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Giovan Battista Moroni: lo sguardo sulla realtà

Bergamo, Biblioteca Civica "Angelo Mai" 12 novembre 2004 - 14 aprile 2005

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Cosa ci è piaciuto

 

La modestia è una virtù: sebbene il lavoro filologico non manchi, il catalogo di questa rassegna entra in una borsetta senza svuotare il portafogli, il fondale bigio delle sale è di educazione francescana, la Didascalizzazione si scrolla di dosso l'antica parentela pseudo-esiodea col Sonno. Il pittore non è sempre di qualità strepitosa, almeno in contiguità col Lotto di San Bernardino in Pignolo e in contemporaneità col Cerano in mostra a Palazzo Reale, ma il ricordo di questo allestimento ci accompagnerà anche in quelle sedi, non tanto per le sue punte di grande pittura (che pure ci sono), quanto per l'onestà di certe sale: la prima, aprendosi sottotono con un polittico di Antonio Marinoni proveniente da Gromo e con opere del nostro, giovanili e periferiche, racconta senza pretenziosità la sprovincializzazione della città, il rientro di Moroni ed il suo allontanamento dalla maniera del maestro Moretto; la sala della grafica, con l'ausilio di un proiettore e di alcune a foto, mette a confronto alcune pale del secondo con gli "studi" che ne disegnò l'allievo (che sono presenti in mostra).

 

Il percorso, pregnante, è pausato da zone di attraversamento che valorizzano gli ambienti di interesse artistico del protocinquecentesco Palazzo Bassi-Ratgheb (la corte, il giardino, la sala voltata e affrescata), così come l'itinerario ed il biglietto cumulativo aprono al pubblico una superba collezione privata NELLA SUA SEDE STORICA (Palazzo Moroni), e lo conducono nella Bergamo meno nota (il chiostro di San Francesco, il Museo Dicesano "A. Bernareggi"). Il tutto, grazie anche all'ottima segnaletica, non richiede più di due ore.

 

Le otto sale riuniscono opere disperse nel Bergamasco, tele illustri appartenenti a raccolte pubbliche straniere ed opere di prima grandezza conservate in collezioni private: anche per gli studiosi la visita della mostra offre dunque occasioni, ed allarga sensibilmente l'offerta culturale della città e dei suoi musei.

Da segnalare infine la coraggiosa scelta di pubblicare le riproduzioni di tutte le opere esposte in un portfolio in rete corredato di legende e conforme all'ordinamento della mostra. Un promemoria che molti visitatori avranno apprezzato.


Cosa non ci è piaciuto: il titolo della mostra

L'importanza dello studio dal naturale nella svolta caravaggesca e nei suoi ascendenti lombardi è un'acquisizione irrinunciabile sia nella lettura delle opere, sia nel ripensamento della relativa storiografia (come ci ricordano le numerose citazioni dipinte sui pannelli del percorso): in mostra il concetto è speso con discrezione e senza campanilismi. Anche il fatto che molte committenze del Moroni non siano principesche e che molti suoi ritratti rappresentino curati e funzionari è un dato importante per valutare l'iconografia, la provenienza e la qualità di molti dipinti. I due fenomeni, comunque li si valuti, sono però ben distinti.

Porre invece sotto l'insegna unitaria dello "sguardo sulla realtà" la fase matura di Moroni (quella presentata in questa rassegna monografica) è un'operazione discutibile: non solo non dà conto di certe sigle ripetitive e di molte pale d'altare esposte - interessanti per altri versi, anche secondo le ottiche suggerite in mostra -, ma si presta all'infinito equivoco del "realismo", che molti visitatori anche di formazione ottima continuano a tenere per buono, complici la manualistica obsoleta ed una impressionante sequenza di recenti esposizioni che sfruttano corrivamente un concetto facile ed utile a coacervare capre e cavoli. Questa rassegna, che è di ben diversa serietà, avrebbe meritato una sigla promozionale più consona al suo livello, e tale da non ridurre gli sviluppi della pittura lombarda orientale all'opera di due o tre "geni" copernicanamente volti al vero.

Autore/autrice scheda: Walter Cupperi