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Galleria

B. Ammannati, Monumento funebre di Mario Nari. Vittoria con un prigione. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
B. Ammannati, Sapienza. Padova, Università, Museo di Scienze Archeologiche e d'Arte.
Veduta della seconda sala della mostra
B. Ammannati, Leda e il Cigno. Firenze, Museo Mazionale del Bargello.
B. Ammannati. Monumento funebre di Mario Nari. Mario Nari. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
Veduta della prima sala della mostra
Venere. Madrid, Museo Nacional del Prado.
Veduta della seconda sala della mostra. In primo piano il ritratto della moglie di Ammannati, Laura Battiferri, di Agnolo Bronzino
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Mostra

L'acqua, la pietra, il fuoco. Bartolomeo Ammannati scultore

Firenze, Museo Nazionale del Bargello 11 maggio 2011 - 18 settembre 2011

B. Ammannati, Fontana della Sala Grande, ricostruzione. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.
B. Ammannati, Fontana della Sala Grande, ricostruzione. Firenze, Museo Nazionale del Bargello.

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La mostra

Se l’occasione di dedicare una monografica ad uno specifico settore dell’attività di Ammannati si spiega in ragione della ricorrenza del quinto centenario della sua nascita, l’iniziativa intrapresa al Bargello non sembra avere carattere effimero. L’obiettivo, almeno a sfogliare le pagine del catalogo, dalla veste accattivante, è quello di proporre nuovi contributi scientifici, riallestendo al contempo le opere dell’artista conservate nel museo, talvolta penalizzate nel percorso di visita.

Non più contro un paravento di cemento, ma a tutto tondo si presenta dunque la bella scultura della Leda con il Cigno, derivata da un perduto dipinto di Buonarroti, a sua volta ispirato ad un cammeo antico delle raccolte laurenziane. Ritenuto tra i primi lavori dello scultore, il pezzo fu ricomposto dopo esser andato in pezzi a seguito di una caduta, avvenuta nel 1899. L’episodio è ricordato nei suoi Taccuini da D’Annunzio, affranto per le condizioni di quella «voluttà disgregata».
L’opera si data intorno al 1536, poco dopo quella che viene considerata la prima opera certa di Ammannati, la lunetta dell’Altare dei Santi Martiri nel Duomo di Pisa; e precede l’intervento di collaborazione con il sodale Montorsoli al Monumento Sannazzaro in Santa Maria del Parto a Napoli.
Sono state riposizionate, in modo da restituire, per quanto possibile, l’originario rapporto tra le figure, le due statue superstiti della Tomba Nari, dei primissimi anni Quaranta del Cinquecento. Le travagliate vicende del monumento, a lungo rimasto coperto nella Chiesa della Santissima Annunziata a Firenze e infine smembrato, sono puntualmente ripercorse in un saggio e nella scheda di catalogo, mentre continua a rimanere problematica la ricostruzione dell’aspetto originario della tomba, della quale sono andate perdute alcune parti documentate.

A breve distanza di tempo da quella commissione, Bartolomeo si trasferì prima nelle Marche, poi a Venezia, dove entrò nella bottega di Sansovino, e infine a Padova, al servizio del letterato e collezionista Marco Mantova Benavides. Per quest’ultimo fu scolpito il monumentale sepolcro agli Eremitani, rievocato in mostra dalla statuetta in stucco della Sapienza, modello per il marmo definitivo.
Poco dopo il compimento del monumento padovano, Bartolomeo giunse a Roma dove fu incaricato da Giulio III di scolpire i monumenti a Fabiano del Monte ed Antonio del Monte nella cappella di famiglia in San Pietro in Montorio; fu inoltre coinvolto nelle importanti commissioni di Villa Giulia e di Palazzo Firenze in Campo Marzio.

Grazie ai buoni uffici di Giorgio Vasari, nel 1555 Ammannati fu introdotto a Firenze presso Cosimo I, all’epoca intento ad affermare il senso di legittimità e continuità del suo principato e impegnato in alcune opere pubbliche di consistente impegno economico.
Proprio a conclusione della costruzione del tratto finale di uno dei due acquedotti voluti dal duca fu in origine concepita la Fontana della Sala Grande, fulcro della sistemazione architettonica della parete meridionale del Salone di Palazzo Vecchio. Le vicissitudini del «concerto di statue», che in origine si componeva di marmi e bronzi, sono state assai complesse nel corso dei secoli: presto accantonato il progetto iniziale, le diverse figure furono rimontate dapprima nella villa medicea di Pratolino, quindi nel Giardino di Boboli, per migrare in tempi più recenti al Bargello.  Nel cortile del museo è stato ora ricostruito l’assetto del gruppo, ripristinando l’arco ovato sovrastato dalla figura di Giunone: l’unica che, per motivi strutturali, si è deciso di non reintegrare nella ricostruzione, assieme ai due pavoni che la fiancheggiano, sostituendola con un calco in gesso.
Doveva originariamente appartenere alla fontana il Marte in bronzo degli Uffizi, en pendant con una Venere che si è voluto in passato identificare in quella proveniente dal Prado: un riconoscimento al quale tuttavia si oppongono le vicende collezionistiche della statua. La sua presenza in mostra potrà eventualmente stimolare qualche confronto stilistico.

Al servizio del duca Ammannati realizzò anche altre fontane: quella con il gruppo bronzeo di Ercole che 'scoppia' Anteo per la Villa di Castello, oggi sostituito da una copia, mentre l’originale è esposto in mostra; e la Fontana di Nettuno in Piazza della Signoria, alla quale dedica un lungo saggio Detlef Heikamp, che ne ricostruisce la complessa storia nel contesto urbano e della sua commissione, in origine destinata a Baccio Bandinelli. I bronzetti, di mani diverse, e i disegni riuniti nella seconda sala attestano questa fase della carriera di Ammannati, intorno agli inizi degli anni Sessanta del Cinquecento.

Note sull’allestimento, sugli apparati informativi e sull’illuminazione

Nelle due sale della mostra, tra le contropareti di rivestimento che recano riproduzioni in toni freddi dal Taccuino di Ammannati, le dimensioni ristrette degli spazi non pregiudicano la ricchezza degli apparati informativi: oltre alle didascalie e ad alcuni pannelli introduttivi, le cui notizie vengono riproposte in un pratico opuscolo, alcuni filmati consentono di focalizzare l’attenzione su temi specifici. Un video viene proiettato accanto alla ricostruzione della Fontana della Sala Grande nel cortile, per illustrare le diverse fasi di rilievo tridimensionale delle statue, di progettazione e di realizzazione dei singoli pezzi dei calchi del monumento. È sicuramente molto utile spiegare al pubblico, anche a quello degli specialisti, i procedimenti che attualmente si seguono per compiere quest’ultima operazione, più ampiamente descritta in appendice al catalogo. Qualche dubbio riguarda invece il progetto di illuminazione che è stato adottato: i faretti sono direzionati sulle opere e ci si chiede se non fosse forse più opportuno puntare ad un effetto di luce diffusa nelle sale, che meglio consentono di valutare le caratteristiche morfologiche delle sculture.

 

Autore/autrice scheda: Daniele Giorgi