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Galleria

Kirchner_Nel giardino del Caffè_1914
Schmidt-Rottluff_Operaio che lavora a una casa_1922
Kirchner_Nudo femminile di schiena_1912
Schmidt_Rottluff_La domenica dei pescatori_1923
Nolde_La casa della famiglia Jager ad Alsen_1909
Mueller_Coppia di innamorati tra le mura di un giardino_1916
Schmidt-Rottluff_Donna addormentata sul tavolo_1910
Nolde_Tronchi bianchi_1908
Mueller_Due bagnanti_1921
Schmidt-Rottluff_Due ragazze sedute_1911
Pechstein_Coppia distesa_1909
Mueller_Nudo disteso tra le dune_1923 ca
Schmidt-Rottluff_Luna blu_particolare_1920
Pechstein_Costume giallo e nero_1909
Mueller_Tre nudi nel paesaggio_1922
Schmidt-Rottluff_Nudi tra le dune_particolare_1913
Kirchner_Heckel e la modella nell'atelier_1905
Pechstein_Giovane ragazza_1908
Pechstein_Bosco nei pressi di Moritzburg_1909
Schmidt-Rottluff_Nudo sul tappeto_particolare_1911
Kirchner_Nudo che si pettina_1913
Pechstein_Peschereggio_1913
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Mostra

Espressionismo. Capolavori dal Brücke-Museum di Berlino

Codroipo, Passariano, Villa Manin 24 settembre 2011 - 4 marzo 2012

Kirchner_Marcella_1910
Kirchner_Marcella_1910

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Strutturazione

La mostra si divide sostanzialmente in due parti, sfruttando la cornice architettonica di Villa Manin e la vastità dei suoi spazi. Al contrario delle rassegne precedenti, questa volta si è scelto di procedere con un movimento ascendente del percorso espositivo: ovvero dal piano terra al piano superiore della struttura. Tale strategia, anche se il cambiamento può sembrare minimo, consente all’attenzione dell’osservatore di seguire con più efficacia la logica strutturale della mostra. In totale si tratta di sedici ambienti di medie dimensioni, se si eccettua l’ampio salone centrale, dove solitamente sono esposti i pezzi migliori e dove si snoda la matassa del percorso espositivo. Per quanto riguarda l’illuminazione, le luci sono state studiate davvero con ammirevole efficacia e nonostante la grande affluenza è possibile vedere le opere nella loro interezza e senza riflessi o la proiezione delle ombre degli astanti sulle tele. Ciò si è ottenuto attraverso faretti direzionati attaccati al soffitto tramite cavi di acciaio sottilissimi e perpendicolari, che oltre a rispettare la struttura effondono una luce calda e riposante, spesso affiancati dalla tenue luce dei lampadari d’epoca.

Dal Vulcano al Ponte

Edschmid, nel suo discorso Über den Expressionismus, sosteneva che “Gli artisti del nuovo movimento […] non fotografavano” e mutatis mutandis la cosa è impedita anche al povero visitatore. La prima sala si apre con un quadro di Kirchner “Heckel e la modella nell’atelier” del 1905, per presentare in un solo colpo d’occhio la data d’inizio e due delle voci più importanti dell’intero movimento, nonché le tematiche proposte dai nuovi artisti che si trovavano nell’appartamento del pittore per dipingere quelli che sono chiamati i “nudi di un quarto d’ora”, nei quali le modelle potevano muoversi e rilassarsi, senza sottostare alla costrizione delle rigide pose accademiche. Girando lo sguardo ci si accorge che questa prima sala vuole dare un’idea di quelli che erano i soggetti e la natura a dir poco composita ed eterogenea dell’esperienza pittorica dei vari membri. Ci sono un paesaggio di Schmidt-Rottluff e un ritratto e un nudo di Heckel, tutti datati fra il 1905 e il 1906, che vogliono evidenziare l’influenza del postimpressionismo.

Nel salone l’occhio si allarga, e anche il numero delle opere. I curatori Marco Goldin e Magdalena M. Moeller hanno deciso di esporre qui l’apice della fortuna del gruppo e la coscienza ormai acquisita di scuola, che i diversi artisti avevano raggiunto militando nella Brücke. L’esposizione è stata pensata per contrasti. Molto bella la parete dedicata a Schmidt-Rottluff, su cui vengono affiancati “Scorcio di villaggio” del 1910 e “Frontone rosso” del 1911, nei quali le pennellate corpose di un rosso vivo, sanguigno, illuminano rispettivamente la strada e la facciata di un edificio. Sulla parete confinante invece sono messi a confronto “Costume giallo e nero” (1909) di Pechstein e “Marcella” (1910) di Kirchner. In questa collazione ciò che rapisce l’occhio è il vestito giallo a righe nere presente in entrambe le tele. Tanto frammentario il tratto di Pechstein quanto morbido e pastoso quello di Kirchner, la cui tela è stata scelta per il manifesto della mostra. Di simile natura le opere affiancate sulle altre pareti, mentre, al centro del salone, su un sostegno nero d’acciaio, è esposto il quadro double-face di Pechstein del 1909 che presenta da un lato “Bosco nei pressi di Moritzburg” e dall’altro “Coppia distesa”. Le due opere probabilmente sono la continuazione del racconto l’una dell’altra.

Delle sale successive, prima di salire al piano superiore e quindi alla fase berlinese e metropolitana (1911 – 1913), nonché finale dell’Espressionismo tedesco, vanno segnalate ancora alcune opere. Meritano di essere indicate per raffinatezza e scelta espositiva i due quadri di Nolde “Tronchi bianchi” del 1908 e “La casa della famiglia Jäger ad Alsen” del 1909, affiancati sulla stessa parete. Notevole è anche la parete con tre Schmidt-Rottluff: “Donna addormentata sul tavolo” (1910) e “Due ragazze sedute” (1911), sui quali si impone l’affascinante litografia a colori “Nudo sul tappeto” del 1911.

Dalla Metropoli alla Visione

Ascendendo ai piani superiori o con una meravigliosa scalinata (per i più curiosi), o via ascensore (per i più pigri), si arriva alla decima sala. Qui le scritte parietali della Moeller, direttrice del Brücke-Museum di Berlino, da cui provengono tutti i quadri, spiegano le prime spinte di rottura all’interno del gruppo. Di notevole pregnanza le tele alle pareti, soprattutto Kirchner con “Nudo femminile di schiena” del 1912 e “Nudo che si pettina” del 1913, entrambi forte indizio di una nuova concezione artistica, ideologica e spaziale. Le figure si allungano, i tratti si affilano e le prospettive si moltiplicano.

Del piano superiore della Villa sono sfruttati anche gli spazi piccoli e rettangolari, come delle insenature, dei vani lungo le mura, sempre illuminati con faretti direzionabili, che moltiplicano le pareti delle sale da quattro a sei, permettendo così dei contrasti più serrati fra le tele. La parete centrale di una di queste zone merita menzione per “La lettrice” (1911) di Heckel, realizzata con tecnica mista di gouache e pastello a cera su carta, mentre di fronte inizia a delinearsi il tema della città sempre con una tela di Heckel, “Vicolo Oluf-Samson a Flensburg” del 1913, che sviluppa il dinamismo e la freschezza del colore attraverso una visione tutta personale dello scorcio rappresentato. Schmidt-Rottluff addolcisce le spigolosità dei nudi e trova in Cézanne nuovi spunti, si veda “Nudi tra le dune” del 1913, Pechstein si geometrizza e accoglie nuovi soggetti nella sua visita italiana a Monterosso (“Peschereccio” 1913) e Kirchner assorbe le tematiche quotidiane e cittadine della grande metropoli, come “Nel giardino del Caffè” del 1914.

Pechstein si allontana dal gruppo nel 1912, Otto Mueller predilige tratti più spigolosi e aridi (“Coppia di innamorati tra le mura di un giardino” 1916), Kirchner e gli altri si trovano in disaccordo sulla pubblicazione della Chronik der Brücke e sulla programmazione di un’esperienza artistica che era nata libera e voleva mantenere la sua libertà. Questa scissione è visualizzata all’entrata nell’ultima sala. A destra e di fronte tre tele di Mueller (“Due bagnanti” 1921, “Tre nudi nel paesaggio” 1922, “Nudo disteso tra le dune” 1923), a sinistra e in fondo tre tele di Rottluff (“Luna blu” 1920, “Operaio che lavora ad una casa” 1922, “La domenica dei pescatori” 1923): i colori pastello dell’uno vengono sbalzati via dalle tinte accese dell’altro. Non c’è più una comunità, c’è solo l'unicità dell’esperienza artistico-pittorica.

Un bilancio

In conclusione il visitatore uscirà piacevolmente soddisfatto, avendo visto dei pezzi notevoli. Quello di cui si sente la mancanza sono paragoni visivi con artisti cui gli Espressionisti guardavano e forse una documentazione più ampia del retroscena culturale del tempo. Inoltre, era forse da valorizzare maggiormente il periodo metropolitano, e più conosciuto, di questa corrente. In ogni caso, il risultato complessivo appare più positivo rispetto a precedenti mostre organizzate da Linea d’ombra, e in questo miglioramento devono aver pesato l’aiuto e la grande esperienza di un personaggio come Magdalena Moeller e la sua vasta conoscenza della Brücke.

 

Autore/autrice scheda: Rosa Fasan