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Galleria

 CARLO SOCRATE (Mezzana Bigli, Pavia 1889 - Roma 1967), Venere dormiente, 1921, olio su tela, Collezione privata. Esposto per la prima volta dal 1922 e restaurato in occasione della mostra
PIETRO ANNIGONI (Milano 1910 - Firenze 1988), Cinciarda, 1945, tempera grassa su tela. Collezione Ente Cassa di Risparmio di Firenze
 PIETRO MARUSSIG (Trieste 1879 - Pavia 1937), Natura morta, 1924, olio su tela. Collezione privata, courtesy Galleria Arteidea Milano
 GIOVANNI BAGLIONE (Roma 1566-1643), Venere fustigata da Amore, 1624 ca, olio su tela, Collezione Zeri (restaurato in occasione della mostra)
ORAZIO BORGIANNI (Roma 1574-1616), Compianto sul Cristo morto, 1615 ca, olio su tela. Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
GIUSEPPE RECCO (Napoli 1634 - Alicante 1695), Pesci, post 1683, olio su tela, Collezione privata (opera inedita)
 BACCIOMARIA BACCI (Firenze 1888-1974), Riposo dei cavatori sul Monte Ceceri, 1925, olio su tela. Firenze, Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti
PIETRO ANNIGONI (Milano 1910 - Firenze 1988), La partenza, 1935, tempera grassa su tela. Collezione Ente Cassa di Risparmio di Firenze
 ACHILLE FUNI (Ferrara 1890 - Appiano Gentile, Como 1972), Ragazza con frutta, 1924, olio su tela. Milano, Studio d’arte Nicoletta Colombo
 ANTONIO FRANCESCO PERUZZINI (Ancona 1646 - Milano 1724), Tempesta di mare con naufragio, 1687 ca, olio su tela, Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina e Appartamenti Reali
 COPIA DAL CARAVAGGIO, Fanciullo che monda un frutto, olio su tela. Firenze, Fondazione di Studi di Storia dell’Arte Roberto Longhi
 PRIMO CONTI (Firenze 1900 - Fiesole 1988), Dopo il bagno, 1922, olio su tela. Fiesole, Fondazione Primo Conti onlus
 PIETRO ANNIGONI (Milano 1910 - Firenze 1988), Paesaggio con figure (o Il traghetto), 1947, affresco staccato, già casa Gagnoni, Stia. Collezione Banca Popolare di Bari
  BACCIO MARIA BACCI (Firenze 1888-1974), Matteo Marangoni, 1919, olio su tela. Genova, Wolfsoniana - Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo
 ARTEMISIAGENTILESCHI (Roma 1593 - Napoli 1653), Betsabea al bagno, 1635 ca., olio su tela. Firenze, Palazzo Pitti, Galleria Palatina e Appartamenti Reali
>DIEGO VELÁZQUEZ (Siviglia 1599 - Madrid 1660), L’acquaiolo, 1618-1622, olio su tela. Firenze, Galleria degli Uffizi, collezione Contini Bonacossi (Restaurato in occasione della mostra)
 LEONARDO DUDREVILLE (Venezia 1885 - Ghiffa, Verbania 1975), Cacciagione, 1929, olio su tela. Monza, courtesy Galleria Antologia
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Mostra

Novecento Sedotto. Il fascino del Seicento tra le due guerre, da Velázquez a Annigoni

Firenze, Museo Annigoni, Villa Bardini 16 dicembre 2010 - 1 maggio 2011

 GREGORIO SCILTIAN (Rostov 1900 - Roma 1985), Bacco all’osteria, 1936, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea
GREGORIO SCILTIAN (Rostov 1900 - Roma 1985), Bacco all’osteria, 1936, olio su tela. Roma, Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea

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Nel rigoglioso contesto di Villa Bardini, il museo dedicato al pittore Pietro Annigoni (aperto appena nel 2008 e ancora poco noto al grande pubblico) ospita Novecento Sedotto. Il fascino del Seicento tra le due guerre, una piccola mostra che indaga l'influenza che la pittura del XVII secolo, riscoperta ad inizio del secolo scorso, ebbe sugli artisti novecenteschi. L'esposizione cade nel centenario della nascita di Annigoni (1910-1988) e partecipa al progetto di iniziativa regionale "Toscanaincontemporanea2010", incentrato sulla promozione della conoscenza e della valorizzazione del contemporaneo toscano.

Rispetto al catalogo, che si interessa al tema proposto nella sua globalità, la mostra intende far dialogare le opere di Pietro Annigoni con quelle dei suoi colleghi, toscani in primo luogo, ma anche con i milanesi legati al gruppo “Novecento” e i romani vicini alla rivista “Valori Plastici”, coinvolti tutti nella variegata esperienza del cosiddetto "ritorno all'ordine". Il tutto lodevolmente svolto “senza voler profanare le pareti di alcun museo”, come dichiarano le curatrici. Infatti, per ciò che riguarda le opere antiche, la mostra costituisce un'occasione per vedere tele poco note: in prestito da collezioni private (Pesci di Giuseppe Recco, inedito; Ragazzo che monda un frutto, copia da Caravaggio della Collezione Longhi), di recente riscoperta (Betsabea al bagno di Artemisia Gentileschi dalla Galleria Palatina) o appositamente restaurate (Venere fustigata da Amore di Giovanni Baglione in Collezione Zeri; L'acquaiolo di Velázquez degli Uffizi) e provenienti per lo più dal circuito dei musei fiorentini.

L'allestimento è di tipo tradizionale, ossia non punta all'effetto scenografico ma alla leggibilità delle opere e alla comprensione del progetto. All'inizio del percorso espositivo un video (sottotitolato in inglese) chiarisce il contesto critico dei primi decenni del Novecento: dalla riscoperta del Bacco di Caravaggio nei depositi degli Uffizi, alla grandiosa "Mostra della pittura italiana del Sei e Settecento" tenutasi a Palazzo Pitti nel 1922, che, per volontà degli stessi organizzatori, doveva essere “conforto ai pittori viventi”; dal ruolo di critici e collezionisti nella promozione della pittura secentesca, alla sua assimilazione da parte dei contemporanei, esemplificata dalla mostra di pittura italiana “Fiorentina Primaverile”, anch'essa del 1922. Il montaggio del filmato indugia su dettagli delle composizioni secentesche che si possono ritrovare in quadri di artisti dell'inizio del secolo scorso, talvolta rivisitati alla luce della nuova sensibilità pittorica (è il caso della Ragazza con frutta di Achille Funi), talaltra citati quasi testualmente (le nature morte di Leonardo Dudreville, di sapore fiammingo).

L'esercizio di confronto tra le opere dei due secoli continua, dal vivo, nelle sale seguenti, dove intorno ad una pittura antica dialogano quelle novecentesche, di cui l'antica in sala rappresenta solo uno dei possibili modelli. Altre opere del passato, che potrebbero aver funzionato come suggestione, sono riprodotte in piccolo nelle didascalie e nei pannelli informativi (in italiano e inglese), complete di indicazioni relative alla loro partecipazione alla mostra di Palazzo Pitti del 1922. Lo spettatore, già allertato dal video introduttivo, può cogliere nelle opere del XX secolo molteplici echi secenteschi, per esempio nella Venere dormiente (1921) di Carlo Socrate, mettendo in gioco, oltre ai suggerimenti proposti dalle curatrici, la propria 'cultura da museo', non dissimile da quella sfoggiata dagli artisti stessi, come Primo Conti o Gregorio Sciltian (si pensi al suo Bacco all'osteria (1936), scelto come quadro-manifesto della mostra).

Lo stesso criterio espositivo si ritrova nelle due salette dedicate a due temi specifici, la natura morta ed il paesaggio, ovvero a quei soggetti che nel corso del Seicento si affermarono come generi autonomi. In questi spazi, le opere moderne sono affiancate al quadro secentesco secondo il gusto dei collezionisti degli anni Venti. Sappiamo, ad esempio, che le due imponenti Nature Morte (1925-1926) di Gregorio Sciltian – quasi moderni bodegones - erano in casa Contini-Bonaccossi accanto ad un quadro di soggetto analogo di Zurbarán. Nella saletta del paesaggio, invece, oltre al prototipo secentesco (una Tempesta di Antonio Francesco Peruzzini) sono in mostra solo opere di Pietro Annigoni, sia tele che affreschi staccati, questi ultimi provenienti da Casa Gagnoni. Tra questi, risulta piuttosto fuori luogo un frammento del 1971 raffigurante delle Streghe, un dipinto che ci sembra lontano dall'ambito di ricognizione della sala sia per cronologia, ma anche per tema svolto. Meglio sarebbe stato, in mancanza d'altro, inserire un paesaggio di Salvator Rosa, verso il quale Annigoni ha dichiarati debiti, preso magari dalla vicina Galleria Palatina.

Completa il percorso espositivo un corridoio dedicato ai critici e ai collezionisti protagonisti del revival secentesco, allestito a mo' degli antichi corridoi degli uomini illustri; vi trovano spazio tradizionali ritratti ed opere più curiose, come una caricatura di Giorgio De Chirico disegnata da Roberto Longhi. Peccato che qui, soprattutto rispetto all'ottimo catalogo, l'apparato informativo risulti piuttosto carente: la carrellata di volti poteva essere integrata con didascalie che illustrassero brevemente l'attività dei vari critici, le loro riviste, i rapporti coi collezionisti, le rispettive posizioni in merito alla cosiddetta “Disputa sul Seicento”.

Chiude la mostra la sezione che, francamente, ci sembra la meno sostenuta: un'apertura verso anni più lontani - gli anni Sessanta - e verso un diverso medium - il cinema - , che esulano dal campo di indagine proposto. Il confronto tra una scena di Mamma Roma (1962) di Pasolini ed un Compianto sul Cristo Morto di Orazio Borgianni è sicuramente calzante, ma non esaurisce i rapporti di Pasolini con l'arte: pur amando Caravaggio, infatti, il regista non disdegnava i pittori manieristi, come dimostrano i celebri tableaux vivants ne La Ricotta (1963) che ricostruiscono la Deposizione di Rosso Fiorentino e il Trasporto di Cristo di Pontormo.

Un epilogo fragile, messo su probabilmente in virtù della sua forte componente suggestiva, per una mostra per lo più rigorosa e ben allestita - tranne la sezione riguardante la critica ed i collezionisti, come abbiamo notato - e che, sebbene non esponga sempre opere di elevata qualità, ha il merito di proporre un tema concreto ed affrontarlo seriamente, soprattutto rispetto alle dimensioni ridotte dello spazio a disposizione.

Autore/autrice scheda: Francesca Santamaria