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Galleria

Baldassarre Lanci, Prospettiva Teatrale, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 404/P; mm. 593x695; matita nera, penna acquerello policromo
Giovanni Pollastri, Cosimo I fa fabbricare gli Uffizi, arazzo su cartone di Cosimo Ulivelli, 490x545 cm, Firenze, Palazzo Pitti
Bernardino Gaffurri e Jaques Bylivelt, Ovato con la prospettiva della piazza granducale, mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi, 18x25,5 cm, particolare, Firenze, Museo degli Argenti
Bronzino, Ritratto di Cosimo I de' Medici, Firenze, Galleria degli Uffizi, 74 x 58 cm, olio su tavola
Bernardino Gaffurri e Jaques Bylivelt, Ovato con la prospettiva della piazza granducale, mosaico in pietre dure con filettature in oro e bassorilievi, 18x25,5 cm, Firenze, Museo degli Argenti
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Mostra

Vasari, gli Uffizi e il Duca

Firenze, Galleria degli Uffizi 14 giugno 2011 - 30 ottobre 2011

Giorgio Vasari il giovane, Modulo compositivo della facciata degli Uffizi, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 4883 A (penna e bistro in carta bianca; mm. 414x268)
Giorgio Vasari il giovane, Modulo compositivo della facciata degli Uffizi, Firenze, Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi 4883 A (penna e bistro in carta bianca; mm. 414x268)

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Cade quest’anno il cinquecentenario della nascita di Giorgio Vasari, pittore e architetto, nonché padre della Storia dell’Arte in quanto autore delle celeberrime Vite de’ più eccellenti architetti, pittori e scultori italiani (1550 e 1568). Nel profluvio di eventi, eventoni ed eventucci d’ogni genere – mostre, convegni, pubbliche letture, cicli di conferenze, banchetti in costume, etc. – che ogni brava celebrazione centenaria si porta appresso, l’idea di dedicare un’esposizione ad un’opera d’architettura spicca fuor di dubbio per originalità. A quelli che stanno pensando «ma come, gli Uffizi non si mostrano già da soli?», ribatto da parte mia che ad un edificio non basta essere pubblico per venire consapevolmente conosciuto e apprezzato – soprattutto quando l’edificio in questione ospita un contenuto ampiamente in grado di offuscare la percezione del contenente da parte del visitatore, al contrario di quanto sempre più spesso avviene nel caso dei musei di nuova costruzione (‘sindrome del Getty di Bilbao’). Quanti, anche fra coloro che saprebbero snocciolare le ultime due dozzine di interpretazioni della Primavera di Botticelli, sanno qualcosa della funzione originaria del palazzo, delle sue mirabili soluzioni architettoniche, del suo carattere di sontuosa scenografia sorta a trasformare la vecchia Firenze repubblicana in quella modernamente (gran)ducale, ad opera di un despota illuminato come Cosimo I e del suo artista di fiducia Giorgio Vasari?

È dunque sommamente benvenuta un’iniziativa destinata a fare maturare la percezione di un edificio che rischia di essere altrimenti percepito, fin dall’esterno, come una semplice sala d’attesa per l’entrata alla Galleria. Bisogna allora ammettere che in questo caso svolge una funzione positiva, perché raccoglie tutti coloro che hanno già visitato il palazzo, la collocazione degli spazi espositivi lungo le sale del piano nobile, dove transitano forzatamente frotte di turisti stravolti e impazienti di raggiungere l’uscita (e forse i capolavori del Seicento), trascinando seco ognuno nella baraonda generale. Non saprei dire quanti di loro prestino attenzione al contenuto della mostra (a quello meno spettacolare, intendo), però non si potrà negare – una volta tanto – di avere tentato di coinvolgerli in una migliore comprensione di quanto stanno percorrendo.

Gli organizzatori sono consapevoli, e lo dichiarano sin da principio in appositi pannelli, che una tradizionale mostra d’architettura – rifornita soltanto di piante, alzati, disegni e modellini – incontra notevoli difficoltà di comunicazione con il grande pubblico. La soluzione prospettata nelle prime sale, però, si adagia in sostanza nell’alveo molle della ricostruzione d’ambiente, con sculture e dipinti accostati all’unico scopo di richiamare alla mente i protagonisti dell’arte e della cultura fiorentina di metà Cinquecento. Quanto un simile procedere sia utile nel cuore della stessa Firenze (non a Ottawa né a San Paolo), quando per di più massima parte dei pezzi esposti provengono da collezioni pubbliche cittadine, lo si lascia giudicare al lettore. Ad ogni modo, chi va ad una mostra soprattutto per assaporare singole prelibatezze artistiche troverà alcune gradite sorprese (come un Ritratto maschile del Pontormo, a suo tempo pubblicato da Longhi, riemerso nel mercato).

Non appena comincia ad entrare in gioco l’architettura –  l’arte politica per eccellenza – il discorso critico prende finalmente tono: le sezioni più valide della mostra sono dunque quelle centrali, significativamente collocate negli spazi circostanti la splendida loggia aperta sull’Arno e su Palazzo Vecchio. Attraverso numerosi supporti si invita il visitatore a confrontarsi con la struttura della fabbrica, la sua articolazione interna ed esterna, il caleidoscopio di possibili vedute, gli elementi d’arredo monumentale, la corrispondenza alla funzione dichiarata e a quella reale. Con il pretesto di modernizzare le strutture del vecchio regime repubblicano, il duca Cosimo I volle infatti che il nuovo edificio ospitasse al proprio interno tutte le Magistrature delle Arti – che, costrette a salassarsi per finanziare il cantiere, furono infine del tutto esautorate. A ciascuna delle Magistrature fu assegnata una porzione standard del piano basso del palazzo, mentre quelli superiori restavano a disposizione del Duca, che li collegò dapprima alla propria residenza di Palazzo Vecchio e poi, tramite il Corridoio vasariano, alla dimora nuovamente acquisita di Palazzo Pitti. Veniva così a configurarsi una vera e propria ‘città del potere’, interna al tessuto urbano e  incombente sui sudditi: la fabbrica degli Uffizi, con il suo imbuto prospettico verso l’Arno, costituiva il palcoscenico di una nuova idea di stato moderno.

Oltre a fornire un’adeguata presentazione di queste premesse, il percorso espositivo non manca di illustrare il valore delle soluzioni architettoniche del palazzo, costituito quale un’autentica ‘piazza ducale’, anche tramite interessanti dettagli tecnici quale la costruzione dell’architrave oppure l’illuminazione delle volte del portico al pianterreno. L’apparato di corredo al percorso è abbondante e vastamente multimediale, anche se parecchie spese sembrano giustificate esclusivamente dalla maggiore disponibilità di fondi dovuta al centenario vasariano. Si va dai filmati proiettati nel soffitto delle sale – e dunque impossibili da seguire per più di pochi secondi – all’onestamente incomprensibile scelta di riprodurre in cartelloni fotografici a grandezza naturale gli affreschi d’una sala della casa del Vasari ad Arezzo. E ancora: i calchi in gesso possono rappresentare un ottimo strumento, ma perché presentare in mostra quelli dell’Aurora e del Giorno di Michelangelo nella Sagrestia Vecchia di San Lorenzo? Ciò detto, esistono anche punti a favore: suggestivo e ben calibrato, ad esempio, è il filmato che illustra i modelli architettonici che il Vasari tenne presente nella progettazione degli Uffizi. Ci è piaciuta anche la sala – estremamente spettacolare, per non dire disneyana – le cui quattro pareti sono rivestite di proiezioni che illustrano l’avanzare del cantiere degli Uffizi, con tanto di rumori caratteristici in sottofondo.

Conclusa la sezione più strettamente architettonica, la mostra si trascina per alcune altre sale, con l’intento – non sempre perspicuo e avvincente – di illustrare gli usi del palazzo nel corso dei secoli (i laboratori installativi da Francesco I, la galleria, l’archivio di stato). Il nucleo centrale dell’esposizione, che mira ad illustrare il nesso tra architettura e potere tanto esplicito nella fabbrica degli Uffizi, è sostanzialmente raggiunto. Molti dei pezzi esposti nelle altre sezioni, invece, sarebbero potuti rimanere al loro posto, e l’immagine della Firenze di Cosimo I venire molto più validamente trasmessa da una visita agli appartamenti ducali di Palazzo Vecchio – cui Giorgio Vasari dedicò un largo impegno pratico e teorico. Purtroppo, però, un percorso unitario tra Uffizi e Palazzo Vecchio non è stato approntato; fra gli altri ostacoli, il momento per nulla propizio ad un costruttivo colloquio tra Soprintendenza e Comune. In Italia, si sa, i contenziosi di competenza fra organi dello Stato sono più forti di qualunque altra ragione.

 

Autore/autrice scheda: Gabriele Donati