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Galleria

Sculture antiche già di proprietà dei Farnese, 'rincasate' temporaneamente
Alcuni nobili personaggi legati a Casa Farnese; sulla destra la splendida testa di Clemente VII di Sebastiano del Piombo, da Napoli
Atlante Farnese, Museo Archeologico Nazionale, Napoli. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Napoli © www.lucianopedicini.it
Annibale Carracci e collaboratori, Galleria Farnese (particolare della volta) © Zeno Colantoni / Ambasciata di Francia in Italia
El Greco, Ritratto di Giulio Clovio, Museo Nazionale di Capodimonte, Napoli. Soprintendenza Speciale per il Patrimonio Storico, Artistico, Etnoantropologico e per il Polo Museale della città di Napoli, Napoli © www.lucianopedicini.it
Pianta del piano terra del palazzo (in viola le parti visitabili in occasione della mostra)
Flaminio Boulanger, Studiolo di Palazzo Farnese, Musée de la Renaissance, Ecouen
Pianta del primo piano del palazzo (in viola le parti visitabili in occasione della mostra)
Particolare del Salone d'Ercole: tra le due bacheche con disegni relativi alla storia architettonica del palazzo, il calco in gesso dell'Ercole Farnese
Ritratti dei Farnese; in primo piano il Paolo III di Tiziano, severo e penetrante
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Mostra

Palazzo Farnèse. Dalle collezioni rinascimentali ad ambasciata di Francia

Roma, Palazzo Farnese 17 dicembre 2010 - 27 aprile 2011

Afrodite Callipige,Museo Archeologico Nazionale, Napoli. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Napoli © www.lucianopedicini.it
Afrodite Callipige,Museo Archeologico Nazionale, Napoli. Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei, Napoli © www.lucianopedicini.it

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Si varca dunque l'ingresso di Palazzo Farnese. L'emozione è tanta. Non che normalmente la dimora sia del tutto inaccessibile - vengono organizzate visite guidate a cura dell'Ambasciata di Francia - ma certo la mostra rende assai più semplice l'accesso (per le visite guidate bisogna prenotare con un anticipo che va da uno a quattro mesi), e gli oggetti riportati nel palazzo per l'occasione promettono di suscitare un interesse quasi pari a quello sollevato dall'architettura e dalle decorazioni del 'dado' farnesiano.

L'ingresso avviene dal retro, da Via Giulia. Certo, a non passare per il portone principale si perde un po' in grandeur, però è vero che così si ha l'occasione di gettare uno sguardo al giardino e alla bella facciata verso il Tevere del Palais Farnèse, come dicono i Francesi (e con la grafia d'oltralpe si gioca nel titolo della mostra). Nel giardino si incontra il primo degli 'ologrammi' che hanno la funzione di rievocare statue antiche di colossali dimensioni, che per comprensibili ragioni non hanno potuto lasciare le sedi in cui sono conservate: il mastodontico Toro Farnese è così riprodotto, in bianco e nero, su un supporto trasparente collocato sul prato. Stessa rievocazione, nel cortile, per il celeberrimo Ercole Farnese e per la scultura molto simile, ma assai più sfortunata, dell'Ercole Latino, a lungo data per dispersa e ricomparsa, a quanto pare, alla Reggia di Caserta.

Più che da queste presenze l'attenzione è però catturata dalla maestosità e dalla forza scultorea dell'architettura, dei vestiboli d'ingresso verso il giardino e verso la piazza, così come del cortile. Impressione di sovradimensionamento, ma sempre 'ordinato', che si conferma salendo lo scalone che conduce al primo piano, in cima al quale si incontra il portale del Salone d'Ercole. Qui le sculture, da rievocate, si fanno di marmo, e la mostra segna un bel momento nel presentarci quello che era l'allestimento di questo punto di passaggio fino alla fine del Settecento, cioè prima che le antichità prendessero la via di Napoli; che è poi, questo di 'rifare il palazzo com'era', il senso principale dell'esposizione ed il suo primo obiettivo, che purtroppo non è stato sempre possibile centrare, a causa dell'attuale utilizzazione diplomatica della dimora. Un paio di disegni settecenteschi mostrano l'aspetto che aveva all'epoca il portale d'ingresso al salone, con due grandi Daci prigionieri che lo fiancheggiavano e un imponente busto d'imperatore che lo sormontava, entro una lunetta; e guardando il portale, si ritrovano i Daci a fare davvero la guardia, ed il busto, non in alto però, ma al livello del visitatore, che ha in tal modo l'opportunità di gustare i bellissimi rilievi della corazza moderna che completa la testa antica.

Entrati nel salone, si nota subito il calco dell'Ercole Farnese, che dà il nome all'ambiente; si potevano ben mettere alcune informazioni sulla scultura passata a Napoli, anche perché in una stampa poco lontana raffigurante il cortile si notano due Ercoli, e un visitatore non esperto potrebbe pensare di vederci doppio, quando invece si tratta del celebratissimo Farnese e del suo gemello sfortunato, di cui già si è detto. Ai lati del gesso due bacheche - bilingui, in italiano e in francese, come tutto il resto dell'apparato comunicativo - ripercorrono la storia costruttiva dell'edificio, presentando disegni di grande interesse (però un disegno di Michelangelo legato al suo intervento non sarebbe dispiaciuto).

Il salone è uno dei pochi ambienti visitabili - assieme alla galleria e alla Sala dei Fasti Farnesiani, che è accessibile però soltanto nei finesettimana - che non affaccia sul cortile; ovvero la mostra è in buona misura allestita nel corridoio che corre intorno a tre dei quattro lati del cortile (uno, che pure è visitabile, è occupato da ambienti più piccoli, tra cui il celebre Camerino di Ercole). La scelta, dovuta non certo ai curatori, ma dettata da necessità legate all'attuale utilizzo del palazzo come sede dell'ambasciata di Francia, costituisce un handicap non da poco: 'traviati' dal percorso lineare e dall'allestimento che, seppur elegante, finisce per nascondere in parte l'architettura, talvolta ci si dimentica di essere a Palazzo Farnese, e ci si crede di passeggiare in uno spazio espositivo come tanti altri.

Quanto all'allestimento, poi, non si possono non mettere in evidenza alcuni aspetti problematici: le vetrine sono spesso molto basse e costringono i visitatori di media altezza a ossequiose riverenze, mentre l'altezza dello spazio tra il vetro di copertura e il piano su cui sono posti gli oggetti è notevole, cosicché reperti di piccole dimensioni, come medaglie e gemme, non si vedono molto agevolmente; le didascalie dei pezzi non sono sempre facilissime da individuare, e in alcuni casi si desiderebbero maggiori informazioni (benché in generale la comunicazione sia efficace): all'esempio dell'Ercole Farnese si può affiancare quello dell'Ercole al bivio di Annibale Carracci, ritornato da Capodimonte nel camerino che lo ospitava un tempo, guardato dall'alto da una copia seicentesca che ne ha preso il posto al centro della volta, ma sulla quale non si dice nulla. Il vero punto dolente dell'allestimento è costituito tuttavia dall'illuminazione, in molti frangenti insufficiente ad assicurare una piena leggibilità dei pezzi esposti: in questo senso il momento più critico è rappresentato dall'ambiente di passaggio alla Galleria Farnese, in cui sono esposti alcuni strepitosi, e talora commoventi, disegni di Annibale. Sicuramente ragioni di conservazione impongono una illuminazione molto discreta, però in questo caso davvero i fogli non si vedono bene, ed è un vero peccato, considerate le altezze cui giungono questi studi preparatori. Poi si entra nella galleria, nella festa di colori messa in scena dal bolognese, e ci si dimentica di questi problemi.

Fatti salvi diversi aspetti positivi (la possibilità di visitare il palazzo, ed in particolare la galleria; la qualità assai alta di molti pezzi esposti; la chiarezza con cui è ripercorsa la storia dell'edificio), vanno evidenziati alcuni dubbi di fondo. Pare che la mostra non riesca ad avere un'identità definita, a metà com'è tra una rassegna documentaria e un'esposizione storico-artistica: un capolavoro assoluto come il Paolo III di Tiziano sembra un po' 'sprecato' all'interno di una carrellata di ritratti farnesiani, in cui rientrano anche opere di qualità molto meno sostenuta; la sezione sul collezionismo di dipinti è troppo esigua e parziale per dare davvero un'idea dei gusti dei maggiori rappresentanti del casato. Le stesse sculture antiche rientrate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli risultano un po' spaesate e, paradossalmente, slegate dal contesto, così come sono esposte: è come se non ci fosse tanta differenza tra vederle qui e nella loro sede partenopea.

Le ricostruzioni dei contesti funzionano soltanto se si è molto rigorosi, al limite della pignoleria: forse sarebbe stato meglio allestire una mostra anche più piccola, ma riportando una selezione di opere nei punti precisi in cui erano poste un tempo, appoggiandosi alle testimonianze degli inventari. In modo tale da ricostruire la trama di relazioni che pezzi antichi e moderni istituivano con l'architettura, con le decorazioni, tra di loro. Così, per due/tre ambienti, si avrebbe avuto davvero l'impressione di entrare nel palazzo quando lo abitavano il Gran Cardinale Alessandro e la sua corte di artisti ed eruditi.
Naturalmente questo più ambizioso progetto si scontra con l'utilizzo attuale dell'edificio. Senza scadere nel solito "ridateci Palazzo Farnese" (anche perché difficilmente noialtri saremmo in grado di mantenerlo nello stato in cui ce lo preservano le cure transalpine), forse bisogna decidersi a farne un uso più adeguato al suo straordinario valore culturale e più aperto alla città: da ambasciata a grande centro culturale francese, in cui convivano visite guidate, esposizioni, proiezioni cinematografiche, teatro, corsi di lingua. I francesi sono molto bravi a mettere in piedi queste cose, non dobbiamo certo insegnarglielo noi; e l'illustre presenza dell'Ecole Française rappresenta un ottimo punto di partenza. L'ambasciata potrebbe trovare una sede un po' più defilata e meno appariscente, ma comunque degna; e il suo trasferimento potrebbe costituire un buon esempio per gli altri, sulla via di una progressiva liberazione della città da istituzioni che, insieme a ministeri, caserme, istituti religiosi, se ne mangiano una bella fetta: la sola Francia ha altre due ambasciate a Roma, una presso la Santa Sede e l'altra presso la FAO.

NB Le foto dell'allestimento sono tratte dal sito http://www.oikos-paint.com/, le altre dal sito ufficiale della mostra

 

Autore/autrice scheda: Fabrizio Federici