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Galleria

Lorenzo Lotto, Cristo deposto nel Sepolcro, 1513-1516; Bergamo, Accademia Carrara.
Nella prima sala: Lorenzo Lotto, Ritratto di Coniugi (Giovanni MAria Cassotti con la moglie Laura Assonica), 1523-1524; San Pietroburgo, Museo di Stato dell'Hermitage.
Lorenzo Lotto, Natività in notturno, 1521; Siena, Pinacoteca Nazionale.
Nella terza sala: Lorenzo Lotto, La Madonna delle Grazie, 1542; San Pietroburgo, Museo Statale dell'Hermitage.
Jacopo Tatti detto Sansovino, Il Trionfo di Cristo, bronzo dorato, 1546-1565; Venezia, Basilica di San Marco.
Una parete della prima sala della mostra: a sinistra, il Ritratto di Domenicano dai Musei Civici di Treviso e, a destra, il Ritratto di giovane gentiluomo dall'Accademia.
Nella seconda sala, un pittore bergamasco da Lorenzo Lotto: La Natività con Domenico Tassi del primo quarto del sec. XVII; si intravede, inoltre, la Pietà della Pinacoteca di Brera.
Lorenzo Lotto, Giuditta con la testa di Oloferne, 1512, olio su tavola, 28,8 x 23,4, Collezione BNL Gruppo BNP Paribas, Roma
Due visitatori, nella terza sala dell'esposizione, ammirano le opere del confronto Lotto - Sansovino.
L'ingresso alla mostra, all'interno dell'esposizione permanente delle Gallerie dell'Accademia: si intravede, oltre ad una delle portelle d'organo della Chiesa di San Bartolomeo di Rialto di Sebastiano del Piombo, parte di una sala del museo di Venezia.
Il Testamento olografo con sigillo in ceralacca di Lorenzo Lotto chiude la mostra.
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Mostra

Omaggio a Lorenzo Lotto. I dipinti dell’Ermitage alle Gallerie dell’Accademia

Venezia, Gallerie dell’Accademia 24 novembre 2011 - 26 febbraio 2012 (prorogata al 25 marzo 2012)

La locandina della mostra.
La locandina della mostra.

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Qui fidelis est in minimo…

La piccola mostra delle Gallerie dell’Accademia rientra nell’ambito del progetto - nato in occasione della grande ma problematica monografica romana delle Scuderie del Quirinale - Terre di Lotto, ma soprattutto, come accennato nel titolo, vuole continuare il rapporto proficuo di scambi fra la sede espositiva veneziana e il Museo Statale dell’Ermitage di San Pietroburgo, che ha potuto ospitare, di recente, la Tempesta di Giorgione. L’ esposizione, che si articola in due sezioni, per un totale di una ventina di dipinti di mano di Lorenzo Lotto e di pochi maestri ‘lotteschi’, ruota attorno a due quadri, di altissima qualità, prestati dal museo russo: il Ritratto di coniugi (Giovanni Maria Cassotti con la moglie Laura Assonica) e la Madonna delle Grazie, mai presentate, negli ultimi anni, in Italia.

Nella prima sala, dopo una breve ma precisa introduzione sugli inizi della carriera del pittore - non coperti dall’esposizione, ma comunque ricordati dai pannelli informativi -, vengono esposte, accanto al Ritratto dell’Ermitage, alcune opere del periodo bergamasco, come le tre tavole della predella della pala Martinengo Colleoni, cui vengono affiancati, inoltre, due quadretti, dalla raffinatissima ed elegante fattura, appartenenti l'uno alla fine del periodo marchigiano (1512) e l'altro all’inizio della prima stagione veneziana (1525): la splendida Giuditta e Oloferne e l’intimistico Ritratto di giovane con libro. In aperto dialogo con tali opere, la tela dell’Ermitage dimostra come in essa siano confluite tutte le peculiarità dell’arte lottesca: l’incredibile costruzione delle forme attraverso il disegno, il rapporto con la cultura nordica - di estrazione soprattutto düreriana -, la precisa e sofisticata descrizione degli elementi accessori della figurazione, l’attenzione all’introspezione psicologica del personaggio. Il quadro di San Pietroburgo, inoltre, costituisce l’unico caso di cui si conservi anche il disegno preparatorio, a penna e inchiostro su gessetto rosso, ora conservato al Rijksmuseum di Amsterdam, presente in mostra in riproduzione fotografica.

Nella seconda sala, lo stesso periodo viene illustrato con un’impostazione stilistico-tematica, volta a sottolineare l’importanza di alcune invenzioni lottesche per la cultura luministica lombardo-veneta del XVI secolo. La Natività in notturno della Pinacoteca Nazionale di Siena, realizzata da Lotto nel 1521, è significativamente accostata alla sua copia degli Uffizi, ad una tela di Andrea Previtali - lo stesso artista che aveva collaborato al coro ligneo di Santa Maria Maggiore a Bergamo -, e ad una Adorazione dei pastori di notte, riferita ad ambito bresciano e già attribuita al Moretto da Roberto Longhi. Nelle ultime due sale vengono riassunti, attorno alla Madonna delle Grazie dell’Ermitage, i difficili anni Quaranta tra Venezia e Treviso. Efficace la marcata contrapposizione fra l’atmosfera dolcemente pacata del quadretto russo, realizzato da Lotto per la figlia di Mario d’Armano, suo ospite tra il 1540 e il 1542 nella natia Venezia, e il clima arcaistico, spoglio di ogni riferimento alla bellezza nel colore e nei dettagli, della Pietà di Brera. Ancora, sicuramente ben costruito il confronto fra il pittore e l’amico scultore Sansovino - cui, in catalogo, è dedicato un bel saggio di Charles Davis -, che si concretizza nell’accostamento di alcuni rilievi in bronzo del Tatti con Il trionfo di Cristo - fra i quali spicca quello per l’abside di San Marco - con la prima versione lottesca dello stesso tema sacro, realizzata, tra il 1523 e il 1524, forse come stendardo processionale per la confraternita del Corpo di Cristo per la chiesa di Sant’Alessandro in Colonna a Bergamo, e la tavoletta commissionatagli da Federico Priuli nel 1543.

In conclusione, la piccola mostra delle Gallerie dell’Accademia si segnala per la precisione e la chiarezza con la quale gli organizzatori hanno allestito, con poche ma significative opere ruotanti attorno ai due dipinti dell’Ermitage, l’ultimo «omaggio a Lorenzo Lotto», in cui, effettivamente, chiari emergono i rapporti con quella Venezia che al maestro mai fu veramente riconoscente: dai quadri della prima sala, con le rievocazioni giorgionesche della Giuditta e del Ritratto di giovane di Milano, sino al paragone sansovinesco e, dulcis in fundo, alla commossa riscoperta del testamento del pittore. Il tutto con una attenzione alla concretezza dell’opera d’arte, al suo linguaggio stilistico, alle sue radici e alla sua posterità; e, soprattutto, senza alcuna pretesa di completezza, a differenza di quanto accaduto con le ultime, roboanti mostre che si sono dedicate al pittore.

 

Autore/autrice scheda: Gianmarco Russo