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Galleria

Vittore Crivelli, trittico di Cupramarittima
Giovanni Angelo d'Antonio, Crocifissione; Pietro Alamanno, Madonna della Misericordia. Chiesa di Santa Maria di Piazza
La prima sala: i precedenti
la terza sala: il Beato Giacomo della Marca
Vittore Crivelli, Madonna di Falerone
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Mostra

Vittore Crivelli. Maestri del Rinascimento nell’Appennino

Sarnano, Palazzo del Popolo 21 maggio 2011 - 6 novembre 2011

Il manifesto della mostra
Il manifesto della mostra

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La prima domanda che viene da porsi – non ce ne vogliano gli abitanti – è: dov’è Sarnano? La seconda – e questa volta non ce ne vogliano gli specialisti – è: Crivelli non si chiamava Carlo?
La risposta ad entrambe è la bella mostra curata da Francesca Coltrinari e Alessandro Delpriori, una rassegna specialistica e raffinata, in grado però di essere recepita anche da un pubblico vasto, anche se non generalista.

Vittore Crivelli, veneziano, fratello del grande Carlo, fu attivo per molti anni sulla costa croata, a Zara, da cui si trasferì a Fermo nel 1479: qui impiantò una fiorente bottega da cui spediva tavole dipinte nelle valli interne fino alle pendici dei Monti Sibillini. L’incontro con l’humus culturale marchigiano fu gravido di conseguenze sia per la sua arte sia per i pittori e gli scultori che già operavano sul territorio.
La mostra indaga questo rapporto, offrendo uno spaccato molto interessante di quello che i curatori hanno definito il «Rinascimento dell’Appennino», ovvero quella peculiare e vivacissima stagione artistica dell’entroterra marchigiano nella seconda metà del Quattrocento che mette in luce la ricchezza di un territorio bellissimo e denso di testimonianze figurative di valore.

Organizzata nei locali del Palazzo del Popolo del piccolo paese di Sarnano (MC), l’esposizione si apre con le opere marchigiane degli anni Sessanta e Settanta del Quattrocento, precedenti all’arrivo di Vittore Crivelli: Francesco di Gentile da Fabriano, Lorenzo d’Alessandro, Luca di Paolo da Matelica mostrano un’arte intrisa di suggestioni umbre e reminiscenze del grande Gentile da Fabriano.

Quanto al percorso di Vittore, molto istruttivo risulta il confronto tra due Madonne adoranti il Bambino di dimensioni simili: la prima, firmata e datata 1479, proviene dalla chiesa di San Fortunato a Falerone ed è probabilmente la sua prima opera nelle Marche; la seconda, della Pinacoteca di Sarnano ma proveniente dalla chiesa di San Francesco, è di circa dieci anni successiva, e mostra quanto il Crivelli avesse appreso nel frattempo dalla cultura artistica locale.

Molto chiaro è il rapporto con l’Ordine dei Frati Minori, di cui Vittore divenne quasi una sorta di pittore ufficiale, come testimoniato da numerosi polittici con santi francescani. Interessante l’approfondimento della figura del Beato Giacomo della Marca, influente predicatore appunto francescano originario di Monteprandone; particolarmente suggestivo è l’accostamento del reliquiario di Rapagnano con la tavola di Vittore raffigurante il Beato che ne tiene uno identico in mano. Accanto sono esposti anche i libretti di sermoni e preghiere che realmente gli appartennero.
Altro merito dell’esposizione sarnanese è l’aver individuato alcune tavole inedite, come il San Bernardino di Antonio da Fabriano.

L’apparato illustrativo è chiaro, così come l’articolazione del percorso che conduce per mano il visitatore a scoprire le peculiarità di uno stile autonomo, e a toccare quasi con mano la matericità dei colori e soprattutto degli ori, la cui lavorazione virtuosistica appare come estremo colpo di coda di un Gotico che sembra non voler morire mai.

Nella chiesa di Santa Maria di Piazza, subito di fronte al Palazzo del Popolo, colpisce il tabernacolo della parete destra, capolavoro di Lorenzo d’Alessandro, da vedere a confronto con il polittico smembrato e incompleto di Niccolò di Liberatore, una delle fonti principali della sua arte eccelsa. Da notare anche la Madonna della Misericordia, opera estrema dell’artista austriaco trapiantato nelle Marche Pietro Alamanno, che testimonia una volta di più la vivacità culturale della zona.

La chiesa di San Martino, nell’omonimo borgo a pochi chilometri da Sarnano, propone altri importanti lavori come lo straordinario polittico realizzato da Carlo e Vittore Crivelli, e i due trittici del solo Vittore firmati e datati rispettivamente 1489 e 1490. La divisione in più sedi, tendenza oggi sempre più in voga, in questo caso nulla toglie alla compattezza della mostra, ma anzi sottolinea una volta di più il radicamento delle opere in un territorio che nella seconda metà del Quattrocento era in grado di offrire grandi commissioni, specchio di una florida situazione economica, peraltro ben messa in luce da un apposito saggio in catalogo.
A questo proposito fa piacere trovare in catalogo – oltre alle schede concise ma ricche di informazioni – contributi che affrontano le opere da molteplici punti di vista, con un’attenzione particolare agli aspetti materiali e della progettualità. Dispiace solo che alcune opere schedate non siano poi arrivate in mostra.

Certo Sarnano non è proprio dietro l’angolo, ma chi volesse visitare una mostra di qualità, utile agli studiosi ma comprensibile anche a chi semplicemente volesse accostarsi all’arte marchigiana del Quattrocento, non troverà faticoso il viaggio in mezzo a queste valli e queste colline, che offrono un proseguimento ideale dell’esposizione nei borghi medievali di Tolentino, San Severino Marche, San Ginesio, Matelica, Camerino.

 

Autore/autrice scheda: Giovanni Giura