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Galleria

Oinochoe a figure rosse  Ceramica, produzione apula      Pittore di Verona, metà del IV secolo a.C.      N. Inv. A 997.01.255
La torre a ventiquattro lati delle mura tardoantiche. Tra l'erba, i resti della domus di I secolo. E' visibile la passerella che conduce attraverso un passaggio nelle mura alla palazzina di Via Nirone
Hermes e una Nike dalle ali cangianti offrono libagioni e offerte presso un altare     Oinochoe a collo lungo a figure rosse       Ceramica, produzione apula     Officina del Pittore dell'Ilioupersis, metà del IV secolo a.C.    N. Inv. A 997.01.215 A112 + A113
Giardino del Museo: la torre del circo è diventata campanile del monastero di S. Maurizio. Ospitati nel portico alcuni monumenti ed epigrafi funerarie
I bellissimi piatti da pesce (questi di produzione campana) decorati con dettagliate e riconoscibili specie ittiche e con l'incavo al centro per raccogliere il sugo.    Terzo quarto del IV secolo a.C.    Nn. Inv. A 0.9.244, A 0.9.245, A 0.9.246
Milano romana: mosaici e, in primo piano, frammento di una statua di Ercole di derivazione lisippea rinvenuta presso le Terme Erculee, volute da Massimiano Erculeo.
Milano romana: vasi, suppellettili, gioielli, arnesi...
Milano Romana: lo scheletro multicolore comodamente seduto in primo piano fa parte dello spazio dedicato in questa sezione al contributo che l'antropologia fisica e la paleopatologia possono offrire allo studio del passato.
Rhyton a figure rosse conformato a testa di capra    Ceramica, produzione apula    Pittore di Baltimora, 340 a.C. circa  N. Inv. A 997.01.290
L'ingresso da Corso Magenta del Civico Museo Archeologico in una bella giornata di quasi primavera.
Cratere a figure rosse con menade e satiro nel pieno dell'estasi dionisiaca     Ceramica, produzione apula    Metà del IV secolo a.C.   Da Squinzano (Lecce)    N. Inv. A 995.03.01
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Mostra

Nutrire il corpo e lo spirito. Il significato simbolico del cibo nel mondo antico

Milano, Civico Museo Archeologico 20 aprile 2011 - 31 dicembre 2011 (prorogata al 20 maggio 2012)

Un banchettante un po' brillo barcolla con uno skyphos in mano al centro di questa kylix a figure rosse    Ceramica, produzione attica   Vicino al Pittore di Panaitios, 500 a.C.    N. Inv. A 0.9.230
Un banchettante un po' brillo barcolla con uno skyphos in mano al centro di questa kylix a figure rosse    Ceramica, produzione attica   Vicino al Pittore di Panaitios, 500 a.C.    N. Inv. A 0.9.230

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Le parole e le cose

Nel visitare una mostra dedicata al cibo nell'antichità ci si aspetterebbe la solita rassegna sulle stravaganze alimentari degli antichi, romani in primis. Ma invece di trovare una scontata carrellata sulle ricette di Apicio e il grottesco menù della coena Trimalchionis (a cui si allude solo brevemente), notiamo con piacere come la piccola mostra milanese sia riuscita nell'arduo compito di darsi un taglio abbastanza originale senza scadere nell'interesse un po' voyeristico che caratterizza certe esposizioni di arte antica e che in particolar modo ammorba certa letteratura pseudoscientifica.
Niente garum, niente tordi ripieni, niente lingue di pavone in fricassea: cibo per cibo si esplora il significato che quel particolare alimento ha rivestito nella religione e nelle credenze dei popoli antichi, in particolare in Grecia e a Roma ma strizzando un occhio anche all'Etruria, all'Egitto e alla cultura dell'India antica, in onore della collezione di arte del Gandhara che il museo ospita al piano seminterrato.

Dal punto di vista dell'organizzazione e del materiale esposto, la mostra altera l'equilibrio canonico tra oggetto e parola scritta, a preponderante vantaggio di quest'ultima. Sono i testi dei pannelli il punto forte della rassegna, corredati da numerose fotografie di reperti significativi non in mostra, mentre i pezzi effettivamente esposti, provenienti per lo più dallo stesso museo milanese con poche aggiunte dai musei archeologici di Metaponto, Napoli e Siracusa, non sono molto numerosi rispetto alla mole di notizie offerte. E' una scelta diversa e abbastanza inconsueta ma non per questo necessariamente negativa: certo migliore della più comune abitudine di mostrare mille reperti, magari estremamente significativi e celebrati da secoli di interesse e studio, accompagnati da due righe di testo, nella certezza che l'opera antica in virtù della sua trascendente bellezza e dell'autorità garantitale dai suoi millenni si spieghi da sola al primo sguardo, anche del pubblico meno esperto.
Con piacere si notano didascalie complete corredate da spiegazioni aggiuntive per i reperti più interessanti o meno comprensibili al pubblico, anche se forse la coppia di giapponesi che ho incontrato lungo il percorso non avrà tratto il massimo giovamento dai pannelli e dalle didascalie solo in italiano...

Il percorso espositivo: pane, vino e...

Dopo un'introduzione generale sull'importanza che alcuni alimenti rivestivano nel mondo antico, si parte dai due cibi più sacri, ovvero il pane e il vino. Accanto a un'immagine di culto arcaica di Demetra e a offerte che imitano nella terracotta le forme di melagrane, leoni e tartarughe, è proposto al visitatore il racconto dei miti di Demetra alla ricerca di Persefone e di Trittolemo, miti fondanti dell'agricoltura e dei cicli del raccolto, miti che stanno alla base delle numerose feste celebrate in particolar modo nel mondo greco e magnogreco per garantire i raccolti e segnare i momenti fondamentali della vita femminile. Il visitatore troverà curiosi i riti e i tabù che caratterizzavano l'importantissima festa delle Tesmoforie, a cui è dedicato un apposito pannello, cui segue un breve testo sulle divinità romane legate al lavoro nei campi e sull'importanza dei cereali nelle cerimonie romane, dalla mola salsa, preparata dalle vergini Vestali con farina di farro e indispensabile per ogni sacrificio, alla focaccia di farro protagonista della più antica forma di matrimonio romano (confarreatio), per giungere poi al pane eucaristico dei primi cristiani. Il calco di una stele votiva dal tempio di Medinet Madi nel Fayum con la dea Iside-Ermutis sotto forma di cobra, dea egizia delle messi e dell'agricoltura, apre una finestra sull'Egitto, anche se forse un po' troppo ex abrupto.

Si passa quindi al vino, altro alimento carico di molteplici significati simbolici e base della convivialità e della festa. Come per il pane e i cereali, anche qui si parte fornendo qualche lineamento mitico su Dioniso e sulla difficile affermazione del suo culto, come testimoniano i miti di Licurgo e Penteo, e la tragica fine di Icario, primo coltivatore della vite, ucciso dagli altri contadini che credevano di essere stati avvelenati dalla nuova inebriante bevanda. Segue quindi un istruttivo testo sulle feste in onore di Dioniso (prime tra tutte le Antesterie) e un immancabile accenno ai pasti comuni e al simposio e alle sue regole e componenti, dal gioco del kottabos alle occasioni galanti, al banchetto come cornice per fare filosofia. Il tema del simposio e delle sue regole è poi approfondito nella sezione seguente, "cibo e società", che si sofferma anche sul banchetto romano ed etrusco. Questi istruttivi pannelli sono accompagnati da crateri, stamnoi e skyphoi con scene dionisiache, rhytha conformati a teste animali, menadi e grappoli d'uva di terracotta, lastre architettoniche decorate con scene di vendemmia o banchetto e strumenti per filtrare e mescere il vino. A ciò si aggiunge un piccolo repertorio di vasellame etrusco per il banchetto in bucchero.

Se finora al centro della mostra c'erano principalmente la Grecia e Roma, con la sezione dedicata al pesce l'Egitto torna in primo piano con mummie di pesce, uno scaraboide intagliato con pesce tilapia e fiore di loto, dal significato augurale, e pesci di vario materiale. Un apposito pannello è dedicato all'importanza dei pesci nella religione egizia, in particolare della Tilapia nilotica che, custodendo in bocca le proprie uova e gli avannotti, simboleggia la fertilità. Tornando all'antichità classica, se poco c'è da dire sul ruolo del pesce nella religione greco-romana, l'importanza che esso rivestì nella dieta mediterranea antica è testimoniato dalle innumerevoli scene di pesca e dai sorprendenti xenia ittici dei mosaici romani. In mostra, oltre a tre vivaci coppe ceretane con pesci, sei esempi di quegli splendidi piatti da pesce decorati con iridescenti e dettagliati abitatori del mare, con un incavo al centro per raccogliere il sughetto che, prodotti per un lungo periodo e in varie zone, furono uno dei più sorprendenti prodotti dell'artigianato di consumo greco e magnogreco. Spicca poi il bellissimo piatto d'argento di III secolo al centro del quale un pescatore inciso è circondato da una rutilante teoria di pesci, crostacei e molluschi vivamente sbalzati sul bordo. Un pannello poi è dedicato al significato simbolico della pesca nei Vangeli e nell'iconografia cristiana, oltre che al notissimo acronimo che nobilitò per sempre il pesce rendendolo segno del nome del figlio di Dio.

Come in ogni ricettario che si rispetti, accanto al pesce troviamo la carne. E' la carne delle vittime sacrificate quella che i Greci consumano dividendola con gli dei secondo le regole stabilite con l'inganno da Prometeo alla fine dell'età dell'oro, mentre attorno agli animali selvatici uccisi durante le battute di caccia si intrecciano riti, preghiere e offerte di primizie alle divinità della caccia. Non stupisce perciò che il consumo della carne, che rende gli uomini commensali degli dei, si svolgesse secondo rigidi rituali che regolamentavano la preparazione della vittima e il modo di sopprimerla e di dividerne, cuocerne e consumarne le carni. Solo nel mondo romano il legame carne-sacrificio si allenterà rendendo abituale il consumo di carne anche al di fuori del rito. Alari, un calderone siciliano di bronzo risalente ben al X secolo a. C., una kylix con cinghiali, arule, lastre decorative di terracotta con scene tratte dal mondo animale o di sacrificio costituiscono i reperti di questa sezione.

Le due sezioni successive, "cibo degli dei, cibo per gli dei" e "cibo dei morti, cibo per i morti" sono dedicate alle offerte di cibo per gli dei e per i defunti. Ceramiche decorate con scene di libagione e sacrificio, fichi di terracotta offerti ai defunti, vasi decorati con scene funebri accompagnano i testi relativi ai pasti divini di grasso e aromi bruciati dai fedeli o di nettare e ambrosia e ai banchetti funebri e alle offerte alimentari che dovevano permettere ai defunti di alimentarsi anche nell'aldilà.
In un ambito essenzialmente greco e romano stona un po' la falsa porta da Giza, la tavola per offerte e la ciotolina contenente misteriosi residui alimentari dall'antico Egitto.

Una corposa sezione è dedicata al rapporto tra il cibo e la filosofia, partendo dal vegetarianismo orfico e pitagorico, che si contrappone all'alimentazione a base di carne “sacrificata” che fa degli uomini i commensali degli dei, per arrivare alle abitudini alimentari suggerite da Platone, dai Neoplatonici, dai Cinici e dagli Stoici e al digiuno cristiano. Troviamo uova di terracotta da Pisticci dalla forte simbologia di vita e rigenerazione e un notevole cratere apulo del Pittore di Atene con Dioniso / Ade a banchetto con Persefone, accompagnato da una corposa didascalia che lo ricollega alle credenze ultraterrene orfiche. Sempre legati all'orfismo sono verosimilmente i numerosi defunti a banchetto sdraiati su klinai e carichi di festose ghirlande di terracotta.

L'ultima sezione, a sorpresa, è dedicata al cibo nelle religioni e nelle filosofie dell'Oriente, in particolare al vegetarianismo e al digiuno degli asceti, pratica accolta e poi superata dal Buddha che trova in una moderata "via di mezzo" la via giusta da seguire verso la liberazione. In questa sezione sono esposti due rilievi con asceti di scisto grigio provenienti dalla sezione di arte del Gandhara del Museo a cui si aggiunge una statua di Siddharta in meditazione nel periodo dell'ascesi di epoca Ming proveniente dalla Galleria d'Arte Moderna di Milano. Quest'ultima sezione, la cui presenza è probabilmente suggerita dal desiderio di valorizzare la collezione di pezzi indiani del Museo e offrire al tempo stesso al pubblico qualcosa di nuovo e forse poco conosciuto, risulta un poco disomogenea e slegata dalle altre. La stessa cosa si potrebbe dire per gli scarsi accenni all'Egitto (alcuni pezzi e un pannello dedicato al significato simbolico del pesce nella religione egizia): sarebbe forse stato meglio trattare diffusamente la simbologia legata al cibo in Egitto al pari della Grecia e di Roma oppure non trattare del tutto l'argomento. Ciò è particolarmente evidente nella sezione dedicata al cibo per i morti. Tra i pochi pezzi esposti ne troviamo tre provenienti dall'Egitto (la falsa porta, l'altarino per offerte e la ciotola di cibo cui si è accennato poco sopra) ma i pannelli trattano esclusivamente i riti funebri greci e, marginalmente, romani senza accennare minimamente al complesso rituale funebre egizio e alle credenze relative alle modalità della sopravvivenza ultraterrena dell'individuo, al suo sostentamento e ai rituali necessari per permetterlo (come il conosciuto rito dell'apertura della bocca).

Alla ricerca di Mediolanum

La mostra è stata aperta al pubblico, assieme all'altra mostra "Suoni Silenti" attualmente ospitata dal Museo, il 20 aprile del 2011, giorno che ha visto l'inaugurazione del nuovo assetto del Civico Museo Archeologico di Milano. Alla sede storica di Corso Magenta, ospitata nei locali del convento del Monastero Maggiore di S. Maurizio, sono stati aggiunti i quattro piani (tre di esposizione e uno per mostre temporanee e didattica) della palazzina di Via Nirone, raggiungibile dal cortile del monastero tramite una breve passerella. Il percorso include così i resti romani inglobati nelle costruzioni del convento. Sono visibili infatti, segnalati da appositi pannelli, i resti di una domus databile al I secolo d. C., una torre a ventiquattro lati una tempo parte delle mura massimianee di III-IV secolo, ancora decorata all'interno da affreschi tardomedievali, e una delle torri del circo tardoantico riutilizzata come campanile del monastero di S. Maurizio. Il percorso del museo è così movimentato dall'inclusione di un vero e proprio parco archeologico che permette al visitatore di apprezzare uno spaccato chiaro e facilmente leggibile della storia antica, tardoantica e medievale della città, caso eccezionalmente raro per una città in cui davvero poco di chiaramente visibile permane della sua fulgida antichità di capitale dell'Impero. A questo proposito va segnalato il percorso archeologico da percorrere a piedi (7 km) alla ricerca dei resti di Mediolanum che sono sopravvissuti alle calcare medievali, al reimpiego di materiali edili, ai depositi alluvionali, alla distruzione sconsiderata che ovunque ma qui in particolare ha dato esiti particolarmente nefasti. Presso il bookshop del Museo è in vendita una piantina con tutte le informazioni relative al percorso, che parte dallo stesso Museo Archeologico per poi toccare monumenti celebri e meno noti per un totale di quattordici tappe, segnalati sul posto da pannelli in italiano e in inglese. Anche l'archeologia, evidentemente, si sta attrezzando per ritagliarsi un proprio meritato spazio negli eventi che caratterizzeranno l'attesa Expo 2015, alla quale per altro si ricollega anche l'argomento della nostra mostra, dato che il tema dell'esposizione universale sarà legato proprio all'alimentazione.

Il rinnovamento del museo in senso moderno e prettamente didattico (forse anche troppo) che coinvolge le nuovissime sezioni greca, etrusca e altomedievale di Via Nirone e che caratterizza la bella sezione dedicata alla Milano antica ospitante, tra l'altro, la celebre patera di Parabiago e l'altrettanto celebre coppa diatreta Trivulzio, lascia sperare in un futuro abbastanza roseo per l'archeologia milanese. Il nuovo percorso alla ricerca della Milano antica, il restyling e l'ampiamento del museo, l'adozione di nuovi mezzi comunicativi (come i podcast con notizie sulle collezioni e su singoli reperti scaricabili da un apposito sito) avvicineranno all'archeologia milanese, si spera, un pubblico sempre più vasto. Ora si tratta di valorizzare al meglio i risultati già ottenuti (magari lavorando per l'apertura al pubblico dei siti non visitabili) e continuare a promuovere l'interesse per l'archeologia dei cittadini e dei numerosi turisti con iniziative ed esposizioni come quelle attualmente proposte.

 

 

 

Autore/autrice scheda: Chiara Ballestrazzi