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Galleria

Corridoio di accesso al Museo "Gaio Cilnio Mecenate"
Ingresso alla mostra, riproduzione del pilone di un tempio egizio. 
Ultima sala dell'allestimento. Sulla destra la riproduzione della piana di Giza.
 Specchio con custodia di Tjesraperet, Epoca Tarda, XXV dinastia (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 3097) 
 Pettine in legno, Epoca Tarda, (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 8639) 
 Busto della dea Iside, Epoca Tarda, XXVI dinastia (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 313) 
 Stele funeraria di Haimentaraeni, Epoca Tarda (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 2484) 
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Mostra

L’antico Egitto ad Arezzo. Il corredo di una nutrice alla corte del Faraone

Arezzo, Museo Archeologico Nazionale "Gaio Cilnio Mecenate" 25 settembre 2010 - 30 aprile 2011

Sarcofago antropoide di Tjesraperet, Epoca Tarda, XXV dinastia (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 2159)
Sarcofago antropoide di Tjesraperet, Epoca Tarda, XXV dinastia (Firenze, Museo Archeologico Nazionale, inv. n. 2159)

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All’interno dell’iniziativa “Giornate Europee del Patrimonio” il Museo Archeologico Nazionale di Arezzo, in collaborazione con il Museo Archeologico di Firenze, ha approntato l’allestimento di una piccola mostra a tema egittologico, esponendo in tre sale una cinquantina di pezzi provenienti dall’istituzione museale fiorentina.

Il visitatore è immediatamente immerso nel mondo dell’antico Egitto ancor prima di entrare nelle sale espositive: per accedere al museo, infatti, si passa attraverso un lungo corridoio la cui parete destra è sapientemente ricoperta da riproduzioni, in scala maggiore del vero, di alcuni disegni realizzati durante la spedizione franco-toscana di Champollion e Rosellini in Egitto (1828-1829), che portò al ritrovamento del corredo della nutrice Tjesraperet, fulcro dell’allestimento. Arricchisce il tutto la gigantografia di uno dei pezzi in esposizione.

Tale preludio alla mostra accoglie il visitatore in maniera davvero piacevole e suggestiva, ponendolo immediatamente a contatto con la cultura a cui appartengono i pezzi esposti. Il corridoio sembra riassumere in sé i contenuti dell’intero museo: mondo egizio ed etrusco-romano sono messi, attraverso le vetrate che si affacciano direttamente sui resti dell’anfiteatro romano, uno di fronte all’altro, e sembrano guardarsi da lontano.

L’allestimento occupa le ultime tre sale poste al secondo piano del Museo Archeologico, del quale costituisce la parte finale. Apprezzabile la precisa volontà di separare l’esposizione temporanea da quella permanente sottolineandone fortemente l’inizio: all’estremità di un corridoio lungo il quale sono esposte le collezioni permanenti, infatti, è stato appositamente creato un ingresso alla mostra, attraverso la riproduzione di un pilone (accesso monumentale) di un tempio egizio. A questo proposito, scriveva un visitatore nel libro delle firme, in data 16 ottobre:  “Bella esposizione … peccato l’entrata tipo Mirabilandia” . Sebbene la ricostruzione del pilone possa non riscuotere un completo apprezzamento da parte del visitatore, condivido in pieno la volontà di separare fortemente l’allestimento temporaneo dalle collezioni del museo, che nulla hanno a che vedere con i pezzi esposti in mostra, e di creare, anche fisicamente, un ingresso alla rassegna.

Protagonista dell’esposizione è, stando alle indicazioni che ci fornisce il titolo, il corredo della nutrice di una principessa, figlia del faraone della XXV dinastia Taharqa: questo, però, costituisce solo una parte, e non quantitativamente la maggiore, dell’esposizione, offrendo piuttosto lo spunto per approfondire alcuni aspetti dell’antica civiltà egiziana, quali il periodo storico della XXV dinastia dei cosiddetti “faraoni neri”, le usanze funerarie e la cura del corpo.

L’esposizione è composta da tre sezioni, la prima delle quali funge da inquadramento storico-artistico della XXV dinastia, la seconda presenta il corredo della nutrice vero e proprio e la terza, con oggetti da toilette legati a quelli trovati nella tomba della nutrice, costituisce un approfondimento sul tema della cura della bellezza presso gli antichi egizi.

L’allestimento è di sicuro effetto visivo grazie ad alcuni espositori a forma piramidale, che nell’ultima sala vanno a riprodurre, mediante la loro disposizione nello spazio, la piana di Giza, sabbia inclusa. C’è chi potrebbe parlare, anche in questo caso, di “effetto Mirabilandia”, ma c’è da dire che, nell’ambito di una mostra pensata per il grande pubblico, l’impatto estetico è piuttosto gradevole. Dato che, molto probabilmente, la mancanza di spazio ha influito notevolmente sulla disposizione dei pezzi, non si può non apprezzare l’originalità degli espedienti utilizzati, i quali rendono più suggestivo, e quindi più interessante, il viaggio del visitatore tra i reperti di una terra che da sempre esercita un indiscusso fascino sugli occidentali.

Lo scopo didattico della mostra appare evidente e viene pienamente raggiunto attraverso una serie di pannelli esplicativo-didattici che accompagnano il visitatore lungo l’intero percorso e forniscono le informazioni necessarie per contestualizzare e comprendere le funzioni degli oggetti esposti. La semplicità dei contenuti e dello stile adottato fanno sì che tali pannelli risultino utili anche ai più giovani e ai non addetti ai lavori.

Molto intelligente, infine, la scelta di isolare il pezzo più importante, il sarcofago antropoide della nutrice, in una sala priva di decorazioni e con pareti scure: l’attenzione del visitatore non è catturata da nessun elemento decorativo e può così totalmente concentrarsi sullo splendido oggetto, visibile, grazie alla sua posizione centrale, da ogni angolatura.  

Al giudizio, nel complesso positivo, di questa piccola mostra, vorrei aggiungere alcune osservazioni critiche. L’illuminazione è sicuramente la pecca maggiore dell’allestimento: se una luce soffusa dona al sarcofago quell’aura sacrale spesso connessa alla morte, lo stesso non si può dire per le restanti teche. Quelle della prima stanza e del corridoio, in particolare, risultano scarsamente illuminate. La gestione, poi, degli spazi deve essere stata piuttosto problematica nell’allestimento dei pezzi, i quali, pur non essendo molti, probabilmente necessitavano di una sala ulteriore. La scelta finale dell’allestimento, però, risulta essere piuttosto fuorviante: le tre teche contenenti il corredo della nutrice, ovvero gli oggetti che costituiscono il fulcro della mostra, sono localizzate in tre diverse posizioni, giacché la prima si trova nella sale contenenti oggetti della XXV dinastia (introdotta solo da un pannello esplicativo), la seconda nel corridoio ed infine il sarcofago in una sala interamente ad esso dedicata. Se isolare il sarcofago, per evidenziarne l’importanza, si rivela una scelta apprezzabile, altrettanto non si può  affermare in merito alla suddivisione delle restanti due teche.
Considerato il fine didascalico della mostra sarebbe stato, infine, preferibile adottare un’unica traslitterazione del nome della nutrice (che invece risulta essere Tjesraperet nelle didascalie agli oggetti e nel depliant, e Cesraperet nel secondo pannello) in modo da evitare confusione.

Questi piccoli appunti non impediscono, ad ogni modo, di riconoscere il grande merito di questa mostra: esso risiede non tanto nella scelta dei pezzi, di indubbio valore artistico, o nel progetto di fondo, che riprende temi già affrontati in altre sedi espositive dalla curatrice e il cui fine è per lo più didattico, ma nella precisa volontà, esplicitata nella prima parte del titolo della rassegna (“L’antico Egitto ad Arezzo”), di avvicinare alla civiltà egizia, in maniera semplice e allo stesso tempo accattivante, la cittadinanza aretina.

 

Autore/autrice scheda: Giorgia Cafici