentale del Parco Novi Sad, sono state scoperte fosse comuni contenenti numerosi resti umani spesso sepolti con esequie sommarie e recanti segni di bruciature: si tratterebbe dei resti delle numerosissime vittime modenesi della grande pestilenza che dilagò in tutto il Nord Italia nel 1629-1630. In mostra, oltre ai poveri resti bruciacchiati di qualche appestato e a un crocefisso di bronzo, dozzinale viatico per il paradiso per un morto senza nome, alcuni esempi di ceramiche religiose ritrovate nella zona, testimonianza di una probabile proprietà ecclesiastica dell’area prima della repentina destinazione a cimitero di fortuna.

Grande importanza hanno nell’esposizione i numerosi pannelli ricchi di ricostruzioni e fotografie delle significative strutture ritrovate, che saranno visibili al pubblico una volta realizzato il parco archeologico. Sono proprio queste tracce architettoniche a costituire ciò che di più importante si è recuperato nello scavo: la strada romana in perfette condizioni, ora smontata basolo a basolo in attesa dell’apertura del Parco, di cui costituirà il fulcro, collegava probabilmente Mutina a Mantua e al resto del Nord Italia, distaccandosi dalla Via Emilia poco a Ovest dei confini cittadini. Larga 4,5 metri e affiancata da larghi marciapiedi e da sepolture stratificatesi nel corso dei secoli, la strada del Novi Sad è un esempio da manuale, circondata da resti di discariche e masserie con impianti produttivi, quali dovevano essere frequenti negli immediati sobborghi delle medie cittadine romane di età imperiale.

Particolare interesse suscita l’enorme vasca circolare di ben 14 metri di diametro nella quale gli studi archeobotanici hanno rinvenuto tracce di piante utilizzate per l’allevamento delle carpe, cibo di lusso dei ricchi romani spesso ricordato in letteratura. Una volta dismessa, la vasca venne trasformata in discarica, colmata da numerose anfore tra le quali si sono trovati reperti di vario genere e, sul fondo, sette crani che presentano segni di decapitazione, che un’affascinante ipotesi daterebbe alla guerra civile del 69 d.C., scatenata dalla lotta per la successione conseguente all’assassinio di Nerone. Lo studio delle altre decine di crani ritrovati nell’area potrà fornire, si spera, conferme o smentite.
Assieme ad altre vasche di minori dimensioni e a pozzi, questa piscina per carpe trasformata in discarica faceva parte degli impianti produttivi alle dipendenze di due edifici di età tardo repubblicana-imperale, di cui è stato possibile studiare le fasi di utilizzo e abbandono fino al tardo antico.
Del piccolo monastero degli Eremitani sono stati ritrovati pochi resti che hanno permesso però di ricostruirne la pianta, oltre alle sepolture del chiostro e del piccolo cimitero.

L'importanza di un sito

Due sono sostanzialmente le caratteristiche che rendono l’area archeologica del Novi Sad così unica e interessante, anche per il grande pubblico. E’ piuttosto raro poter ricostruire con così tanta precisione le varie fasi di occupazione e di sfruttamento di un’area, così come non capita di frequente rintracciare tanti collegamenti con la grande storia nell’ambito di un sito così piccolo: i crani, forse disperato ricordo del coinvolgimento di Mutina nella grande politica degli anni d’oro dell’Impero, il tesoretto verosimilmente sepolto in tutta fretta e con il solo Bonus Eventus come guardiano durante le invasioni di Iutungi e Alamanni nel 270-271 d.C., nella malriposta speranza di un cittadino non sopravvissuto agli eventi di poterne rientrare in possesso una volta sfumato il pericolo. Per quanto riguarda le epoche successive, nell’oggetto ancora sporco di terra troviamo il riscontro e la conferma di dati e racconti non accertati riportati dalle fonti scritte, come l’atto notarile rogato a Modena il 27 gennaio 1245 con cui il vescovo del tempo autorizzava gli Eremitani a costruire la chiesa e il monastero “inter portas Citanovae et Ganaceti supra foveam civitatis” e come la cronaca di Giovanni Barani che ricorda la consacrazione voluta dal vescovo di uno spazio fuori dalla porta S. Agostino “acciò vi fossero seppelliti tutti i cadaveri indifferentemente tanto ricchi quanto poveri”.

L’intento di incuriosire il pubblico, di addetti ai lavori ma soprattutto non specialistico, è certamente raggiunto e possiamo già dire che non mancheranno visitatori all’apertura del “Novi Ark”, speriamo non troppo lontana nel tempo. Di certo gioverà alla vita culturale della città uno spaccato sul suo passato in una zona così strategica, vicinissima al centro e al Palazzo dei Musei, dominata dal Foro Boario, da anni sede di mostre ed eventi culturali, e naturalmente dotata di un bel parcheggio per ospitare quanti decideranno di fare una gita non troppo fuori porta all’insegna dell’archeologia.

 

Autore/autrice scheda: Chiara Ballestrazzi