Tasti di scelta rapida del sito: Menu principale | Corpo della pagina | Indice delle News
sei in: Home » Fausto Pirandello. I nudi
Galleria

L'autoritratto del 1956 nell'introduzione alla mostra
Seconda sala: "Donna pensosa" (olio su cartone, 1952 ca.)
Seconda sala: "Nudo seduto" (pastello su carta, 1970 ca.)
La seconda (e ultima) sala dell'esposizione
Seconda sala: "Figura riversa" (olio su cartone, 1953)
Seconda sala: "Nudo seduto" (olio su cartone, 1954-55)
La seconda sala della mostra; il "corpo centrale" con i sei disegni inediti del decennio 1960-70 e relativo pannello
Introduzione alla mostra: "Atmosfera e autoritratto" (olio su cartone, 1956)
Seconda sala: "Donne al mare /Bagnanti" (olio su tavola, 1931 ca.)
Prima sala: "Nudo in prospettiva" (olio su tela, 1923)
Seconda sala: "Nudo di donna" (pastello su carta, 1960 ca.)
Prima sala: "Nudo seduto" (olio su cartone, 1948)
Prima sala: "Composizione con nudi e pantofole gialle" (olio su tela, 1923 ca.)
La prima sala dell'esposizione, con sulla sinistra le opere degli anni Venti
Seconda sala: "Donna con occhi azzurri" (olio su cartone, 1950)
Prima sala: "Nudo su fondo bianco" (olio su tela, 1928 ca.)
La prima sala della mostra; la parete con tre opere del periodo 1948-54
Seconda sala: "Nudo su fondo rosso" (olio su cartone, 1951)
Seconda sala: "Nudo su poltrona di paglia" (1947 ca.)
Tag-Cloud

palazzo sale uffizi sono percorso trieste madonna patrimonio della degli come contemporanea sezione quattrocento galleria alla salani firenze opere nelle
Mostra

Fausto Pirandello. I nudi

Venezia, Palazzo Grimani 3 luglio 2011 - 27 novembre 2011

L'invito all'inaugurazione della mostra
L'invito all'inaugurazione della mostra

Share |

Oltre a una rassegna su De Dominicis alla Ca' d'Oro, Vittorio Sgarbi, curatore del Padiglione italiano alla Biennale, ha 'in consegna' per tutta la durata dell'esposizione la splendida cornice di Palazzo Grimani, riaperto durante il suo brevissimo mandato di soprintendente al polo museale della città lagunare: una cornice straordinariamente suggestiva, attualmente 'abitata' da presenze insolite, quattro mostre correlate al Padiglione Italia tra cui spicca sicuramente per rilevanza e qualità l'esposizione dedicata ai nudi di Fausto Pirandello.
Con le piccole (e forse anche per questo poco significative) esposizioni degli omaggi di Enzo Cucchi a Van Gogh, dei temi dell'immigrazione per Kcho, e dei centoni di immagini mitiche, simboliche e quotidiane nel pannello di ceramica di Federico Bonaldi, la mostra di Pirandello sembra avere poco a che fare, se non forse per il fatto che tutt'e quattro inevitabilmente non dialogano per nulla con il contesto espositivo, gli interni fortemente caratterizzati da decorazioni tardo-manieriste di un palazzo storico.
Complice la sostanziale assenza di opere dell'importante collezione Grimani rimaste in sede, si è proceduto a installare contro le porzioni di pareti più spoglie dei pannelli di un rosso intenso che segnano con forza lo stacco tra esposizione e ambiente, talora con effetti 'costipanti' sulle pochi pezzi di collezione permanente come le quattro “Visioni dell'Aldilà” di Bosch, tornate nella loro antica collezione da Palazzo Ducale, e assediate dalle squillanti tavolette di Cucchi.

Detto ciò, la mostra su Pirandello, che si svolge come le altre al piano nobile del palazzo (lasciando per fortuna intonso l'ambiente più interessante, cioè la Tribuna), merita una visita per la grande qualità dei pezzi esposti, che richiamano l'attenzione su un artista ingiustamente trascurato nel panorama dell'arte italiana del secolo scorso più conosciuta.
L'introduzione alla mostra merita qualche precisazione: un tardo autoritratto del pittore (1956), le riproduzioni di alcuni nudi del recentemente scomparso pittore inglese Lucien Freud, le parole leggibili sui pannelli e rinforzate dalla voce stentorea dell'onnipresente curatore della mostra in video, tracciano già una chiave di lettura molto precisa. Il parallelismo Pirandello–Freud è una tentazione suggestiva, innanzitutto considerando le parentele: il figlio di Luigi e il nipote di Sigmund difficilmente riescono, agli occhi di chi ne conosce la genealogia, a scrollarsi di dosso il peso di simili discendenze (ed effettivamente è noto il rapporto difficile di Fausto Pirandello con il padre).
L'autoritratto, tipico della fase tarda dell'artista, in cui emergono componenti cubisteggianti, tagli lineari fortemente marcati, una nuova autonomia dello sfondo e un'inedita bidimensionalità, sembra posto ad avvalorare, nella sue proporzioni deformate e nel volto-maschera, una lettura 'psicanalitica' dell'arte di Pirandello, fondata su un'interpretazione eccessivamente orientata in tal senso dei testi del padre, che da lettore dell'animo diventa quasi medico dei suoi disturbi; su questa base, diventa facile il parallelismo con Sigmund Freud e suo nipote Lucien, ipotesi sostenuta dal critico australiano Robert Hughes e accolta da Sgarbi, il quale nel video introduttivo aggiunge quale precedente ulteriore di questa vicenda un artista a lui caro, Lorenzo Lotto.

Lotto, Freud, Pirandello: questa la catena di un'arte attenta ai disturbi e ai dubbi dell'anima e del volto che sostiene la mostra; ed è una lettura che non convince. Su Lotto chi scrive non si esprime, anche se rinchiuderlo nello schema di pittore dell'interiorità dolente e travagliata sembra una forzatura, mentre sul confronto Pirandello-Freud qualche ipotesi si può avanzare, al di là delle differenze tra Luigi e Sigmund.
Innanzitutto, di Lucien Freud non è esposto, è bene ribadirlo, nessun quadro, solo due piccole riproduzioni insufficienti a inquadrare il personaggio e ovviamente funzionali al soggetto delle opere di Fausto Pirandello esposte: i nudi. Il nudo è sicuramente un tema cruciale e suggestivo per entrambi gli artisti, tuttavia la cronologia e lo stile vorranno pur dire qualcosa, e allora non si può prescindere da alcune note iniziali: Freud nasce nel 1922, cioè quando Pirandello (nato nel 1899) già dipinge, e muore a luglio di quest'anno, trentasei anni dopo l'italiano.

Di più, gli esordi di Freud, nell'Inghilterra dei primissimi anni Quaranta, sono segnati dallo spirito della “Nuova Oggettività” della natia Germania: una precisione smaltata, che non è tanto attenzione lenticolare ma opera di grande concentrazione visiva sulla forma, un'operazione 'fredda' di corpi come spaesati nell'ambiente circostante, che rimane anche quando, dagli anni '50, l'artista scopre le qualità dell'impasto cromatico materico, e le figure vivono il medesimo spaesamento anche se, all'opposto, sembrano premute a forza dentro un vuoto pneumatico.
Cronologicamente parlando, si potrebbero confrontare con i quadri di Pirandello solo le opere dei primi tre decenni di attività di Freud, quindi le prime, in cui ancora egli è “l'Ingres dell'esistenzialismo” per dirla con Herbert Read, e quelle mature, dove comunque resta sempre evidente il senso di un 'realismo' interiore in cui è la forma (e dagli anni '50 la carne) del corpo a portare di per sé traccia della psiche. Un procedimento da autopsia sui corpi, quindi, che nulla ha a che vedere con la partecipazione tutta 'd'arte' di Pirandello, che nelle opere più mature accoglie più spiccate deformazioni stilistiche che effettivamente possono accostarsi ai procedimenti metateatrali di certe commedie del padre.

La mostra, articolata in due sale per un totale di 24 opere, inizia con alcuni capolavori assoluti degli anni Venti del pittore: “Nudo in prospettiva” (1923), “Composizione con nudi e pantofole gialle” (1923 ca.) e “Nudo su fondo bianco” (1928 ca.).
Il senso di ribaltamento prospettico e di punto di vista ravvicinato è forte di una tradizione che da Mantegna arriva fino al “Meriggio” di Casorati, un'opera del 1923 esposta alla Biennale del 1924, che, soprattutto per la “Composizione con nudi e pantofole gialle”, sembra un riferimento così stringente a livello compositivo e in alcuni dettagli (nella tavola di Casorati c'è un paio di pantofole rosse), che potrebbe per chi scrive rappresentare un termine post quem di datazione della tela pirandelliana.
Sono opere in cui la tavolozza preziosa (si veda “Nudo in prospettiva”) e le abbreviazioni spaziali conferiscono un risalto plastico straordinario alle forme, e un senso di calore avvolgente all'ambiente, che guarda direttamente alla pittura di Spadini e, più su, di Renoir, e che crea un gioco sottile di negletta seduzione che mal si accorda con le prime anatomie chirurgiche o i tardi cascami di carne di Freud.

A queste tele si raffrontano sulla parete opposta opere del dopoguerra, successive alla fine degli anni Quaranta (l'arco cronologico maggiormente rappresentato in mostra): innanzitutto scompare quel senso di ambientazione proprio dello sfondo, in cui gli oggetti hanno un'importanza pari alle figure (altra differenza da Freud, concentrato più sull'uomo), e aumenta invece il senso di abbandono solitario dei nudi, reso più intenso dalle pose (“Nudo seduto”, 1948), dall'accentuata semplificazione 'primitivistica' dei volti (“Ragazza con occhi lucidi”,1954) e dalla bidimensionalità marcata della composizione.
Sono opere in cui Pirandello sembra recuperare fonti di inizio secolo, come Schiele (apprezzato alle mostre della Secessione Romana tra 1913 e 1916), nell'idea, per dirla con la Gian Ferrari, che “il bello è una categoria che […] non appartiene al mondo, né all'uomo. È un'illusione formale”: opere in cui le figure assumono una fragilità nuova, lontana dal barocco strabordante e monumentale del Freud maturo, e in cui l'indagine sulla figura umana è supportata e affiancata da letture più approfondite sulla realtà tecnica e stilistica del fare pittorico (le tessere di colore autonome dello sfondo di “Ragazza con matinée”, del 1952).

Pirandello approda al secondo dopoguerra forte di esperienze parigine (1928-30) in cui incontra la semplificazione bidimensionale di Campigli o le deformazioni di Soutine: nella seconda, e ultima, sala della mostra, un'opera come “Donne al mare/Bagnanti” (1931 ca., esposta alla Seconda Quadriennale) racconta il contraccolpo di questi incontri, mentre le altre opere esposte ribadiscono di nuovo l'originalità e le sottili filtrazioni con cui il pittore si muove nella selva di esperienze artistiche italiane e romane dalla Liberazione in poi, suscitando l'interesse inedito di figure come Lionello Venturi, che gli dedica un lungo articolo nel 1954.
Nella sala, opere come “Nudo su poltrona gialla” (1947), che sottolinea il passaggio verso la semplificazione espressiva della fase tarda, o le taglienti direttrici lineari di semplificazione e deformazione prospettica di “Nudo su fondo rosso” (1951) e “Figura riversa” (1954), da confrontare con le opere degli anni Venti, sono presenze importanti e di sicura qualità; tuttavia, si assiste a una certa ridondanza di fronte a opere francamente pleonastiche e non indimenticabili come il piccolo “Nudo” (1949) della collezione Cavallini Sgarbi o il “Nudo di donna” del 1960.

Sei disegni inediti documentano l'importanza di questa tecnica per Pirandello, che vi studia le risonanze espressive del colore e valorizza ovviamente le silhouette profilate sulla carta, come si vede nei viola accesi di “Nudo disteso” (1965 ca.): tuttavia, oltre a squilibrare ulteriormente la mostra verso la fase tarda del pittore (se non fosse per i capolavori degli anni Venti, si ricordi che solo quattro opere sono precedenti al 1947, e nessuna di fatto documenta il percorso cruciale degli anni Trenta-Quaranta), il rosso intenso dei pannelli di fondo ne opprime eccessivamente gli effetti cromatici.
Tutto considerato, bisogna riconoscere che, soprattutto per la qualità di certi pezzi esposti, di tutte le iniziative di Sgarbi a Venezia questa è la migliore: sarà che non riguarda artisti viventi, e non costringe il critico ad agitare vecchi stracci contro i soliti spauracchi?

 

Autore/autrice scheda: Francesco Guzzetti